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Giu 26

Gioco d’azzardo patologico: il fascino della scommessa

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Parlare di gioco d’azzardo patologico significa innanzitutto tracciare una linea di demarcazione tra il “vizio” ed il “disturbo” vero e proprio. Il primo infatti resta sotto controllo della persona stessa, che potrebbe sospendere l’agito ma non lo fa per il piacere che provoca, il secondo, al contrario, sfugge dal controllo cosciente ed il comportamento perde di intenzionalità per diventare un comportamento rituale. Il gioco d’azzardo rientra nella gamma di “dipendenze senza sostanza”, poiché, al pari delle “dipendenze da sostanza” (droga, alcool, barbiturici ecc..) è un disturbo che segue un evoluzione precisa.
La prima fase è all’insegna dell’eccitazione, solitamente le vincite infatti vengono vissute come un riscatto della propria esistenza, come se l’assoluta casualità della vincita fosse, in realtà, un debito che il proprio destino sta estinguendo, riportando alla persona ciò che era già di suo diritto avere. La seconda fase è caratterizzata da un comportamento di addiction, dove la persona ha bisogno di investire una quantità crescente di denaro per raggiungere l’eccitazione delle prime giocate. La terza fase si potrebbe definire come l’incapacità di tolleranza alla perdita. Il gioco, infatti, essendo per sua natura affidato al caso, alterna le fasi di vincita ai momenti di perdita. La tolleranza alla perdita, in un vissuto quale quello descritto, spesso, si accompagna ad un sentimento di inaccettabilità, come se il destino si riprendesse nuovamente, dalla persona, ciò che non gli aveva dato a suo tempo, pertanto si accompagna ad un vissuto di disperazione dal quale scatta la quarta fase, di totale assorbimento nel gioco, come in un atto di forza tra la persona ed il caso (il destino). La persona attribuisce, infatti, al destino stesso un intenzionalità non casuale : “ce l’ha con me”, “devo resistere”, “vediamo chi vince tra noi due” ..ecc..
Queste fasi assorbono totalmente la persona deprivandola di ogni altro interesse che possa riguardare le altre sfere della sua vita, da quella lavorativa a quella familiare, accompagnandosi all’incapacità di sospendere l’azione di gioco. La persona si ritrova totalmente assorbita dal programmare le successive partite (nel caso del gioco di carte) o le successive puntate (nel caso, ad es., di corsa dei cavalli, lotterie, lotti, superenalotto ecc..), inizia a “vivere” l’ambiente del gioco, dalle persone che, come lui, lo frequentano, alle persone che lo gestiscono e parimenti alla dipendenza da droga, cerca tutti i modi possibili per procurarsi il denaro per le successive giocate, incorrendo in debiti , spesso anche presso gli usurai, negando e mentendo a chiunque sulla propria situazione finanziaria disperata. L’errore comune è affrontare questa patologia come se fosse un “vizio”, ritenendo quindi la persona capace di interrompere il rituale di gioco e sconoscendo le reali dimensioni del problema. Tale disturbo, infatti, è da trattare come una vera e propria patologia, andando a dissotterrare le reali origini del problema che spesso si accompagna ad un umore disforico (per es. ansia, sentimenti di impotenza, depressione, sensi di colpa), ad un comportamento di compulsività distruttiva, alla natura della perdita di controllo. Un programma di intervento, in questi casi, è un programma plurimirato dove si prende in carico contemporaneamente: l’aspetto reale , concreto, del problema, cercando di sostenere la persona in un processo di recupero della propria situazione finanziaria (riaccostandosi al lavoro, pagando i propri debiti, chiedendo, nel caso, aiuto alle autorità competenti) ; l’aspetto psicologico vero e proprio, indagando gli aspetti scatenanti (sensazione inconscia di abbandono, di impotenza, senso di sé sfocato, mancanza di appartenenza, la dimensione dell’impulsività); l’aspetto familiare, riavvicinando la persona alla famiglia, riallacciando i legami e fornendo un aiuto, anche, rispetto ai singoli vissuti dei familiari rispetto al problema.
La persona affetta dal disturbo da gioco d’azzardo, infatti, viene spesso isolata e considerata come viziosa, inaffidabile, perversa, invece è una persona sofferente che si trova disperatamente a giocare una partita dove ciò che punta è sè stesso, le proprie aspettative, i propri progetti, le persone a lui care, la sua vita.

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