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Giu 26

Genitori-figli: due mondi a confronto

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Questo argomento interessa ciascuno di noi visto che nell’arco dell’esistenza è possibile scegliere di non essere genitori ma, è praticamente impossibile non essere figli, anche se i genitori non sono presenti, fisicamente o emotivamente, si è comunque figli. Inoltre, vi è ormai la conoscenza abbastanza diffusa che atteggiamenti, modi di essere e anche disagi psicologici possono, ma non esclusivamente, derivare dal rapporto che si è avuto con i propri genitori.
Ma cosa significa essere genitori? Risposta difficile da dare, visto che non esiste una ricetta giusta o sbagliata nel fare da madre e padre ma, in termini generali, per la coppia, mettere al mondo un figlio significa, oltre che assunzione di responsabilità, fare i conti col proprio senso di generatività e con il senso della finitezza della vita poichè, paradossalmente, la nascita di un figlio, ci fa rendere conto di questo attivando una serie simultanea di paure e di aspettative, di speranze, per il proprio futuro. Ma i figli, sono anche ciò che, concretamente, la coppia genitoriale, a suo modo, imprime di sé nel mondo, una parte della propria esperienza e dei propri vissuti. Ed essere figli? Altrettanto difficile trovare una risposta giusta a questa domanda, ma essenzialmente figlio significa non essere una fotocopia rallentata e stereotipata delle identità genitoriali ma dare un nuovo senso a queste secondo la propria identità, una ri-significazione del mondo genitoriale che ci attraversa come figli e fonda per sempre una parte psicologica del nostro Io.
In Psicologia, si evidenzia come, ogni famiglia può intendersi come un piccolo gruppo che ha una storia condivisa più o meno a lungo dai suoi membri. Ogni famiglia ha le proprie regole, idee, gerarchie modi di vedere e interpretare il mondo. Queste regole si trasmettono, anche attraverso la comunicazione non verbale, ad esempio, ogni famiglia possiede i suoi argomenti tabù e, anche se nessun membro ha mai detto di questo non si parla, ciascuno di noi sa che a tavola può toccare alcuni argomenti ma non altri. Inoltre, ogni componente influenza ed è a sua volta influenzato dagli altri membri, ad esempio, la tensione di un membro mette tensione a tutti gli altri, per cui ogni componente è sia protagonista della relazione familiare che il risultato di questa interazione.

Parlando di rapporto genitori-figli, bisogna tenere conto di questi fattori e, anche, di come le rispettive famiglie di origine dei membri della coppia, hanno contribuito al proseguimento della storia familiare nella coppia e nel figlio. Il rapporto genitori-figli è diverso a seconda che parliamo di infanzia, adolescenza o età adulta.

In infanzia, innumerevoli sono le scoperte scientifiche della Psicologia, difficile elencarle tutte, tra i tanti apporti l’importanza delle cure della madre nella fase di attaccamento ma, soprattutto, per entrambi i genitori, riuscire a gestire la fase di avvicinamento-allontanamento messa in atto dal bambino, ovvero quei momenti dove all’esplorazione del mondo da parte del bambino, contemporaneamente all’allontanarsi dalla madre sente il bisogno di saperla vicina. Il modo in cui si trasmetterà al bambino la sicurezza della presenza rassicurante della figura genitoriale nella fase di allontanamento, andrà a costituire nella psiche del futuro adulto la cognizione di potere contare su qualcosa, una base sicura dentro di sé che costituisce quel necessario sentirisi fiduciosi e sicuri nel mondo.

In adolescenza, invece, il bambino cessa di chiedere sostentamento affettivo-fisico, cessa di vedere i genitori come Dio ma, vive una fisiologica fase di opposizione che attraverso la sua capacità trasformativa e creativa lo porterà verso l’acquisizione di un identità coesa, corente e stabile. Cosa chiede in questa fase il figlio ai genitori? Fiducia, affetto e senso di appartenenza, d’altro canto, i genitori devono sapersi mettere da parte ma non cessare con occhio costante di vigilare. E’ molto importante che il genitore non vive l’opposizione del figlio adolescente come un tradimento, poiché l’opposizione in questo momento è necessaria all’adolescente per potere cogliere in sé la differenziazione e la capacità di essere autonomo e trovare, quindi, il proprio sé.

In età adulta, il rapporto genitori-figli, si stabilisce secondo come si sono vissute e strutturate le tappe precedenti.
Il figlio, quindi, ha bisogni diversi a seconda delle fasi e, modi diversi di vivere e vedere il genitore. D’altronde, i problemi possono accentuarsi se il genitore vorrebbe ottenere delle cose che non ha avuto attraverso il figlio o non riconosce che è cresciuto o cessa di capire. Molto spesso ci si accorge che i genitori “hanno dimenticato” quell’amore incondizionato che hanno vissuto e provato come coppia mettendo al mondo il figlio e, successivamente, hanno iniziato a interagire con rivalità o invasione; ma, attraverso una riflessione profonda si ristabilisce quel naturale senso di appartenenza, sostegno e affetto che la famiglia in realtà rappresenta ed è.
Nei problemi psicologici e familiari bisogna, quindi, tenere conto di alcuni elementi. Anzitutto saper cogliere le cause antecedenti la comparsa del problema e rendersi conto che il disagio psicologico non è solo di un componente ma di tutta la famiglia. In alcuni disturbi psicopatologici (anoressia e bulimia, tossicodipendenze ecc.) a scatenare il sintomo potrebbe risultare coinvolto lo stallo che la coppia vive; in altri termini, è possibile che la coppia attraversi dei problemi che però non vengono riconosciuti ed elaborati.

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