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Giu 26

Il tremare dentro: l’ansia un sentimento contemporaneo

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La parola ansia deriva dal latino ‘anxia’ che significa agitazione e preoccupazione e dal verbo ‘angere’, stringere e soffocare; già l’etimologia della parola permette di cogliere questo particolare stato emotivo che, soprattutto nell’uomo contemporaneo, assalito da mille preoccupazioni, impegni, difficoltà, accompagna, delle volte in modo estremo, il quotidiano di ciascuno. I dati epidemiologici attuali, evidenziano un crescendo di questo disagio psicologico e, molti studi confermano, come il preoccupante e diffuso utilizzo di psicofarmaci sia collegato all’incapacità di gestire l’ansia.
Ma cos’è l’ansia? L’ansia è uno stato affettivo, una risposta fisiologica che scatta di fronte ad un pericolo o ad una situazione vissuta come pericolosa, il pericolo però può essere reale ma anche legato alla psiche. In termini generali ha una funzione centrale nel nostro modo di essere, perché, se adeguata e obiettiva, in determinate circostanze, migliora la performance, spinge all’attività, alla ricerca e alla vigilanza. Ma, se diventa eccessiva o svincolata da situazioni reali, agisce negativamente sul rendimento e, se persistente, può invadere in modo patologico le performance, i rapporti sociali, sessuali ecc. Chi soffre d’ansia sperimenta sentimenti di tensione, inquietudine, apprensione, preoccupazione ecc.

Ciascuno di noi conosce e sperimenta l’ansia in diverse situazioni (dalle prime interrogazioni scolastiche) e, più o meno, la si riesce a gestire; ma, l’accentuazione può trasformare questo stato in angoscia o , peggio ancora, in un senso insopportabile di panico, tale da far sì che situazioni anche innocue vengano vissute come estremamente catastrofiche, fuori dal proprio controllo, per cui, in totale solitudine, si sceglie di evitarle come nel caso estremo dell’agorafobia.

La ricerca di una cura e uno studio oggettivo della paura inizia con S. Freud , che, per primo, evidenziò, un senso soggettivo di paura e inquietudine legato a qualcosa di rimosso e contemporaneamente collegato ad un aumento dei normali ritmi cardio-respiratori.
L’ansia, ha quindi, due componenti; la componente fisiologica (accelerazione della frequenza del respiro, pressione sanguigna, polso, sudorazione alle mani ecc.), che varia da individuo a individuo e quella psicologica, legata alla percezione e all’interpretazione che una persona attribuisce ad un determinato evento o situazione legata alla routine quotidiana, ai rapporti e giudizio sociale ecc. e, anche in questo caso, l’attribuzione psicologica varia da persona a persona.

Dal punto di vista psicologico è proprio la valutazione psicologica che ogni persona fa dell’evento, che può essere realistica o distorta e far aumentare i livelli di attivazione normali, causando un diffuso senso di inquietudine che può diventare un malessere e portare ad un blocco delle normali attività nelle sfere sociali e interpersonali.

Dal punto di vista diagnostico si parla di attacchi di panico, ansia generalizzata, ansia sociale, fobie, ossessioni. Ma, spesso, il dire “ho ansia”, “soffro d’ansia”, è diventato un modo per velare quello che è il reale nucleo centrale di questo malessere, cioè la paura, perché ansia è avere paura.

La paura che a volte, durante la giornata o la notte, scoppia all’improvviso, senza preavviso e senza una motivazione apparente, la persona si sente come braccata e preda di un qualcosa di pericoloso che non si coglie e non si capisce. Il panico può assalire in un luogo aperto o chiuso, con o senza la presenza di altri ed il malessere invade la mente e la persona può iniziare, così, a limitarsi in tutte le situazioni sociali

Inoltre, ci si sente soli e non capiti, gli altri appaiono sempre vincenti e vittoriosi in ogni situazione, per cui confessare questo stato anche alle persone più care, può fare sentire tremendamente non accettati e non adeguati. In ciascuna di queste sofferenze, infatti, vi è una profonda relazione tra l’ansia provata e i sentimenti di autostima, il senso di colpa, la vergogna e la paura di fallire nelle situazioni. Inoltre, delle volte, la risposta all’ansia senza motivazione, appare irraggiungibile, essendo questa collegata in modo inconscio ad un avvenimento traumatico e, quindi, dimenticato o, in alcuni casi, ad una separazione o alla perdita ecc.

In questi casi, quindi, oltre al capire le ragioni originarie del vissuto d’ansia è molto importante che la persona impari a rilassarsi ed esporsi in modo graduale alla situazione vissuta come problematica, ma, anche, che abbia l’appoggio ed il sostegno delle persone care.

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