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Giu 26

La timidezza

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Nella società contemporanea contrassegnata dall’enorme valore dato alla mercificazione delle anime e dei corpi e alla standardizzazione delle relazioni interpersonali veicolate soltanto da modalità estreme di estroversione esagerata, appare emblematico che, secondo gli studi più attuali, il 10% della popolazione si sente timido sin dalla nascita e si definisce timido costituzionale, considerando la timidezza come una caratteristica di personalità. Inoltre, la diffusione delle nuove tecnologie (dal computer al cellulare) non ha favorito un’inversione di tendenza né un reale aiuto per chi si sente timido. La timidezza è una prigionia psicologica autoimposta che limita i propri fondamentali diritti di parola, di unione con gli altri e di libertà. La timidezza è una preoccupazione eccessiva per i propri pensieri, sentimenti, comportamenti; è una reazione alla paura di essere valutati negativamente dagli altri e rifiutati; un’inibizione dell’azione sociale, del movimento verso gli altri, di relazionarsi con gli altri, di farsi amici. La timidezza può essere considerata come una vera frattura che si crea nella catena dei legami umani, ed è anche ansia da prestazione nei contesti sociali e lavorativi. Sono numerose le ragioni per cui si diventa timidi. E’ stata evidenziata dal collega Jerome Kagan dell’Università di Harvard una componente genetica biologica visto che il 10% dei neonati sono «inibiti» fin dal primo giorno di vita. Tuttavia, la timidezza è anche appresa dall’educazione e dalla cultura, da esperienze familiari, dal confronto con gli altri ma sopratutto dalle esperienze personali di insuccesso, rifiuto e scherno sociali. Il timido si sente spaventato, impacciato, teso, insicuro, vulnerabile, agitato, confuso, ansioso e timoroso. La timidezza agisce su quattro aree di funzionamento: l’area psicologica, per cui si hanno pensieri negativi riguardo all’essere inadeguati, non accettabili o di non essere capaci di agire in maniera appropriata in una determinata situazione; l’area emozionale, per cui si hanno emozioni negative di ansia e tensione; l’area fisiologica, per cui il battito cardiaco è accelerato, il respiro affannoso, c’è tensione muscolare, ecc.; l’area delle invalidazioni nelle abilità sociali, per cui non si sa cosa, quando e come fare rispetto a comportamenti sociali quali iniziare conversazioni, fare o ricevere complimenti, chiedere o fornire informazioni, ecc. La timidezza, inoltre, ha molte conseguenze negative quali solitudine, isolamento, incapacità di essere parte di una rete di sostegno sociale, mancanza di amici e di contatto intimo con altre persone, il senso di essere rifiutati, indesiderati o non accettati, anormali, brutti. Questa sindrome negativa può influire in diversi modi sullo stato di salute e può togliere la gioia di vivere. Il collega americano Philip Zimbardo, famoso psicologo, docente alla Stanford University e condirettore della Stanford Shyness Clinic, autore, tra gli altri, di numerosi studi sulla timidezza spiega come affrontarla per ridurre al minimo i suoi effetti sulla vita di chi soffre di questa invalidante emergenza sociale. Ci sono diversi modi di fare fronte alla timidezza, e naturalmente dipende dall’età e dalla situazione specifica della persona: tra gli altri, sforzarsi di far fronte attivamente alla vita, inserendosi ad esempio in gruppi o associazioni, partecipando ad attività pubbliche e sociali come il ballo, il teatro, i dibattiti, dove si è costretti a fare delle cose in pubblico, si coglie la possibilità di esercitare le necessarie e personali abilità sociali soprattutto impegnandosi nello sviluppo di relazioni intime con una sola persona o un gruppo ristretto permette di gestire diverse dimensioni della sfera sociale. Noi di ‘psicologia e dintorni’, inoltre, consigliamo a chi ne soffre di provare a prestare meno attenzione sugli effetti ‘catastrofici’ che il proprio ‘sentire’ a volte scatena cogliendo, invece, il fatto che quasi la metà del genere umano è timida e che è più comune essere timidi che assolutamente non timidi. Quindi, nell’interazione sociale, non dimenticare che le persone che ci appaiono così estroverse, magnifiche nel loro modo di porsi e assolutamente sicure di sé…probabilmente sono dei timidi che mascherano la loro emozione. Cercare, poi, di modificare la propria concezione di timidezza, smettendo di considerarla qualcosa che è dentro di sé, nel proprio io e prendere coscienza del fatto che la timidezza può essere modificata, cambiata e ridotta modificando il proprio modo di pensare. Inoltre, occupandosi degli altri, fare il possibile perché si sentano speciali e a proprio agio, ma con la consapevolezza che non si è dei ‘tappetini’, si è automaticamente meno timidi.

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