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Giu 26

Il potere dell’addio

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L’interruzione di una storia d’amore è un processo dove ci si interroga con difficoltà su quali saranno adesso i nuovi progetti, le nuove possibilità, i nuovi vincoli che si dovranno affrontare e, relativamente a come la storia è finita ed alla valutazione di ciò che avverrà nel prossimo futuro, si può valutare quanto di buono c’è stato, quanto ci si è dati, quanto resta delle costruzioni in comune.
Chiudere una relazione non è semplice, perché, malgrado si chiudano relazioni che già di per sé sono da tempo insoddisfacenti e logorate, nello stesso tempo significa dover chiudere con tutta quella serie di aspettative, attese, idee, costruzioni che erano state, sia agli inizi, sia con l’andare della relazione nel tempo, basi su cui poggiava la propria intera progettualità futura. Dalla prospettiva di avere una casa, un figlio, al mettere al mondo dei figli, all’idea di poter invecchiare insieme, infatti, le tappe che segnano i vari passaggi di una coppia, prima ancora di essere realizzate sono immaginate e dirsi ‘addio’ significa dire addio a tutto questo, pertanto non si tratta di elaborare l’assenza della persona in questione, quanto di riuscire ad elaborare in sé stessi l’assenza di quelli che erano i propri progetti di vita, prima che questi possano cedere il posto a dei nuovi.
Quando ci si lascia i motivi sono solitamente chiari, almeno ad una delle due parti in causa e sono motivi terribilmente variegati poiché si originano da esigenze di coppia che “scoppiano” per diventare esigenze del singolo (per es. un dire addio ad un passato che non è stato per come ci si aspettava, il vivere l’altro come un ombra connesso al bisogno di sentirsi rinascere come individui, il bisogno insoddisfatto di comunicazione, l’apatia, la noia, il tradimento che non è solo fisico ma che può anche essere un tradimento delle proprie aspettative, ecc..).
La separazione, anche quando è desiderata da entrambe le parti, porta all’inizio una quota di smarrimento nel riscoprirsi a pensarsi con le proprie esigenze, bisogni, sogni e non più con gli stessi vissuti ‘per due’, in modo condiviso. In questi casi, spesso, si tende ad aprire un periodo di rivalsa dove si tende ad esaudirsi tutto ciò che la vita di coppia aveva impedito. Diverso è il caso in cui la separazione viene più subita che decisa e si rifiuta proprio l’idea di dover pensare a sé stessi restando ancorati all’idea “di due”, dove il vuoto lasciato dall’altro diventa insopportabile.
Ma , in entrambi i casi, il riuscire positivamente a dire addio a questa parte di noi stessi che è stata “coppia”, può, anche, essere una grande fonte di forza e dare una spinta positiva al vissuto individuale.
Uno degli errori classici è “l’attribuzione di responsabilità”, dove si gioca con la colpa come se fosse una palla da tenere nelle proprie mani o da consegnare all’altro. La vita di coppia, per definizione, è una vita in coppia, questo significa che quando una storia finisce non c’è una colpa di uno o dell’altro, è, più che colpa, sarebbe i caso di parlare di una responsabilità condivisa, quella di aver, per mille diverse ragioni, iniziato a camminare non più in parallelo.
Elaborare questi contenuti è d’importanza cruciale, per diverse ragioni che vanno dal recuperare il senso stesso del proprio passato, all’evitare di riversare paure e dubbi in tutto ciò che sarà il futuro.
Come cita il titolo, infatti, “il potere dell’addio” è il potere di ridefinizione dell’immagine di sé, restituendo spessore al proprio vissuto, facendo l’elaborazione delle proprie e altrui responsabilità,
senza cadere (o scadere) nel gioco al massacro delle colpe. Significa non eliminare o sostituire ma comprendere in che modo , oggi, si desidera modificare, in modo più consono a quello che nel tempo si è maturato di sé, delle proprie aspettative di vita. E, nel caso la separazione riguardi una coppia con figli, significa, anche, non deprivarli dell’immagine di coppia parentale, perché coloro che non saranno più sposati resteranno ugualmente, entrambi, genitori.
La libertà arriva quando si ha la capacità non tanto di lasciarsi andare, quanto quella di lasciare andare l’altro, tanto quanto niente porta via i dolori del passato, come il futuro.

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