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Giu 26

Disturbo bipolare (mania): mentalizzazione inadeguata di un umore instabile

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Il disturbo bipolare è una psicopatologia che riguarda l’atteggiamento emozionale interiore dove gli stati dell’umore, tristezza e felicità, si presentano ciclicamente amplificati e alternati. Chi soffre di questo stato d’animo persistente (secondo gli ultimi dati colpisce circa l’1,2% della popolazione, e può avere una componente genetica) presenta momenti di depressione (per un approfondimento vedi ‘depressione: l’inesorabile supplizio interiore’) che sono seguiti da fasi maniacali. La mania è caratterizzata da un umore particolarmente euforico, dalla sensazione che tutto sia possibile e da un ottimismo eccessivo. Le idee, i pensieri e le emozioni positive si accavallano rapidamente nella mente divenendo, a volte, così veloci che spesso diventa difficile riuscire a controllarli. La persona con questo tipo di malessere è eccitata, energica, autoaffermativa, brillante, allegra e socievole; sono individui che appaiono costantemente ‘su di giri’, fanno mille cose fino all’inevitabile esaurimento e catastrofe depressiva. Possono parlare senza fermarsi mai, bere, drogarsi, ma la loro esagerata agitazione nasconde una notevole angoscia. Mentre la felicità estrema è una condizione normale, lo stato di serenità è per loro qualcosa di estraneo. La problematica inizia a farsi sentire nel momento in cui lo stato agitativo influenza in modo disordinato le capacità di riuscire a svolgere un’attività finalizzata a raggiungere degli scopi. Infatti, al facile entusiasmo iniziale, che può far si che la persona incominci più iniziative e progetti contemporaneamente, si sostituisce un crollo, perché nessuna delle azioni intraprese si riesce a portarla a termine; da ciò, gli interessi si disperdono e si praticano attività superficiali e poco durature con un umore che presenta brusche variazioni da ‘su a giù’ per l’incapacità assoluta di pianificare il comportamento e il futuro. In casi estremi, la maniacalità dà una sensazione di euforia così elevata che la persona può non sentire il bisogno di mangiare e/o di dormire, mettendo in atto azioni impulsive e coatte; così come, l’euforia può alternarsi a sentimenti aggressivi, intolleranza e irritabilità. Esaminando, però, l’agitazione da un punto di vista strettamente psicologico, essa, in realtà, è l’altra faccia della depressione. Infatti, le persone con questo disagio, sono fondamentalmente depresse ma inconsciamente con una manovra intrapsichica, negano, ignorano e trasformano i sentimenti di tristezza provati in un’agitazione pericolosa. Però, questo modo di difendersi dalla tristezza fallisce, la depressione ritorna e sale in superficie, così, nuovamente, la persona crolla. Come in un drammatico giro su delle montagne russe psichiche si sta su e poi giù e poi di nuovo su e ancora giù e le fasi fra di loro si alternano in una terribile danza che comporta una notevole sofferenza. I disturbi dell’umore compromettono, quindi, in modo molto grave le attività di studio, di lavoro e le capacità di relazione interpersonale. Questa oscillazione dell’umore varia molto da persona a persona (può durare da alcune settimane ad alcuni mesi) e, di solito, il suo esordio è riferibile al momento adolescenziale con la comparsa di tratti depressivi; la depressione può comparire più volte prima che si manifesti il primo episodio maniacale. Gli ultimi dati mostrano anche che nel disturbo possono presentarsi impulsi suicidi che ne aumentano il rischio di togliersi la vita. La malattia, tra l’altro, può anche essere influenzata da alcuni fattori quali la luce e i cambiamenti stagionali, l’uso di alcool, stupefacenti, caffeina e stimolanti e la privazione di sonno. L’umore è quella tonalità interiore del nostro atteggiamento verso la vita. Ciascuno di noi, infatti, valuta la propria disposizione d’animo, percependo in sè le qualità dei sentimenti, definendosi a seconda dei momenti con un umore allegro, triste, ottimistico e, ciascuno, tende a far sì che le emozioni piacevoli siano stabili; in altre parole, che esse durino per sempre. Ma, ben presto si impara che le emozioni sono difficilmente imbrigliabili e che si muovono in un continuum che va dal più nero pessimismo all’irrefrenabile ottimismo, passando per tutte le sfumature possibili. L’umore è normale quando si verificano oscillazioni moderate e adeguate alle situazioni che si vivono. Ma nella bipolarità dell’umore si conoscono solamente le condizioni estreme di depressione e di eccitazione. L’intervento psicologico, tuttavia, può essere di grande aiuto. Nel piano di intervento, infatti, viene posto tra gli obiettivi identificare le problematiche interne ed esterne alla persona che rendono difficile affrontare la vita con dei sentimenti non esasperati. Vivere è un’esigenza fondamentale è, naturalmente, la qualità positiva dei propri sentimenti influenza il nostro modo di vedere il vivere. E’ strano notare come anche il sentirsi bene se non proviene davvero dal profondo di noi stessi, può in realtà rilevarsi un’arma a doppio taglio. Un doppio sentire, un doppio agire che nel disturbo bipolare prende il nome di stare-bene/stare-male, luce e giorno e, a volte, sembra che i due stati emozionali si rincorrono fra loro come per volersi incontrare. Psichicamente, tutto questo alternare può essere utile per mantenere lontani da se stessi degli avvenimenti che hanno causato delle ferite che continuano a fare male. Ma non è il modo giusto di risolverle. Alla fine ci appare emblematica una frase di Nicolas De Chamfort che sostiene che nell’essere umano “c’è una malinconia che è propria della grandezza del fare”. Quel fare che imprime l’esistenza di ognuno ed è fonte delle disposizioni dell’anima.

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