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Giu 26

Ansia: se la conosci la eviti

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I disturbi d’ansia (ansia sociale, fobie, disturbi ossessivi, disturbo post-traumatico, dca, ansia da performance sessuale, ecc.) corrispondono ad una forma psicopatologica di notevole intensità, crescita e diffusione nella popolazione ma che, ancora, vengono sottovalutati e, in qualche misura svalutati nella loro capacità di produrre un forte disagio in chi ne soffre, per la diffusa convinzione che sono malesseri momentanei e che, possono essere risolti da uno sforzo della persona che ne soffre semplicisticamente ‘non pensandoci più’ o, attraverso un impegno e sforzo di volontà a ‘non farci più caso’. La psicologia clinica scientifica ha a disposizione un vaso repertorio strumentale e metodologico per la diagnosi, l’interpretazione patogenica e il trattamento di questi disturbi. Non a caso, alcuni centri di psicologia clinica all’estero, sono dotati di servizi per il trattamento dei disturbi d’ansia (fear clinics) all’interno dei quali sono stati messi a punto protocolli diagnostici e di intervento specifici efficaci, che prevedono, oltre all’accoglienza e all’analisi specialistica della domanda, un intenso lavoro ‘sul e col’ paziente nel riconoscimento, elaborazione e messa in atto di un percorso di risoluzione del disturbo. I disturbi d’ansia, dall’ansia sociale alle fobie specifiche agli attacchi di panico, sono tutti accomunati da un’attivazione psicofisiologica particolare, tanto che la moderna ricerca scientifica in psicologia sostiene che l’iperattivazione fisiologica stessa sia una caratteristica di base per lo sviluppo di fobia. Quindi, le reazioni fisiologiche e comportamentali, non sono semplicemente un correlato dello stato d’ansia o della risposta fobica, ma, contribuiscono a generare, mantenere e alimentare il quadro clinico complessivo. Per la spiegazione della risposta emozionale e delle sue deviazioni patologiche, in particolare per l’ansia e la fobia, il meccanismo comunemente accettato dalla comunità scientifica psicologica precede che durante uno stato d’ansia ogni elemento della situazione, dalle caratteristiche dello stimolo, sia esso interno o esterno alla persona, che produce ansia, ai cambiamenti cognitivi o affettivi che ne derivano (perdita di consequenzialità del pensiero, attribuzioni di significato più o meno adeguate, deficit mnestici, esperienza di malessere psicofisico ecc.), alle reazioni comportamentali (fuga, richiesta di aiuto ecc.), a quelle fisiologiche (gambe che tremano, mani sudate, batticuore ecc.), costituiscono elementi di informazione che vengono elaborati dal cervello e fissati in memoria. Nell’organizzarsi in memoria, i vari elementi tendono ad associarsi tra loro in uno schema più o meno coerente, in modo che basterà, in seguito, l’attivazione di un solo elemento (per es. un batticuore occasionale) per scatenare a catena l’attivazione di tutti gli altri. Questa coesione è particolarmente forte nel fobico e nell’ansioso in generale, per il particolare consolidamento dei legami associativi dello schema determinato soprattutto dall’evitamento e, quindi, dall’impossibilità di formare legami associativi alternativi e più idonei. Nella persona con disturbi d’ansia il batticuore occasionale non sarà solo associato a un incremento di attività muscolare o respiratoria, come avviene ad esempio in una corsa, ma tenderà ad associarsi strettamente anche ad una piazza affollata, alla sensazione di svenire, al rischio di una sirena ecc. Tutti questi elementi si attiveranno reciprocamente anche per condizioni-stimolo minimali e, grazie all’evitamento, le associazioni costituitesi non potranno essere modificate da nuovi imput. Compito dell’intervento psicologico sarà quello di indebolire i legami non adeguati e favorire quelli idonei. L’esposizione graduale allo stimolo accompagnata da un rilassamento progressivo permetteranno di dissociare, per esempio, il legame “tensione muscolare alle gambe-piazza affollata”e di ristabilire quello “tensione muscolare-sforzo fisico”; così di seguito, si cercherà di agire sugli altri legami. Ad un livello psicologico inconscio, si dimostra che l’ansia è un segnale di allarme che attiva la mente nell’utilizzare delle strategie definite difensive, che possono essere più o meno adeguate nel tentativo di gestire, controllare e padroneggiare questi stati emozionali forti. Ad esempio, il ricorso alla razionalizzazione può permettere di ragionare sugli eventi vissuti come minaccia e quindi valutarli e/o sminuirli confrontando l’immaginazione e il contesto vissuto come ‘pauroso’ con la realtà, mentre il ricorso alla negazione, può avere l’effetto momentaneo di congelamento del problema ma, come effetto collaterale il ritardare lo sperimentare la capacità di autonomia e problem solving nel gestire lo stato ansioso.

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