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Giu 26

Love (affective) addiction. Se questo è amore ?

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I problemi d’amore non sono banali ed il soffrire per amore può renderci molto infelici.
La fine di una relazione, a volte, può comportare un senso di rinascita, più spesso è, invece, qualcosa che viene elaborata nel tempo e con un certo sforzo. Questo dipende da quanto si è investito in termini emotivi e dal come e perché una storia finisce.

Psicologicamente le emozioni vengono definite come una determinata categoria di esperienze che si comunicano non solo attraverso il linguaggio. Infatti spesso capita di non riuscire a definire ciò che proviamo, un po’ per paura, un po’ perché sentiamo che mancano le parole con le quali dire “ti amo”, ma le emozioni si comunicano anche attraverso un intera serie di comportamenti non verbali (“fisici” come il cercare il contatto della persona; “comportamentali” quali il fare in modo di non dispiacerle, ed anche tutta una serie di “piccole attenzioni”). Questo ci fa capire non solo che una persona tiene a noi, ma anche quanto noi stessi teniamo a quella persona.
Le vicissitudini dell’amore, però, a volte celano problematiche più complesse: antichi bisogni di riconoscimento mai appagati, frustrazioni infantili, vuoti emozionali.

Questa premessa è per parlare di affective addiction, la dipendenza affettiva che è considerata la “patologia dell’amore”, dove ciò che è in apparenza emotivo, cela, in realtà, profonde sofferenze, dove sembra che sia l’amore il fulcro attorno al quale si snoda tutto, ma dove è proprio l’amore ad essere sullo sfondo.
In ogni relazione ci sono momenti di incomprensione, dove anche il litigio è funzionale a ristabilire degli equilibri e questi momenti sono ovviamente sofferti, ma l’obiettivo dell’amore è sempre l’espansione dell’Io, anche quando finisce. La dipendenza affettiva, al contrario, è una sofferenza aggiunta, una contrazione dell’Io in funzione di un partner idealizzato che nega qualsiasi riconoscimento, sprofondando la persona in un baratro di frustrazione, in un ristagno dell’anima.

Perché chiamarla “dipendenza affettiva”? Perché è una forma di dipendenza, pari a quella verso una sostanza (alcool, fumo, droga, ecc..), tranne che in questo caso è diretta ad una persona. L’individuo inizia a sentirsi euforico quando il partner in questione risponde alle sue richieste, lo riconosce in quanto “essere umano meritevole d’affetto”, ma sprofonda in una profonda sofferenza qualora il partner si allontana. Però, lo squilibrio affettivo di queste coppie è reale, perché non c’è la reciprocità di affetto, attenzioni, stima , fiducia e anche il rispetto è unidirezionale. Tradimenti, infedeltà, violenza verbale e fisica, frustrazioni, vengono tollerate e scusate perché viene avvertita l’assenza del partner come impossibile da tollerare e si resta fissati nella speranza del cambiamento.

Le angosce sono fortissime e condizionanti tutti gli aspetti della vita, sia relazione (non solo con il partner in questione ma anche con famiglia e amici) sia lavorativa (manca la capacità di investire in altro). Le paure principali ruotano intorno all’abbandono, alla separazione, alla solitudine, si vive una svalutazione dei propri sentimenti ed un profondo senso di colpa come l’idea di “essere sbagliati per questo immeritevoli di amore”.
Ed è proprio per evitare queste paure che tutta la vita inizia a ruotare intorno ai bisogni e desideri del partner annullando progressivamente i propri.

Ma perché una persona inizia a ritrovarsi in questo circuito patologico e doloroso?
Intanto l’affective addiction non è una patologia che colpisce solo le donne , ma anche gli uomini, la misura però è minore perché le donne quando vivono un problema sono più tipicamente portate verso la mentalizzazione, ovvero il cercare soluzioni pensandoci continuamente, mentre gli uomini tendono più a sfogare frustrazioni e problemi, investendo su altro , per es. il lavoro. Ma in entrambi i casi le motivazioni sottostanti la love addiction risalgono ad una mancanza di autostima, ad un non rispetto per sé stessi a vissuti dolorosi e mai elaborati dove ci si è sentiti inutili, fragili, indifesi e non apprezzati.

Quante volte capita nella vita di vedere dall’esterno persone che sono attratte verso la stessa tipologia di persone, commettendo sempre gli stessi errori di valutazione? In psicologia si fa risalire questo meccanismo ad una forma di coazione a ripetere, dove ci si ripropone la stessa “scena” fissata nell’anima, statica e immutabile, cercando di cambiare il finale, cercando di chiudere una struttura. Il meccanismo sottostante è del tipo “se riesco a farmi amare da questa persona sarà come se mi avesse amato il precedente ed il precedente ancora, fino ad arrivare al primo che mi ha ferita non amandomi”. Il problema è che si ripropone non solo la problematica ma anche gli stessi errori, ad es. fissarsi con una tipologia di persona che non ci apprezzerà mai.
Quando questo meccanismo, che si può riscontrare in svariati momenti, si interseca anche con quello dell’affective addiction, la persona si congela in scelte impossibili.

Cosa si può fare allora per aiutarla a prendere coscienza di sé e del suo diritto a star bene?
Il caso in cui una persona ha ripetute storie fallimentari avviene, spesso, perché possiede una profonda disistima, un senso di essere indegna e immeritevole d’affetto, o di meritare inconsciamente l’abbandono, tutto questo anche se apparentemente non si vede o si vede il suo contrario. Puo’ anche esistere un timore profondo dell’intimita’, per cui si va sempre a finire in situazioni che di fatto la impediscono.
Questo deriva dalla propria storia personale a da passaggi nello sviluppo che non sono semplici né scontati. Ma uscire dal gioco perverso della dipendenza affettiva si può.
Intanto, teniamo conto che ciò che dall’esterno può sembrare facile solo con la forza di volontà, è molto più difficile quando diventa una situazione vissuta e che si verifica innondando tutte le sfere della propria vita. Chi soffre di dipendenza affettiva, infatti, inizia a regolare tutta la sua vita in funzione del partner, pertanto non ha nemmeno degli agganci ai quali aggrapparsi ed è congelata in una situazione di sofferenza quasi ritualizzata. Il poter contare su persone care; familiari , amici, diventa quindi il primo passo importante associato ad un percorso intimo e interno, da soli o aiutati, per comprendere le cause originali che portano a vivere delle relazioni dove ci si sottomette, riscoprendo l’amore per sé.

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