«

»

Giu 26

Aspettando un raggio di luce: psicologia della gravidanza

Condividi su:

“Senti l’ondata che ci copre mentre siamo stesi? Si chiama sole”. Così, attraverso un colloquio intimo, delicato e di forte pregnanza emotiva, Miràm, la giovane di Nazaret parla al bimbo che porta in grembo, Jeshu: il messia. In questo modo, lo scrittore-cult Erri De Luca, nel suo libro “Nel nome della madre”, ci racconta l’accensione della natività nel corpo femminile come il più perfetto mistero naturale. La gravidanza, infatti, è uno dei momenti più importanti nella vita di una donna e attiva dei processi così complessi e coinvolgenti che investono non solo la sfera corporea ma anche la sfera psichica, emotiva e relazionale della futura madre. In psicologia, questo momento viene inteso come un evento di trasformazione che comporta una momentanea regressione psicologica della donna. Il prepararsi alla nascita di un figlio riattiva nella donna la memoria inconscia della propria nascita, del rapporto instaurato con la propria madre e con l’archetipo materno, le prime identificazioni di natura emotiva compiute da ciascuno sono quelle effettuate con la madre. Proprio da questa inconsapevole regressione mentale, la futura madre attiverà in sè dei meccanismi naturali consistenti nella capacità di instaurare una comunicazione con il feto che sarà la base della futura comprensione empatica dei bisogni primari del piccolo. Infatti, ogni madre descrive di ‘sentire’ quasi ‘magicamente’ i messaggi del nascituro fin dai primissimi momenti di vita e risponde così a un legame simbiotico fortissimo. Questa funzione profondamente psichica ed esclusiva della donna, fu scoperta da specialisti come Donald Winnicott che la definì ‘preoccupazione materna primaria’ e Wilfred Bion che la chiamò ‘reverie’ materna. Però, nell’inconscia regressione che si attiva durante la gravidanza, la futura madre può anche attivare delle sfere psicologiche problematiche che rendono difficile l’attivazione di queste competenze materne. Se la donna ha avuto un rapporto difficile con le proprie figure genitoriali, la regressione potrebbe acquisire una coloritura problematica ed essere predittiva di futuri disturbi nel figlio, innescando un circuito di vera e propria trasmissione del problema al bambino. Poiché le fantasie della donna, durante la gravidanza, contengono in sé, a un livello ancora mentale, tutto il progetto futuro del figlio, è in questo delicato momento che si costruisce ogni premessa per il futuro.
Particolarmente, nel nostro interesse verso la prevenzione del disagio o del malessere, il consiglio che vorremmo giungesse alle coppie in attesa è quello di focalizzarsi nell’ascolto profondo delle proprie fantasie sul nascituro e sui vissuti emotivi, elaborando e dando senso sia alle paure che alla gioia, sia ai progetti che alle normali incertezze, perché questo conduce verso un pensiero produttivo che facilita l’adeguarsi alle trasformazioni richieste sia dalla gravidanza che al dopo e, al contrario, porre attenzione ai pensieri ossessivi e rigidi che dominano l’attesa. Per esempio, anche all’interno dei corsi di preparazione al parto notiamo come una delle fantasie più frequenti nella coppia è quella di dare alla luce un bambino “non-perfettamente-sano”. Se questa fantasia viene gestita in modo ottimale da entrambi, allora sarà possibile prendere sempre di più contatto con il bambino ‘reale’, costruendo uno spazio mentale aperto al bambino e non legato alle proprie angosce. Un’altra angoscia che emerge in alcune donne è quella di poter essere danneggiata dal parto, o quella di vivere il feto come ‘qualcosa di estraneo che mi sta crescendo dentro’, questo genere di pensiero, in realtà, rivela un vissuto difficoltoso, inaccettabile, della gravidanza e del figlio sperimentato come pericoloso, invasivo, turbante il proprio equilibrio psico-fisico; se sono presenti questo tipo di vissuti occorrerebbe rivolgersi ad uno specialista, poiché questi costituiscono, in germe, futuri problemi che raggiungono l’apice nella depressione post-parto o nel tipo di relazionalità patologica che si instaura dopo la nascita con il bambino. Non in secondo piano anche la figura paterna, che, al contrario gioca un ruolo importantissimo già dai primi momenti in cui si apprende che si diventerà genitori, un momento coinvolgente che, a sua volta, anche per il futuro padre può attivare dei vissuti difficoltosi.
Alcuni uomini raccontano di percepire in sè un’inconscia gelosia nei confronti del nascituro, di viverlo quasi con competizione o di vivere la notizia come un senso di accrescimento improvviso delle loro responsabilità, nella riflessione, poi, emerge una paura incontrollata di perdere le attenzioni esclusive della propria compagna o la preoccupazione di recuperare aspetti del loro padre più che focalizzarsi nel costruire dentro il loro proprio senso di paternità. Sono molte, quindi, le fantasie che con il procedere della gravidanza sia la donna che l’uomo devono affrontare insieme.
In psicologia, si è anche evidenziato che il futuro nascituro non è da intendere solo come l’erede di aspetti genetici ma anche come il depositario di una vita psichica da cui procede.
In sintesi la vita psicologica del bambino non inizia solo alla nascita, il bambino/a ‘nasce’ psicologicamente nel momento in cui inizia a esistere nelle fantasie consce e inconsce dei genitori e di tutte le persone significative che fanno parte del nucleo familiare. Questo processo, profondamente inconscio, definito trasmissione transgenerazionale, riesce a garantire quella continuità dei valori positivi e negativi che legano le generazioni familiari tra loro.
La nostra storia passata fa di ciascuno di noi, ben prima della nascita, il soggetto di un insieme intersoggettivo. La gravidanza è, dunque, un momento particolarmente delicato, ma anche fondamento di grande possibilità di crescita personale, perché la riorganizzazione di sé del futuro padre e della futura madre evolve positivamente nel creare nuovi modi di sciogliere i nodi del passato andando avanti nel proprio cammino e aprendone uno nuovo per il proprio bambino.
Salute psicologica significa avere risorse di pensiero e di azione per affrontare qualunque situazione e l’attesa di un figlio, richiede il sapere fronteggiare le emozioni che il tempo essenziale che scorre veloce verso la vita comporta. Per concludere, mi sembra emblematica la riflessione di Elèmire Zolla quando sostiene che “il bambino è anche la promessa di un inizio sempre nuovo verso la possibilità di rinascere e ricominciare un ciclo da capo”; in fondo, l’attesa di un figlio è sempre aspettare la positività del nascere: la positività del futuro.

Lascia un commento

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com