«

»

Giu 26

Il corpo privato: l’anoressia

Condividi su:

Parlare di anoressia oggi è drammaticamente attuale, in quanto è stata una delle forme di sofferenza maggiori tra le ragazze nella fascia d’età compresa tra i 15 ed i 20 anni. Parlo al passato perché, oggi, la fascia d’età di riferimento per l’insorgere della malattia si è molto allargata, si parla di un incidenza a partire dai 13 anni fino all’età adulta, inoltre anche i ragazzi iniziano a soffrirne. Ma cos’è effettivamente l’anoressia? Preferisco parlarne in termini di “corpo del reato”, di corpo privato e deprivato, perché il corpo da portatore di bisogni e mediatore della relazionalità umana diviene l’oggetto sul quale o mediante il quale si commette il reato estremo del sacrificio alimentare e, in questo caso, l’oggetto che compie il reato e l’oggetto che lo subisce si trovano drammaticamente a coincidere.
Nel fenomeno anoressico confluiscono vari tipi di sofferenze, oltre che, è determinato da una serie di fattori che si intersecano tra loro. I fattori personali, risalenti alla propria storia; i fattori sociali, dove fa da megafono la stessa società dove viviamo; i fattori culturali, che sono mutati velocemente.

Gruppi di ragazze che, avendo iniziato una dieta in età adolescenziale perché un po’ sovrappeso, proseguono nella restrizione alimentare mosse anche da sentimenti di vuoto, inquietudine e inadeguatezza. Cercano di gestire il senso di totale incapacità che provano al loro interno attraverso l’ossessione della lotta contro il corpo percepito come grasso, informe e brutto vissuto come nemico da combattere e da trasformare per renderlo sottile, asessuato «privo di ‘sporchi’ bisogni nel lacerante tentativo di fermare il tempo in una interminabile agonia adolescenziale» Nonostante queste ragazze tendano socialmente a dare un immagine di sé forte e sicura, nella realtà quotidiana tutti i vari aspetti della loro vita ruotano sul conto calorico dei cibi o sulle pratiche sportive estenuanti; ostentano un’iperattività ma mangiano pochissimo o solo piccole porzioni di cibi ipocalorici; inoltre, all’interno dell’apparente normalità familiare, ingenua e routinaria, si celano conflitti mai detti e un’assoluta mancanza di sostegno per una chiara ed emancipata definizione della propria identità.

Oggi è di uso comune non tanto la cura del proprio corpo, ma la centratura sulla propria immagine corporea. Il corpo è la prima impressione che diamo di noi stessi, parla di noi e una buona immagine fisica facilita le relazioni perché attrae l’altro e contemporaneamente ci fa sentire più sicuri di noi stessi. Questo è normale e segue le regole dell’attrattiva sociale, ma diventa pericoloso quando si incrocia con il sintomo.

L’anoressia infatti non è solo l’attrazione per un corpo magro ed efebico, ma è un grido d’aiuto, un ripiegarsi su sé stessi, un deprivarsi del nutrimento fino ad abbracciare il rischio della morte. Chi soffre di anoressia vuole aiuto! E’ anoressica proprio per questo!!! E anche se non lo chiede, intimamente lo vuole! Occuparsi di anoressia, quindi, significa occuparsi in larga scala di tutti i fattori coinvolti nell’evoluzione del sintomo, significa non solo ripristinare una corretta e realistica percezione della propria immagine corporea, ma, anche capire le radici comunicative che si esprimono nel sintomo (problemi con i genitori, problemi con il gruppo dei pari,, ecc..), capire perché la persona esprime la propria sofferenza con quel sintomo specifico, significa potenziare la capacità delle persone care, del nucleo familiare ed amicale, di stare accanto alla persona in questione in un modo corretto e non direttivo.
Significa ridimensionare con aspetti di realtà specifica, tutti quei messaggi veicolati dalla società moderna che inducono a modelli prototipici: corpo efebico, alto, slanciato, patinato e contemporaneamente prosperoso e contemporaneamente, colmare la solitudine interiore. L’anoressia , infatti, ti stacca dal mondo e ti colloca ai margini del mondo stesso, come un isolamento mentale volontario, dove il mondo viene visto restando in bilico tra il dentro e il fuori!

Lanciare il grido d’attenzione per questa patologia, come si sta facendo negli ultimi anni, non è fare allarmismo, ma operare preventivamente sensibilizzando le persone al problema, perché l’anoressia parte come un tentativo di comunicare il malessere e si evolve in una gravissima deprivazione del cibo, in un ossessione per le calorie, in una perdita di peso devastante che interessa anche gli organi interni, in un disequilibrio di tutti i valori proteici e nella scomparsa del ciclo mestruale. La difficoltà principale ruota intorno al “controllo”, poiché la malattia stessa implica un fortissimo senso di controllo verso i propri bisogni primari e l’illusione che da questi si possa controllare il mondo, perdendo di vista che gradualmente è il cibo che prende tutto il controllo della propria vita, riducendo la capacità di relazionarsi, di parlare, di studiare, in poche parole di vivere.

Lascia un commento

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com