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Giu 26

Bulimia e crisi

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Come l’anoressia, altrettanto la bulimia, è un disturbo del comportamento alimentare. La sintomatologia si esprime sempre in un modo doloroso e disperato di controllare il proprio peso corporeo, ma, se nell’anoressia vige un apparente e sofferto “massimo controllo”, nella bulimia è proprio il “controllo” che sembra perdersi del tutto. Il comportamento alimentare tipico dell’anoressia, infatti, è quello della deprivazione del cibo, nella bulimia, invece, si manifesta un comportamento che prevede l’uso di lassativi, diuretici e vomito autoindotto. Infatti, bulimia significa, letteralmente parlando, “fame da bue”. L’aspetto più doloroso legato a questo disturbo è la frequenza di quelle che vengono definite come “crisi bulimiche” caratterizzate dalla capacità di assumere, in modo incontrollato e frenetico, grandi quantità di cibo per un periodo di tempo di circa due ore. In genere questi attacchi si manifestano durante la notte e la scelta del momento notturno è dovuta, sia ad aspetti biologici legati al ritmo circadiano, sia ad aspetti emotivi legati alla sensazione di solitudine notturna, dove la pienezza «è la sensazione di potere poggiare su qualcosa, avere un fondamento, esserci».
La caratteristica distintiva “dell’abbuffata” è rappresentata dalle strategie eseguite successivamente allo scopo di eliminare il cibo ingerito, il quale viene espulso mediante il vomito autoindotto, questo si accompagna, a volte, ad un sentimento di benessere per le componenti di purificazione e liberazione attribuite all’atto, ma , anche, ad un profondissimo senso di colpa e di estraniazione da sé stessi (“non capisco cosa mi succede”). Le crisi ed i successivi rituali di purificazione vengono seguiti da un totale digiuno fino alla crisi successiva.

Nell’apice del sintomo le ragazze (o i ragazzi) che soffrono di bulimia arrivano a rubare i soldi dai genitori in modo da potersi comprare grandi quantità di cibo che poi regolarmente vomitano, il che accresce il senso di colpa, la percezione di aver perso il controllo e la sensazione di sentirsi “sporche”. I significati psicologici: individuali, sociali, culturali, sono gli stessi descritti per l’anoressia, poiché cambia la manifestazione del sintomo, ma non muta l’origine. Però, nella bulimia è l’aspetto doloroso a fare da sovrano, il non riconoscersi più, il non accettarsi, il non capire cosa succede. Le relazioni iniziano ad essere vissute in modo dapprima più distante, distaccato, fino a congelarsi, perché la vergogna inizia a prendere il posto dei proprio bisogni. La famiglia, spesso, si accorge della bulimia con più ritardo rispetto all’anoressia, perché il vomito viene nascosto con più facilità rispetto alla deprivazione del cibo.

Facile immaginare come la famiglia avverta un terremoto emozionale quando si accorge del disturbo in atto, come, d’altro canto, la ragazza sprofonda ancora di più in un senso di vergogna e rifiuto di sé. La cosa migliore da fare in casi come questi è prendere coscienza che ci si sta scontrando con una richiesta d’aiuto e che, a differenza dell’anoressia, è ancora più doloroso il vissuto proprio perché legato alla perdita di controllo. In tali casi è utile, anche, costruire un ambiente protettivo intorno alla persona, un ambiente che miri non solo all’estinzione del rituale alimentare, ma che faccia sentire la persona come una persona con un problema, ma non per questo immeritevole di stima o di amore.

Infatti, le relazioni che le pazienti bulimiche intrattengono con l’ambiente sociale, rimandano al tipo di legame instaurato col cibo, oscillando tra ingordigia e rifiuto; ingordigia che si esprime in un affannoso bisogno del contatto con l’oggetto, ma che diviene istantaneamente distanza e rifiuto oppositivo, come una paura che il “lasciarsi andare” possa a loro volta fagocitarle all’interno del problema. I vissuti alimentari infatti sono l’ultimo scalino, quello più evidente, plateale, di una impietosa mancanza di autostima, di vissuti emozionali dolorosi che non trovano le parole per esprimersi in altro modo, di disperate richieste d’aiuto fatte in uno dei modi più pericolosi possibile, dove è lo stesso corpo, il proprio spazio fisico, esistenziale, ad implodere, a svanire.

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