«

»

Giu 26

Autismo: la voce del silenzio

Condividi su:

L’autismo è uno dei disturbi più studiati, controversi e pieno di interrogativi della psicologia dell’infanzia. Le sindromi autistiche, come alterazione globale dello sviluppo psicologico, sono caratterizzate da disfunzionalità qualitative che influenzano la sfera dell’immaginazione e le interazioni con gli altri. Anche se la capacità imitativa risulta integra, è notevolmente compromessa la capacità di utilizzare i nuovi apprendimenti e le nuove conoscenze in modo costruttivo così da poterle applicare in situazioni diverse date dalla crescita. I soggetti autistici, manifestano problemi comportamentali che, nei casi più gravi, si esprimono con atti anomali, auto o etero-aggressivi, con una difficoltà a partecipare alla vita e ai giochi di gruppo. Infatti, la prerogativa sicuramente più difficoltosa, riguarda la menomazione nell’interazione e comunicazione con le persone che circondano l’autistico sino ad arrivare, nei casi più gravi, a un’acuto malessere interiore vissuto dal malato e dagli stessi familiari. L’estrema chiusura, il silenzio e la compromessa capacità sociale mette a dura prova sia i familiari che gli operatori che sono chiamati a gestire gli elevati sentimenti di impotenza provati di fronte ad un muro a volte letteralmente impenetrabile. Oramai è scientificamente mostrato che l’età di esordio dell’autismo si evidenzia entro i 36 mesi di vita del bambino, anche se, è possibile notare prima dei 12-18 mesi gli eventuali segnali predittivi e, una diagnosi precoce, permette l’attivazione dell’intervento. Gli studi sulle cause di questo disturbo, hanno evidenziato l’influenza di fattori psicofisiologici e biologici, oppure di malattie sopraggiunte durante lo sviluppo, e/o un’ereditarietà di fattori psicopatologici. Molti studi psicologici, inoltre, hanno mostrato anche che, in alcuni casi, le cause possono essere determinate dalla relazione che il bambino vive con il mondo circostante, soprattutto se presenti eventuali carenze di cure affettive notevoli. I dati epidemiologici mostrano una frequenza del disturbo da 1-2 casi su 10.000 per le forme più classiche e tipiche a percentuali sino a 1-2 casi per 1000 se si considerano anche i quadri ascrivibili al cosiddetto “spettro autistico”; i maschi risultano colpiti 4 volte di più delle bambine e, per quanto riguarda la nostra regione, le dimensioni del fenomeno stimano il numero di bimbi intorno alle 4.000 unità. Non a caso, nel nostro indirizzo di posta elettronica sono giunte numerose mail di genitori, insegnanti e operatori, impegnati nel difficile compito di relazione con un bambino autistico. Moltissime e diversificate le domande giunte alle quali attraverso questa rubrica cercherò di dare risposta. Molti genitori mi chiedono com’è possibile intervenire in modo efficace se l’autismo è una patologia così grave. In altri termini, si chiedono con preoccupazione se è giusto sottoporre il figlio a eventuali trattamenti. La risposta è sicuramente positiva visto che diverse metodologie psicologiche evidenziano come sia possibile intervenire efficacemente con l’individuazione, però, del programma educativo più idoneo per il caso in esame e, non tralasciando il fatto che genitori e operatori devono lavorare in sinergia. Inoltre, si mostra che il sostegno, l’aiuto pratico e psicologico alla famiglia contribuiscono moltissimo al miglioramento del bambino e della sua stessa qualità di vita. Le persone autistiche sono in grado di imparare molte abilità se la tecnica utilizzata è adattata alle loro speciali e specifiche necessità. Molti operatori, inoltre, chiedono di sapere quali sono gli effettivi parametri di diagnosi psichiatrica per l’autismo; a questo, rispondo che i criteri su cui focalizzarsi per una diagnosi sono: l’
assenza o riduzione del gioco immaginativo e/o sociale, la ridotta capacità di fare amicizia con i coetanei e di iniziare o sostenere una conversazione con gli altri, l’uso di un linguaggio stereotipato, ripetitivo o inconsueto, una concentrazione anormale e, l’adesione irremovibile a specifiche routine o rituali. Molti insegnati di sostegno chiedono quali metodiche possono effettivamente migliorare il grado di adattamento e le capacità cognitive dei bambini autistici per facilitarne l’inserimento scolastico. In questo caso, l’intervento dovrà prevedere almeno due elementi chiave: il primo è insegnare in maniera concreta le abilità di comunicazione, la capacità di interazione e tutte le competenze di base della vita; il secondo, è adattare il proprio comportamento sociale in modo da aiutare il bambino a comprendere la situazione. La chiave giusta per un intervento specifico è un’istruzione chiara, completa accompagnata da molta pazienza e consapevolezza di doversi adattare al bambino. L’intervento psicologico-riabilitativo, inoltre, deve essere rivolto alle aree dell’intersoggettività (riconoscimento delle emozioni causate da situazioni e desideri), della comunicazione (rispetto dei turni, comprensione di parole ambigue, produzione di un testo) e cognitiva (memoria, problem solving, attenzione). Molti genitori, poi, preoccupati sui vari trattamenti proposti chiedono informazioni per comprendere più da vicino queste metodiche e, cosa si intende per autismo regressivo, patologia che tanto risalto ha trovato nei mass-media. Effettivamente, le statistiche mondiali hanno evidenziato negli ultimi anni un incremento dell’autismo regressivo causato da eventuali metabolic stressor post vaccinazione, oppure, a causa di altri fattori ambientali che, porterebbero i bambini dopo alcuni mesi a perdere tutte le capacità acquisite sino a sprofondare nell’autismo. I genitori, senza allarmismi, in realtà, sono i primi ad accorgersi di eventuali anomalie e, se i cambiamenti che appaiono generano un sospetto, bisogna immediatamente rivolgersi al pediatra di base. Per quanto riguarda le metodiche, brevemente:

T.E.A.C.C.H. (Traitment and education of autistic and communication handicapped children): considerato uno dei protocolli educativi più completi poiché copre l’intera gamma dei bisogni evolutivi del soggetto, nelle varie aree di sviluppo, attraverso unità didattiche che perseguono micro-obiettivi. Il Programma comprende attività educative per bambini con disturbi generalizzati dello sviluppo o con disturbi della comunicazione.
A.E.R.C. (Attivazione emotiva e reciprocità corporea): è un trattamento che, ispirandosi all’holding e al sostegno, fa dell’area emotiva il canale preferenziale per l’avvio di un percorso di educazione del bambino autistico alla vita sociale ed emotiva. L’attivazione emotiva, infatti, consentirebbe la diminuzione delle condotte autistiche, a loro volta responsabili di ritardi evolutivi nelle varie aree e, quindi, consentirebbe al bambino di riprendere la propria crescita dove era stata interrotta dal disturbo.
Intervento precoce di Lovas-A.B.A. (Applied Behavior Analysis): viene proposto per le situazioni domestiche, in cui i reali bisogni del bambino guidano la pianificazione dell’intervento stesso.
Pet terapy: non è una forma di trattamento dell’autismo, ma un modo di affrontare alcuni handicap specifici, soprattutto sul piano relazionale e socio affettivo. Il rapporto con l’animale, cavallo, cane, delfino, sembra rispondere a più esigenze evolutive e percorre itinerari educativi di abilità sociali e competenza emotiva favorendo, nel bambino, l’esperienza emotiva, seppure filtrata dalla discrezione dell’animale, emotivamente meno invadente della persona.
T.E.D. (Therapie d’Echange et Developpment): mira ad evidenziare la fisiologica curiosità dei bambini autistici verso apprendimenti spontanei e liberi da rinforzi e condizionamenti. Lo psicologo, organizza il setting di lavoro e il piano delle attività tenendo conto di questa naturale tendenza ad apprendere, riscontrata anche nei bambini autistici, sollecitandola e sostenendola con tecniche specifiche di insegnamento.
Comunicazione facilitata: forma di comunicazione che ricorre ad ausili tecnologici, o al supporto umano, da parte del terapista-facilitatore, per sopperire all’impossibilità della persona di comunicare parlando o scrivendo.
Comunicazione Aumentativa Alternativa: insieme di strategie, anche tecnologiche, che aiutano la persona ad ampliare le opportunità di comunicare e la competenza comunicativa sia utilizzando il linguaggio verbale che quello non verbale, lavorando su precursori della comunicazione, come il contatto oculare, l’attenzione, l’affermazione.
Portage: programma educativo-riabilitativo ad orientamento cognitivo-comportamentale, finalizzato al recupero delle persone con gravi handicap. Opera secondo il criterio della continuità; i trattamenti, infatti, sono quotidiani e coinvolgono la famiglia e la scuola così da garantire una copertura dei bisogni evolutivi e una continua stimolazione all’apprendimento. Gli esercizi sono differenziati per le varie aree e ordinati secondo una crescente complessità.

Per concludere questo articolo, vorrei sottolineare degli elementi che accomunano tutte le mail giunte da parte dei genitori dove risalta non solo l’amore verso il proprio figlio ma, soprattutto, il coraggio e la forza nell’impegnarsi a fondo nel fronteggiare una situazione così problematica ma, come specificato da molti, ricca e affettiva. L’amore e la determinazione sono fondamentali per dare ai bambini un mondo privo di silenzio.

Lascia un commento

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com