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Giu 26

Attacco di panico: la paura della paura

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Negli ultimi anni si è molto parlato del disturbo da attacchi di panico facendo intendere che questa sia una sofferenza psichica causata dai tempi moderni ma, in realtà, è un’ espressione di malessere antico tant’è che compare già nelle tradizionali descrizioni di Ippocrate e, Platone, ne attribuiva la causa alla compressione dei vasi sanguigni e delle vie aeree che provocavano palpitazioni e affanno. Possiamo quindi notare come il panico sia un’emozione che da sempre accompagna l’uomo ma, solo con l’acuta capacità osservativa di S. Freud, si ebbe la sistematizzazione scientifica degli attacchi di panico nel quadro delle nevrosi ansiose, nelle quali si distinguono tre elementi emozionali tra loro interagenti: l’ansia anticipatoria, l’attacco di panico propriamente detto e i conseguenti comportamenti di evitamento. Quello che caratterizza l’attacco di panico è un periodo preciso di paura o disagio estremamente intenso, durante il quale compaiono alcuni sintomi (ad esempio tra gli altri: palpitazioni, tachicardia, sentirsi soffocati, dolore o fastidio al petto, sensazioni di sbandamento o svenimento, sensazione di irrealtà e distacco da se stessi, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, ecc) che si presentano improvvisamente e raggiungono un’apice emotivo assurdo nel giro di pochissimi minuti. L’attacco di panico, inoltre, può anche comparire in diversi disturbi d’ansia come la fobia sociale, nel disturbo post-traumatico da stress e nel disturbo acuto da stress. Le persone che hanno sofferto di questo malessere raccontano che nella loro vita, a volte anche senza un effettivo evento scatenante, si presenta improvvisa, drammatica e inaspettata una crisi d’ansia che brevemente diventa una vera e propria esplosione, però, è questo è un elemento davvero drammatico, la persona disinformata non pensa di stare vivendo una crisi di panico ma, scambia i sintomi fisici per un gravissimo e incurabile male che lo porterà nel giro di pochi minuti alla morte oppure alla pazzia. Questo pensiero, diventa predominante nella persona che, chiaramente non riesce a rassicurarsi né a calmarsi; per cui, i sintomi ansiogeni aumentano e, da un lato, confermano alla persona la gravità del malessere, dall’altro si accentuano per questo pensiero. In altri termini, sento che ho paura, avrò paura perché sto per impazzire, allora ho paura della paura di impazzire. Proprio questo, differenzia il sentimento della paura anche intensa dall’attacco di panico, infatti, nella paura il pericolo viene percepito come esterno, nel panico il pericolo viene avvertito dall’interno. Anche se il panico è attivato da qualcosa di esterno la persona si esprime dicendo che non può sopportare di trovarsi in quella situazione. Da questa descrizione si deduce come questo disturbo non sia da sottovalutare, anche perché, anche se l’attacco di panico si presenterà solamente una volta nella vita della persona, l’intensità della paura provata, produrrà il tentativo costante di fare in modo che mai più si verifichi, cioè, si inizia ad evitare tutto ciò che può riprodurre la situazione e, inoltre, la mente per sfuggire alla riproposizione dell’attacco produrrà emozionalmente quello che tecnicamente definiamo ‘ansia anticipatoria’, cioè, come un vero e proprio campanellino d’allarme, la persona inizierà a sentire la paura che ‘forse’ sta per arrivare l’attacco di panico. Ed è proprio il fatto che la persona sviluppi l’ansia anticipatoria che può fare intendere a chi non ne soffre quanto estremo, terribile e insostenibile deve essere provare il soffocamento della tachicardia, tant’è che molto spesso viene interpretato come infarto oppure come perdita di coscienza o di perdere la testa. Non ci sono fattori predittivi che possono fare affermare quale tipologia di persone ne sia a rischio. Sicuramente, oltre un evento reale (incidenti, lutti, ecc) o inconscio, molto può contribuire lo stress e l’essersi esposti a rischi costanti. La forte attivazione emotiva dell’ansia che diventa un ansia sull’ansia, una paura della paura che cresce ogni volta che si sente che sta per arrivare il panico rende la vita praticamente impossibile. Ciascuno sa cosa significhi emotivamente l’esposizione ai rischi di vivere, ma, nel caso di questo malessere, soprattutto in età adulta, si riattivano sentimenti che soltanto il sentirsi braccati e letteralmente col cuore in gola possono fare intendere, da ciò, è importantissimo che le persone che sono vicine a individui con questo disturbo non lo invalidino né lo svalutino ma, anzi, pongano, soprattutto il rassicurare empaticamente come elemento base durante l’attacco e la successiva attesa che ritorni. La paura è una brutta bestia, nel proprio intimo ciascuno di noi questo lo sa. C’è chi reagisce a questa con aggressività, quasi sfidandola o, ignorandola, ma c’è anche chi sceglie la via dell’anestetizzarla con tutto ciò che il mondo fornisce a questo scopo (psicofarmaci, alcol, droghe, ecc.). Ma c’è anche chi è costretto a scegliere di provarla e, la paura intensa, diventa disturbo, ansia, fobie, ossessioni, rituali per esorcizzarla, attacco di panico; e questo, può generare anche sentimenti di depressione e vergogna. Questo deve far riflettere perché nessuno è immune dalla paura che disturba i naturali processi psichici della felicità. Uno specialista inglese, acuto utilizzatore degli strumenti concettuali freudiani, D. Winnicott, notò come nei suoi pazienti, era predominante ciò che egli definì la ‘paura del crollo’, un’intensa terribile angoscia di un vero e proprio sentirsi f-r-a-n-t-u-m-a-t-i; da ciò, la necessità nell’intervento psicologico di un ‘holding’ efficiente per un sostegno a questo indescrivibile terrore. Ciò che colpì l’osservazione dell’esperto, era che il necessario riconoscimento oggettivo di se stessi, passava attraverso questo sentimento di timore. Più che lasciarsi andare all’indifferenza della vita (che impedisce di fare davvero esperienza della vita ma, soprattutto, di apprendere dall’esperienza) occorrerebbe sentire in sé lo scorrere della vita e dello stare bene ma, il fare questo, passa anche dal guardare l’altro e non occultare quei momenti della mente spaventosi che accomunano tutti gli esseri umani.

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