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Giu 26

Lavoro è problema: WORKAHOLICS

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Nella contemporaneità in cui siamo tutti inseriti il lavoro è divenuto uno strumento essenziale per raggiungere quei livelli di coesione dell’identità, soddisfazione e integrazione sociale che passano per l’indipendenza economica. Appare paradossale il fatto che in un momento di crisi avanzata proprio per quanto riguarda l’assetto lavorativo di molti e le sue estreme conseguenze che produce a livello psicologico (molti giovani e molti uomini e donne cercano disperatamente un lavoro, così come molti lo hanno perso o rischiano di perderlo) si affermi una nuova forma di disagio psichico che trova il suo centro proprio nel lavoro. In molti studi psicologici internazionali si parla oramai di dipendenza da lavoro che colpisce senza differenza di sesso o età persone insicure di se stesse che vivono una mancanza di risorse di pensiero e di azione per gestire i problemi, difficoltà a esprimere e a comunicare le proprie emozioni e a vivere con piacere e con soddisfazione le relazioni affettive. Riversano, quindi, sul lavoro eccessive aspettative, energie, bisogni di conferme del proprio senso di sé e del proprio valore nel tentativo di placare ansie, insicurezze e vuoti nella loro vita. La dipendenza da lavoro si caratterizza per una centratura ossessiva ed esclusiva sul lavoro con conseguente perdita di interesse per i diversi ambiti della vita. In dettaglio si osserva: una compulsione lavorativa che si manifesta con ripetuto abuso lavorativo con dedizione superiore alle 8 ore quotidiane, spesso anche nei fine settimana o nei periodi di vacanza; tendenza a non assentarsi mai dal lavoro, né per necessità e/o per malattia; crisi di astinenza, con sensazione di vuoto, angoscia o irritazione quando si è lontani dal lavoro; manifestazioni o vissuti di paura di perdere il lavoro e preoccupazioni ricorrenti riferite al lavoro; pensieri e fantasie eccessive su come risolvere i problemi sul lavoro o di ottenere successi estremi in tale campo; incapacità a riuscire a staccare negli svaghi e tendenza ad occupare i week-end e i momenti liberi; paure relative a errori o insuccessi sul lavoro; crisi di lavoro notturno o ininterrotto per giorni; problemi relazionali con colleghi, superiori o dipendenti; utilizzo di farmaci stimolanti, di eccessive dosi di caffè per ridurre le ore di sonno con l’obiettivo di destinarne un maggior numero al lavoro o ancora dall’uso di alcool o altre sostanze anche illegali (frequente nella dipendenza dal successo); stress lavorativo che può degenerare in disturbi psicologici e fisici più gravi (depressione, ansia, alcoolismo, disturbi cardiaci); bournout; problemi familiari; isolamento sociale. Quindi, la vita intera è dedicata al lavoro con conseguente riduzione del tempo libero da dedicare ad altro. Il tempo libero è vissuto con affanno e la perdita del controllo è estrema. Il lavoratore inserito nel terribile circuito del workaddiction pensa di dover fare sempre meglio e sempre di più perché è imperativo fare tutto è al meglio. Il workaddict trova sicurezza e conferma della propria esistenza nella carriera e nel successo. L’addiction, però, arriva a compromettere notevolmente la validità del suo lavoro sia nella relazionalità con il team di colleghi sia nella perdita di efficienza dovuta a errori di pensiero. Tra le caratteristiche un’elevata ipervalutazione di se stesso, l’ipercritica infondata verso i colleghi, il presenzialismo eccessivo. E’ indubbio che la dipendenza dal lavoro risulta una delle più attuali e pericolose dipendenze diffuse e notevolmente sottovalutate. Ciascuno sa che ci possono essere dei periodi nella vita in cui è necessario riservare maggiore attenzione all’attività lavorativa per motivi tra i più svariati e il semplice piacere nel lavoro o l’ambizione al successo non sono da considerare, se presenti da soli, sintomi di questo problema. La dipendenza lavorativa è l’esclusività del lavoro, oltre che nella vita reale, soprattutto nell’aspetto psicologico di una persona presa dalla mancanza di volontà nel trovare momenti di stacco, l’assenza di sofferenza nel sacrificio al lavoro e l’idea del vivere-solo-per-lavorare. La dipendenza dal lavoro oggi è ancora un fenomeno sottovalutato e poco riconosciuto in ambito medico tant’è che spesso viene diagnosticata solo in fase conclamata e in relazione ai numerosi problemi fisici che ha scatenato. Da qui, la prescrizione dell’assoluto riposo lavorativo. Questo anche perché i dipendenti dal lavoro sono attratti dalla loro attività anche in casa o in vacanza e difficilmente riescono ad ammettere di aver un problema che va affrontato seriamente per ridimensionare il loro rapporto con il lavoro. Quindi, spesso i primi a segnalare il disagio sono i familiari e le persone che più sono vicine al workaholics e una diagnosi precoce permette anche di ridurre i problemi familiari e/o di coppia che questa dipendenza produce. Per la persona che per fuggire o vincere i problemi interiori, quasi senza accorgersene è caduta nel baratro di considerare il lavoro come unica fonte di gratificazione, affrontare questo tipo di problema significa anzitutto ridimensionare i tempi e gli spazi da dedicare al lavoro; soltanto così si può riscoprire quel necessario spazio e tempo interiore da dedicare a sé e a tutto ciò che il nostro essere più profondo ci chiede di intraprendere come attività per trovare quel minimo di soddisfazione che permette di dirsi che la vita vale la pena di essere vissuta. Nella nostra società dove l´efficienza, la bravura e la disponibilità di mettere in secondo piano i propri bisogni, hanno sostituito gli autentici valori che permettono di vivere meglio la vita, il dedicarsi completamente al lavoro viene colorato di tonalità virtuose ed eccellenti. Ma occorre con forza sottolineare come il benessere a cui ciascuno a diritto deve fondarsi su quel naturale posizionarsi nella via di mezzo che permette il costituirsi di un equilibrio psicologico sano e duraturo.

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