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Giu 26

Ipocondria: sorprendenti pensieri di malattie inesistenti

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Il DSM IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) annovera l’ipocondria tra i disturbi somatoformi, la cui caratteristica è la presenza di sintomi fisici che a un’indagine accurata e specialistica risultano inesistenti. Chi ne soffre vive innumerevoli preoccupazioni e angosce legate alla convinzione di avere una grave malattia. In casi estremi si pensa che la malattia possa portare addirittura alla morte. Nonostante le rassicurazioni che provengono dagli esperti queste non servono a sconfiggere l’ansia. L’ipocondriaco arriva a porre come nucleo centrale della sua vita soltanto il pensiero ossessivo dei suoi sintomi; dall’idea di avere una malattia alla consultazione del medico generico il passo è breve. Ma ciò non basta, inizia così un giro di consultazione tra i medici tra i più svariati e chiede continuamente nuovi referti, indagini, analisi che possano confermare che effettivamente la malattia è presente. Arriva anche a comprare i farmaci senza la necessaria consultazione medica. Se, finalmente, la paura di avere quel male viene sconfitta, immediatamente se ne presenta un’altra, in un circolo vizioso che manifesta quanto in realtà l’ipocondriaco abbia bisogno di un aiuto psicologico. Secondo i dati attuali, questa forma di malessere psicologico ha un’incidenza che varia dall’1% al 6%. Molti medici, tra l’altro, sostengono che tra i frequenter attender che giungono nei pronto soccorso, per la maggior parte, sono malati immaginari. Il misterioso mondo dell’ipocondria analizzato dal dibattito scientifico internazionale è visto come un sintomo ma anche come una vera e propria malattia e un tratto di personalità. La paura di un male che non c’è ha anche afflitto figure illustri del passato (Molière, Darwin, Stravinsky, ecc.) e, oggi, appare essere quasi una necessità poiché la paura e l’ossessione per le malattie sembra un tratto caratteristico dei nostri tempi. Si pensi a tutti gli allarmismi scatenati dalla mucca pazza, dall’influenza dei polli ecc. Certo l’eccessiva attenzione contemporanea per il benessere del proprio corpo pone un’estrema vigilanza e attenzione ai segnali dell’organismo; anche se, in fondo, tutti tendono ad amplificare segnali del corpo che possono essere spia di una malattia. Inoltre, l’eccessiva attenzione alla salute fisica ha scatenato l’incubo di ammalarsi anche perché ci si è convinti di non trovare la giusta rassicurazione per l’oramai incredibile e onnipresente stato di malasanità in tutta la nazione. Molto spesso, infatti, le persone, preferiscono utilizzare tutti quei siti presenti su internet che forniscono informazioni sulla salute; questo, tra l’altro ha dato vita a una nuova psicopatologia definita cybercondria, dove si inizia a sentire la sintomatologia di quel male che si è finito di leggere sul web. Fatte queste considerazioni anche sul mondo che ci circonda, tornando a porre l’accento sullo stato interiore dell’ipocondria si nota come in psicologia è chiaro già da subito che questo disagio riguardi maggiormente un problema psichico. A questo proposito, Freud nelle sue prime indagini non dedicò molta attenzione a questo disturbo, sostenendo come esso fosse derivante da un meccanismo intrapsichico di spostamento di energie sessuali sul proprio corpo anziché su desiderabili oggetti esterni. Ma gli psicologi successivi, invece, affermarono come nella storia passata di queste persone era possibile rintracciare la presenza di genitori iperprotettivi che nel mantenere in uno stato patologico di dipendenza i figli, ne avevano scatenato l’insorgere della sintomatologia; in altri termini, sentirsi malati, oltre che produrre attenzione e cure, rimanda a un tempo infinito il sentire quella naturale angoscia che nasce nel momento in cui si inizia a intravedere la possibilità di una separazione dalle figure parentali per individuare se stessi. Da un’indagine più accurata, però, l’ipocondria ha molto a che fare con i disturbi d’ansia legati alla salute. Infatti, le mie osservazioni coincidono con quelle effettuate da Brian Fallon psicologo della Columbia University di New York, che ha mostrato nell’ipocondria il nucleo ossessivo-compulsivo e con gli studi di Arthur Barsky psicologo del Brigham and Women’s Hospital di Boston che ha messo a punto un metodo che insegna a ridurre l’attenzione eccessiva per le sensazioni corporee e a gestire la paura delle malattie e della morte. L’attenzione chiaramente deve essere spostata dalla malattia alla persona poiché una cosa è sicura: anche se la malattia in realtà non è presente, queste persone vivono un grande disagio nel proprio mondo interno. Un mondo sommerso di sofferenza che già I. Kant nel suo ‘Saggio sulle malattie della mente’ definiva malattia dell’animo “in quanto l’ipocondriaco sa che egli erra nei suoi pensieri e tenta almeno di scacciarsi certe idee spiacevoli”

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