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Giu 26

Bambini agitati

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Un sano sviluppo del bambino dipende dall’adeguata evoluzione della dimensione emotiva, cognitiva e sociale, ma, anche, dalle interazioni e dal clima affettivo che il bambino stabilisce con il nucleo familiare nel corso della sua crescita. Grazie alla grande scienziata Melanie Klein, che viene definita come ‘la madre della psicanalisi’, a tutt’oggi punto di riferimento indiscusso per la sua indagine sui meccanismi psicologici relativi a fasi più precoci dello sviluppo ontogenetico dell’uomo, la psicologia scientifica, ha posto prima delle altre discipline una nota non indifferente nella prevenzione, intervento e cura dell’infanzia utilizzando l’osservazione rigorosa anche di bambini molto piccoli nelle situazioni naturali di vita e cogliendo nelle manifestazioni comportamentali degli indicatori attendibili degli stati mentali interni. Nell’attualità, molto si sente parlare di bambini agitati o con patologie depressive o, di iperattività, aggressività e ansia in età infantile ma, la clinica psicologica lancia un urlo di sdegno e, sottolinea, l’efficacia dei propri metodi in infanzia, contro l’imperante cultura dell’utilizzo dello psicofarmaco a tutti i costi anche con bambini molto piccoli, cultura psicofarmacologica mossa, tra l’altro, da immensi valori consumistici ed economici. Il malessere, in un bambino, può derivare da diverse cause e, assumere forme apparentemente impercettibili, che costituiscono il germe di un disadattamento nella vita adulta. Per cui, è bene sottolineare brevemente cosa in psicologia si intende come sviluppo affettivo, cognitivo e sociale. Per il sano sviluppo affettivo, è centrale la relazione madre-bambino; infatti, è proprio la madre che, fondamentale mediatore del suo ingresso nel mondo, offre la prima relazione del bambino, sull’esperienza della quale, egli, costruirà le successive relazioni interpersonali. Lo sviluppo emozionale è strettamente interconnesso con lo sviluppo psicologico, dove, nelle primissime fasi di vita, si riconosce la presenza molto precoce di un’attività psichica organizzata e, il bambino, procede da uno stadio di indifferenziazione (il bambino si sente un tutt’uno con la mamma) a uno stadio di differenziazione in cui la percezione della madre come persona separata prelude all’integrazione della personalità e al funzionamento armonico della mente. Dalla disponibilità emotiva della madre e del padre e dalla loro capacità di contenere il piccolo, dipende in gran parte l’avvio di un processo di sviluppo psicologico delle funzioni della mente che si accompagna al consolidamento dell’identità personale futura. Successivamente, nella crescita, è importante lo sviluppo della capacità ad utilizzare tutti gli elementi del pensiero (sviluppo cognitivo) necessari per riconoscere, impostare e risolvere problemi. L’intelligenza, infatti, non è solo adattamento all’ambiente, ma, anche, selezione e modellamento attivo dell’ambiente che il bambino impara a cambiare nel modo più favorevole utilizzando sia le abilità di ragionamento e di soluzione dei problemi, sia quelle verbali, che sociali. Lo sviluppo sociale, inizia fin dalla primissima infanzia, e progredisce durante tutta la crescita tramite i processi di apprendimento, che conducono ad acquisire le conoscenze, le abilità, i sentimenti e i comportamenti che metteranno in grado di partecipare alla vita sociale e relazionale. Molto si è detto sul fatto che le premesse per uno sviluppo problematico, che pregiudicano lo sviluppo successivo dell’individuo (come confermato da numerose storie di bambini, adolescenti e adulti con disagi psichici), è da rintracciare nel legame affettivo con la madre, ma, in psicologia, molto si è dimostrato sull’influenza di tutto il nucleo familiare. Tornando alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività, i dati attuali sono allarmanti perché si evidenzia che ne soffrirebbe un bambino su dieci ma, l’eccessiva risonanza mediatica ha generato timori nei genitori che, non essendo specialisti, possono confondere una naturale dotazione del bambino che si esprime in vivacità (o irrequietezza che può esprimere altri problemi) in una patologia grave. Intanto, il riconoscimento della psicopatologia deve essere fatto da uno psicologo, tra l’altro attraverso strumenti scientifici standardizzati, o, attraverso la tecnica del gioco e non con la semplice osservazione, secondo poi, occorre sapere che il bambino semplicemente vivace ha dei momenti di calma mentre, il bambino iperattivo, letteralmente sembra inesauribile è, tra i sintomi, appare attratto da tante cose ma a difficoltà a concentrarsi e, questa agitazione, interferisce con l’apprendimento. Al di là delle classificazioni psichiatriche utili solo agli addetti ai lavori, però, è bene sapere che, per le profonde inquietudini interiori che i bambini possono, in modo più o meno velato, esprimere, è fondamentale che i genitori sappiano utilizzare la loro competenza nell’essere genitori. Ciò significa attivare il proprio buon senso e l’istinto che possono aiutare molto. Il ruolo dei genitori è aiutare il figlio nel percorso verso l’autonomia. Per cui, per bambini agitati e/o iperattivi è importantissimo privilegiare quella naturale capacità di ascolto che coinvolge il padre e la madre in un legame profondissimo col bambino; anche se il bambino è nervoso e sfugge agli abbracci è bene fargli percepire che gli si è vicini e che si capisce ciò che lui prova. Questo fa sì che l’inquietudine del piccolo possa trovare contenimento attraverso la comprensione e l’affetto; fare vedere al bambino che il genitore lo sente e percepisce questa insostenibile ansia ma, anche, che è capace di tollerarla, contenerla e gestirla fornisce una delle modalità nella sua soluzione.

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