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Giu 26

Buoni genitori: una base sicura

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Al di là delle concettualizzioni sull’edipo, (scoperta Freudiana che ha trovato larga diffusione mass-mediologica tra le persone ma non colta e spiegata in modo veritiero e reale, essendo questo un concetto tecnico, e non filosofico, per addetti ai lavori nel contesto clinico di aiuto contro il disagio psichico umano), servirsi di alcuni strumenti fondamentali della Psicologia, aiuta a svolgere nel modo migliore il mestiere di genitore. Questo però senza una piccola controindicazione da tenere presente; essere buoni genitori non vuol dire ‘psicologizzarsi’ la vita relazionale coi figli nel viverla, ma, semplicemente tenere presente alcuni punti che sono oramai scientificamente dimostrati nell’osservazione di alcune patologie (ad esempio per le tossicodipendenze, anoressia e bulimia, comportamenti adolescenziali al limite del rischio e dell’addiction, depressione, ansia, ecc.) che possono scaturire da rapporti distorti nell’educazione dei figli. Un presupposto psicologico scientifico fondamentale (che ha trovato molta risonanza soprattutto nelle coppie giovani, che a loro volta sono stati figli di nuova generazione che si è data il permesso di una messa in discussione dell’educazione ricevuta, dei valori e del rapporto vissuto coi propri genitori), è che l’atteggiamento, il modo di essere, la personalità del padre e della madre è fondamentale per lo sviluppo della personalità del proprio figlio; il figlio, in qualche misura, risentirà di come è stato impostato il rapporto, per cui ogni minima variazione in senso psicopatologico può essere stata originata, anche in modo inconsapevole, da uno o da entrambi i genitori; quindi, o volenti o nolenti, nel bene e nel male i genitori, influenzano i figli con la loro individualità, con le loro problematiche rimosse e non rimosse, con le loro emozioni e affettività repressa e non repressa, con i loro difetti, vizi, virtù, desideri e bisogni. Un altro aspetto fondamentale da tenere presente è il fatto che ognun genitore, in merito del suo unico modo di essere crea un rapporto unico, esclusivo e irripetibile tra sé e il proprio figlio, per cui, paragonarsi ad altri genitori, cercare il manuale perfetto che possa consigliare cosa fare, riferirsi a modelli considerati perfetti, va a togliere quella naturale spontaneità, naturalezza che è di fondamentale importanza nel costruire un rapporto autentico e vero. Procediamo, quindi per gradi, nel tentativo di fornire utili spunti di riflessione a tutti coloro interessati al tema “essere buoni genitori”. Intanto il compito fondamentale dei genitori è favorire l’autonomia e lo sviluppo dei figli in modo armonico e il più possibile vicino alle naturali tendenze emotive e cognitive del figlio. Per dirla come la collega M. R. Parsi “occorre dare loro radici e ali”. Sulle problematiche che, in Psicologia Clinica hanno mostrato avere grande valore predittivo nel causare distorsioni, disagi, malesseri psichici successivi nei figli vi sono, tra gli altri: considerare i figli come unica ragione di vita (spesso capita anche inconsciamente di investire in modo eccessivo su di loro); utilizzarli come collante di una coppia in fase di stallo o in crisi; presupporre che il figlio diventi quello che il genitore avrebbe voluto essere da giovane; vivere un’onnipotenza estrema e desiderio di perfezionismo; inoltre, nella relazione genitori-figli, vivere un’eccessiva paura di sbagliare per timore di causare danni psicologici, in realtà, produce un blocco di quel naturale istinto genitoriale che guida il rapporto. Sull’esercitare l’autorità (che a volte produce sensi di colpa nel genitore che pone divieti e ‘punizioni’) occorre considerare che autorità non significa abuso di potere, aggressività e malevolenza nei confronti dei figli. O, ancora peggio, creare rapporti, soprattutto in adolescenza, basati sull’inimicizia, sul non capirsi, su un clima di cose dette o non dette che scatenano vissuti, in entrambi le parti, di incertezza interiore e frustrazioni perenni. Occorre chiarire, che esercitare l’autorità è uno degli elementi chiave dell’educazione perché, solo attraverso l’imposizione di limiti il bambino/ragazzo riesce a controllare i propri desideri e pulsioni, la propria e naturale assertività e aggressività; i figli, infatti, hanno bisogno di un adulto a cui riferirsi per comprendere la realtà, non solo di un amico complice che si allea e capisce e, questo, fa sì, che da adulti, essi, possano vivere con una frustrazione non eccessiva le limitazioni che comunque il mondo pone a ciascuno. Però, l’importante è che l’autorità abbia veramente un senso nella realtà; cioè, imporre limiti ma spiegarne il motivo e, nei bambini, costruire un rapporto dove si manterrà la promessa fatta ‘…un giorno ti prometto ti spiegherò il perché…’ piuttosto che affermare ‘…non puoi capire perché non sei grande…’. Al di là della facciata sociale, tra l’altro necessaria, che ogni famiglia utilizza per dare una buona impressione all’esterno, è nello spazio privato della casa, nel focolare domestico, che possono sorgere comportamenti aggressivi, delle crisi, conflitti, malumori e problemi che possono fare pensare che l’unica soluzione sia accentuare in senso negativo queste relazioni. Un suggerimento psicologico fondamentale è che ciascun genitore nella quotidianità debba essere soprattutto se stesso utilizzando gli elementi della propria vita, delle proprie conoscenze e cose vissute. Inoltre, non perdere mai di vista le motivazioni progettuali personali e di coppia che hanno portato alla nascita di un figlio, nonché, evitare di fare l’errore di ‘guardare’ il proprio figlio e ‘vederlo’ come un estraneo a sé. Ogni figlio avrà somiglianze, similitudini e identificazioni necessarie con uno o entrambi i genitori, ma, è contemporaneamente un essere unico e irripetibile, per cui, nel suo ‘darsi’ un’identità darà un significato nuovo a ciò che gli è stato trasmesso e, questo, a volte sarà un significato diverso o, addirittura, completamente estraneo al sistema familiare; ma ciò non significa sacrificare quella naturale affettività che, nel bene o nel male, lega per sempre i genitori ai figli e viceversa.

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