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Giu 26

Fobie: le gabbie psicologiche

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Nel mondo contemporaneo le fobie sono estremamente diffuse e rendono la vita difficile a moltissime persone che finiscono, a volte con sentimenti di vergogna e profonda tristezza, col sentirsi senza scampo e senza via d’uscita. La persona fobica è estremamente sofferente, ha vissuto una, o più volte, uno stato intenso e drammatico di paura ed emergenza emotiva insostenibile per qualche evento e, per evitare che la sofferenza possa ripresentarsi, ha trasformato la sua vita in un fuggire costante dai possibili pericoli, arrivando, a volte, a rinchiudersi in una prigione di cui egli solo possiede le chiavi. Le fobie, sono l’esasperazione del sentimento della paura derivante da un vissuto che origina da qualcosa di pericoloso nel mondo interno della persona e che lo blocca nella sua esistenza. Però, nella fobia, si innesca anche il circuito errato di sentirsi apparentemente protetti dal pericolo, ma, in realtà, il timore rinchiude in una gabbia; in altri termini, ad esempio, una persona per la paura di morire finisce per limitarsi così tanto anche nelle semplici attività che finirà per non vivere. Ma qual è la differenza tra la paura e la fobia? Mentre la paura segnala un pericolo reale e prepara l’uomo ad affrontarlo al meglio, all’opposto, nelle fobie, la stessa attivazione con il precipitarsi a fuggire, si ha per situazioni che per la stragrande maggioranza delle persone sono innocue (per esempio, attraversare una piazza, entrare in ascensore, accarezzare un animale indifeso, andare al cinema con una ragazza, farsi valere nel proprio posto di lavoro, ecc.). Per cui, sia nell’ansia che nelle fobie risulta coinvolta la componente immaginativa che accompagna l’attivazione emotiva e fisica ma, per le fobie, l’ansia si sviluppa in circostanze ben precise (alcuni luoghi, oggetti, situazioni ecc.) lontano dai quali la persona sta benissimo per cui evita le circostanze che possono scatenare l’ansia; però, l’evitamento nelle fobie, è un’arma a doppio taglio, perché da un lato protegge, dall’altro, condurrà nella spirale di mille limitazioni. Per esempio, nel caso estremo dell’agorafobia (la paura di trovarsi in luoghi deserti, o al contrario, affollati) la persona, inizia a credere di non potere ricevere aiuto se dovesse per caso arrivare a sentirsi male fisicamente; l’imbarazzo che si prova, immaginandosi la scena, porta la persona a fare in modo che questa situazione venga ossessivamente evitata, oppure, sopportata con molto disagio e, spesso, si arriva a chiedere la presenza di un compagno affidabile a cui, eventualmente chiedere aiuto. Grazie a Freud (cui va riconosciuto il merito di essersi posto per primo nella prospettiva di ricercare il significato psicologico del sintomo, piuttosto che classificare le fobie, come era usanza all’epoca fare, come malattie mentali o stranezze e capricci comportamentali), si iniziò a cogliere che nelle fobie risulta coinvolta una difesa contro una minaccia provocata dall’emergere di qualcosa di profondamente interiormente che produce nella persona dolore e angoscia, la quale, viene spostata dall’oggetto o situazione originaria, all’oggetto che poi diviene causa di fobia attraverso una catena associativa cognitiva. In psicologia, si nota come, oggi, il senso di incertezza e di inafferrabilità delle cose, prodotto dalla società, produca nuove fobie che vanno ad arricchire il lungo elenco delle paure umane. Tra queste, la zoofobia (paura degli animali), la demofobia (paura della folla), dromofobia (paura di viaggiare e dei mezzi di trasporto), la acrofobia (paura delle altezze e del vuoto), la claustrofobia (paura degli spazi chiusi), l’ereutofobia (paura di arrossire) la fobia specifica (ansia intensa provocata dall’esposizione ad un’oggetto o situazione), la fobia sociale (ansia per situazioni o prestazioni sociale) ma, al di la della sintomatologia (per valutarla accuratamente è necessario un esperto) le fobie possiedono un elemento in comune su cui è bene soffermarsi a riflettere, ovvero, quali e quante sono le paure di fondo dell’essere umano. Qual è, quindi, il significato che certi comportamenti fobici possiedono? Dalle osservazioni effettuate da psicologi clinici negli ultimi anni, si nota come, dietro la facciata sintomatologia delle fobie si celino paure indicibili perché rivelano una fragilità che agli occhi del mondo attuale è meglio nascondere perché è vergognoso essere ed apparire anche deboli. In dettaglio, la paura di perdere l’affetto delle persone che circondano, il sentirsi inadeguati e ritenersi di valere poco, la paura che prima o poi gli altri si accorgeranno dei difetti è, per questo, abbandoneranno, percepirsi deboli, bisognosi del sostegno degli altri per andare avanti sono paure comuni ma che, caratterizzano le fobie. Ma, paradossalmente, gli eventi fobici, colpiscono anche persone che hanno fatto dell’ indifferenza emotiva e del disinteresse totale per i legami affettivi il loro slogan e, nonostante il loro io si è strutturato secondo l’idea che devono farcela da soli, le paure che provano li accomunano a tutti gli esseri umani. Scoprirsi soli (lutto, separazioni, ecc.) e scoprirsi deboli (malattie, incidenti stradali, ecc) sono eventi che i valori contemporanei negano in nome della società dell’apparenza ma, non ne sanciscono l’estinzione essendo questi, momenti della vita di ciascuno sicuramente terribili ma che, rendono l’uomo umano e ricco affettivamente, degno di definirsi tale nel mondo. Le fobie, come l’ansia e gli attacchi di panico, per chi le vive, sono qualcosa di anomalo che si innesca nella propria vita la rendono accompagnata dal batticuore e inficiano i meccanismi della felicità. Ciò che prima si conosceva come semplice ‘angoscia’ da situazione nuova, o da interrogazione o, ancora nell’incontro con una nuova persona, diventa ‘ansia’ insostenibile che, a volte, porta dal medico generico a chiedere la prescrizione degli ‘ansiolitici’. Ma questi disagi, per chi li conosce, sono anche fonte di forza. Una forza interiore che deriva dalla consapevolezza che l’esistenza umana è accompagnate anche dalla paura ma, che a questa, mai bisogna arrendersi e cedere il lusso di bloccare quel naturale flusso che chiamiamo vivere.

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