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Giu 26

Donna: quella maledetta mela

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Nel primo ‘800 per la donna è difficoltoso non solo poter contrarre il divorzio, ma, anche, eccellere nella carriera accademica, sdivincolarsi dall’immagine di donna come patrimonio del marito, esercitare i propri diritti sui propri beni e sui guadagni derivanti dalla sua professione, lottare perché venga contemplato lo stupro come reato, le leggi dell’epoca che non riconoscevano alla donna non solo il diritto di voto, ma anche diritti politici quale quello di testimonianza, oltre che leggi aspre e severe circa l’aborto, che colpivano la donna anche nel caso sia stato praticato contro la sua volontà.. Per le donne è impossibile affrontare temi educativi, di economia politica, inerenti le problematiche del lavoro femminile se non dietro anonimato. Fino al 1840 quando iniziano le prime riviste di moda femminile a diventare una vera e propria forza culturale nella società americana. Alla metà dell’800 iniziano i primi fermenti in tutta Europa per l’educazione, la funzione sociale delle donne in sostegno della necessità di riforme educative e legislative e solo nel 1855 in Inghilterra viene approvata una legge di riforma del diritto penale che, in materia di prostituzione, innalza a 16 anni l’età del consenso per le ragazze. Dovremo attendere il 1865 in Germania per la nascita di due centri del movimento femminile che esercitano il diritto fino a quel momento riservato esclusivamente agli uomini, di parlare e di organizzarsi pubblicamente e l’anno successivo fanno la loro comparsa i primi licei femminili, solo nel 1874 in Italia alle donne viene consentito l’accesso ai licei e alle università
Sarà nel 1877 che verrà approvata in Italia una legge che ammette le donne a testimoniare negli atti di stato civile e viene pubblicata una petizione il favore al diritto di voto alle donne. Nel 1886 in Inghilterra il primo caso di separazione dove il marito è condannato al pagamento di una pensione settimanale
All’inizio del ‘900 a Parigi il «Congresso Internazionale sulle Condizioni e i Diritti delle Donne» istituisce una Cassa pubblica per la maternità, maternità intesa come servizio sociale
Specificatamente in Italia, nel 1919 Il Parlamento italiano approva la legge sulla estensione del voto alle donne e viene approvata anche la legge 1176 sull’emancipazione femminile che abolisce l’autorizzazione maritale e ammette le donne a esercitare tutte le professioni. Nel 1975 è approvata la legge n.151 di riforma del diritto di famiglia, che sanziona la parità dei coniugi e solo dal 1976 in poi le donne inizieranno ad ottenere di ricoprire cariche istituzionali.
Infine, con enorme ritardo, solo nel 1996 verrà approvata la nuova legge sulla violenza sessuale, che passa dall’essere considerata come un reato contro la pubblica opinione all’essere considerata reato contro la persona

La storia delle donne, come conquista di un ruolo sociale non è mai stata priva di difficoltà. Il ruolo sociale, del resto, contribuisce a definire la stessa identità personale: “ciò che siamo, ciò che esprimiamo, ciò che abbiamo il permesso di esprimere”. Oggi è più semplice riuscire a sostenere una parità, psicologica, emotiva, culturale, sociale, nei confronti dell’uomo, ma ciò che oggi è semplice non è il frutto di un processo scontato, piuttosto dell’impegno e della passione delle donne nei secoli scorsi. Però, eguagliare il proprio spazio sociale non significa rinunciare o diluire tutta quella gamma di differenze che attraversando il biologico si esprimono in quell’identità psicologica tipicamente femminile. L’obiettivo non è conformarsi e ridurre le differenze, ma è, nella propria specificità, avere l’accesso per la realizzazione degli stessi obiettivi.
La donna reagisce, parimenti all’uomo, a tutte le modifiche cultural-sociali, conformandosi, plasmando e mutando il proprio ambiente, così, la classica immagine della madre italiana iperansiosa e iperapprensiva, viene ridefinita per lasciare spazio ad una donna serena attenta e ben organizzata, con l’obiettivo di conciliare maternità, lavoro, spazio per sé e vita di coppia. A livello psicologico, l’immagine dell’uomo come reticente all’espressione emotiva tramonta nel momento in cui si considera che ciascuno di noi nasce, comunque, da una donna, pertanto le prime identificazioni di natura emotiva sono quelle effettuate con la madre, in tal modo, uomini e donne, hanno ugualmente lo stesso bagaglio emotivo di riferimento. La differenza sostanziale si rintraccia, invece, nel tipo di pensiero; più concreto nell’uomo e più astratto nella donna, differenza che emerge pienamente specialmente durante l’adolescenza, dove, durante la sfida evolutiva, si evidenzia una tendenza femminile, spiccatamente mentalizzante; mentre, al contrario, nei ragazzi la sfida evolutiva si basa essenzialmente sull’azione, puntando all’attacco al fine di mettersi alla prova. Ma, conquistare un proprio spazio psicologico è, proprio per questa tendenza alla mentalizzazione, più difficoltoso nelle donne che negli uomini.
Cosa significa, dunque , essere donna, oggi?
Nella società occidentale, ad es., telefilm come desperate housewives catturano il pubblico puntando sull’analisi di dinamiche comuni, portando a galla gli estremi del conflitto psicologico vissuto specialmente dalle donne, poiché malgrado la liberazione femminile le cose non sembrano cambiate più di tanto e la separazione tra quello che una donna desidera e quello che può avere resta immutata. Mohammed Moulessehoul (pseudonimo Yasmina Khadra), pur trattando tematiche appartenenti alla cultura tipicamente islamica, travalica gli spazi soggettivo-culturali, affrontando aspetti della psicologia femminile che vanno dall’odio, al sangue al fanatismo. Il romanzo si centra sulla figura di una kamikaze, una donna che portando all’estremo la coscienza della propria impotenza inizia ad affrontare la propria umiliazione con l’odio. Clarissa Pinkola Estès, invece attinge agli archetipi dell’universo femminile con l’idea di fondo di un’anima addomesticata, timorosa, privata della stessa essenza femminile, che l’autrice descrive come “la creatività passionale e un sapere ancestrale”.
Ma, la differenza tra la donna occidentale e la donna islamica si basa davvero su un concetto di libertà così rigidamente definito o, per entrambe, è un illusione di libertà? Seppur priva delle limitazioni poste dalle società islamiche alla donna, per la donna occidentale è altrettanto una sfida il districarsi all’interno di una società tipicamente maschile: sfide che vanno dall’emergere nel lavoro puntando sulla sola meritocrazia; al coniugare alle proprie ambizioni anche la cura della casa e dei figli; al riuscire a non conformarsi a canoni standardizzati di bellezza maschile, arrivando a mutare il corpo attraverso interventi chirurgici al fine di renderlo più desiderabile e lì cessano i confini di distinzione tra il silicone/butulino ed il burka, entrambi veli alla propria dignità femminile, in entrambi casi un volto coperto.
Una delle più grandi teoriche che, a livello psicologico, si sono occupate di tracciare la specificità della psiche femminile, è stata Karen Horney, secondo la quale il complesso di Edipo non è da intendere come immutabile, ma da comprendere all’interno di specifiche relazioni familiari. In particolare l’autrice si sofferma sulle elaborazioni freudiane in materia di ‘invidia del pene’ e ne sottolinea il ruolo che le concezioni dell’ordinamento sociale tipicamente maschili hanno svolto nell’impedire un pieno sviluppo della donna e della sua individualità, determinando quella precarietà della stima di sé che, nel contesto della cultura occidentale, sembra essere una costante nella storia delle donne. Questo motiverebbe anche il perché la donna sia particolarmente permeabile a certe tipologie di disagio che, nel secolo passato erano circoscritte ai comportamenti nevrotici, mentre, attualmente, interessano vari disturbi che vanno da quelli tipici del comportamento alimentare, alla love addiction, allo shopping compulsivo, ai disturbi di attacchi di panico. Se, secondo la Horney, sarebbero la mancanza di riconoscimento, di affetto e di amore a provocare quella condizione di isolamento e di ostilità che funge da prototipo al futuro comportamento nevrotico, allora bisogna considerare che, nel secolo attuale, il carico della donna è notevole. Le si chiede , ad es., di integrare perfettamente svariati ruoli: l’icona di stile sempre elegantissima, la competitività ed efficacia nel mondo del lavoro, moglie affettuosa e dinamica, madre emancipata e presente. E la grande sfida che la donna deve superare non è solo quella relativa all’esprimere al meglio molteplici ruoli, ma anche riuscire a concordarli con il propri bisogni e desideri al fine di sfuggire al vuoto esistenziale.
Cosa significa, dunque, essere donna oggi. Significa riuscire a ristabilire la propria individualità collettiva: essere coscienti dell’impegno nel mondo del lavoro come ricerca di pari opportunità; esprimere la propria bellezza, più che aspirare ad ideali irriducibili d’immaginario maschile; significa vivere l’importanza ma non il peso del proprio ruolo di figlia-madre-moglie; significa, nel disagio, cogliere le proprie emozioni, struggenti, disperate, ma anche dolcissime.
Dietro le donne storie: fragilità, forza, coraggio, paure, problemi, ansie e entusiasmi, arroganza e dolcezza, ipocrisia, sincerità, voglia di nascondersi, di restare nell’ombra, ai margini e desiderio di farsi vedere, essere protagoniste.

[…] Ho bisogno di scrivere e di esplorare le profonde miniere dell’esperienza e dell’immaginazione, far uscire le parole che esaminandosi, diranno tutto.. -Sylvia Plath-

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