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Giu 26

Gli uomini che cambiano: nuovi maschi, nuovi papa’, nuovi gentlemen.

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Mentre il mondo incessantemente pretende risposte per tutta quella serie di avvenimenti che lasciano a dir poco sconvolti (l’estrema aggressività, violenza e degrado che invade tutti i campi dell’esistenza, la salvaguardia del pianeta, la solidarietà mondiale, le crisi economiche, la malasanità, ecc.) ancora filosofi, sociologi e scrittori si interrogano sul nuovo modo di essere del maschio contemporaneo e delle sue ultime tendenze, quali, ad esempio, la gentlemen-cool come nuova virilità centrata sullo stile, l’eleganza e il bon-ton perfetto. I nuovi gentlemen amano sancire una differenza con gli uomini del passato in nome di una moda che trova però profonde radici psicologiche. Già negli anni ’80 la donna, sotto la spinta di un’innovazione femminile, agiva, anche in modo sottile, un cambiamento degli antichi modelli femminili in nome dell’autoaffermazione e della libertà individuale e da questo, si iniziò a intravedere un maschio in crisi, intrappolato da un groviglio di dubbi, assalito da mille paure nei confronti di una donna attiva, determinata, non più sottomessa e totalmente intenzionata a possedere ciò che sino ad allora era esclusiva maschile: il potere in ogni campo. Risultato? Maschi in preda a difficoltà di corteggiamento, goffi nell’approccio e in balia di ansia da prestazione. Tuttavia, gli uomini, passando per l’infantilizzazione prima, per l’autocentrismo e il narcisismo alla dolce e gabbana poi, hanno iniziato ad ostentare una virilità meno rude culminata, oggi, nel così definito ‘padre materno’. E’, in Inghilterra, oramai le mamme sono più propense a lasciare i loro figli in mano a babysitter uomini definiti ‘manny’ poiché sono più bravi delle colleghe a fornire punti di riferimento stabili, a mantenere l’ordine e la disciplina. Per niente scalfiti dal fatto che la donna ricopre ruoli decisionali in ambito professionale e sociale, la nuova generazione di uomini ha rifiutato i passati modelli di padre tiranno, freddo ed emotivamente lontano impegnandosi a stare insieme con i figli, a mostrare affetto senza imbarazzo e vergogna, sensibilmente in grado di assolvere alle funzioni materne. Inoltre, i padri costretti a stare lontani dai figli (lavoro, separazioni, ecc.) lamentano un’oppressiva profonda tristezza, segno questo di un importante diffondersi della consapevolezza che la presenza del padre è indispensabile per la crescita dei figli. In psicologia, questa affermazione non è solo concettuale ma anche scientifica: il rapporto con il padre condiziona l’esistenza esattamente a quello con la madre. Già S. Freud evidenziò l’importanza del padre nel sostenere il bambino nel delicato momento della triangolazione edipica dove l’elaborazione di una strategia relazionale da parte del bambino passa per l’identificazione con il padre. Madre e padre sono infatti mitizzati; soddisfano, consolano, contengono ma diventano anche il polo in cui il bambino riferisce le sue forme ideali di identificazione. Successivamente, Jacques Lacan, prestando attenzione al gioco immaginario del bambino, nota come nel riflesso speculare da cui il bimbo accetterà l’impotenza umana per abbandonare l’onnipotenza, l’insostenibile accettazione del limite viene accolta attraverso il padre che si caratterizza come il depositario di una legge riguardante tutta l’umanità sulle vicissitudini dell’identità e degli affetti che accompagnano l’evoluzione nel divenire prima uomo e poi padre. L’autorevole autorità del genitore di sesso maschile, quindi, è fondamentale nello sviluppo ma solo se lui decide di dedicarsi alla compagna e ai suoi figli. Ma gli uomini si scoprono anche romantici e preoccupati della sfera emotiva. Da una ricerca su scala europea di meetic, il primo portale di dating-on-line, si rileva che per il 64% dei maschi tra i 18 e i 55 anni il matrimonio è il coronamento di un sogno d’amore mentre per le donne, invece, è importante pensare alla carriera e a occupare sempre di più posizioni di potere e prestigio. Sembra, dunque, tramontata la figura di don Giovanni l’inafferabile uomo che non deve chiedere mai incapace di amare che attrae le sue prede regalando l’illusione di una fusione intima e profonda. Da un’analisi psicologica, però, gli uomini di oggi non appaiono poi così diversi da quelli del passato; la loro personalità è sempre molto complessa, tipicamente maschile dove le nuove spinte a sperimentare un modo di essere più in sintonia con il proprio mondo affettivo si scontrano con un lato tradizionalista che pone un ruolo maschile come soltanto dedito al lavoro, attento a se stesso e distratto nella relazione con la compagna. Questi nuovi codici di comportamento per alcuni sembrano un mistero e questo induce negli uomini atteggiamenti diversi; alcuni mostrano paura soffrendone la presenza altri, invece, ne subiscono il fascino nel desiderio di possedere per ottenere quella comunicazione con l’altro sesso finalmente svincolata dai limiti. Tornando ai padri, in psicologia, molto si è evidenziato sulla loro influenza inconsapevole in alcune forme psicopatologiche; del resto, alcuni, alla nascita del primo figlio possono sentirsi presi da problemi che riguardano la mentalizzazione dell’avvenimento dove al provare sentimenti di gelosia per il nascituro si accosta la sindrome della couvade, disagi della paternità con manifestazioni psicosomatiche, aggressività auto ed eterodiretta, comportamenti di fuga, evasione nel lavoro, problemi nella sfera sessuale, vere e proprie strategie inconsce per negare o rimuovere l’angoscia della paternità all’avvicinarsi del parto. Il timore vissuto può portare a un rifiuto o a una sfida verso un nuovo aspetto della propria personalità. A questo proposito, Erich Fromm, mostrò come lo sviluppo dell’uomo è contrassegnato dal suo impegno nel superamento dei vari ostacoli alla sua piena affermazione e, la radicale estraniazione da se stesso è ciò che impedisce di esprimere pienamente la propria umanità e, in questo senso, il disagio sorge quando l’uomo fuggendo dai rischi della libertà spersonalizza se stesso. E’ vero, quindi, che una profonda mutazione nel ruolo e nell’identità maschile ha investito il vissuto dell’uomo ma, ciò che costituisce l’identità di ciascuno è dato dal principio di individuazione che ci rende quelli che siamo originalmente inconfondibili e non sostituibili e, questo, non riguarda soltanto l’uomo. Da un’analisi psicologica più ampia, infatti, si nota che, in realtà, non esistono più confini che delimitano con precisione l’esistenza umana. Gli uomini sempre più si lasciano trasportare delle loro emozioni e sono disposti a mettersi in gioco con una donna anche predatrice che è capace di coltivare relazioni anche solo fisiche e una razionalità per affermare se stessa nel mondo. Ma più l’uomo esplora nuovi spazi, più sente il bisogno di indagare la parte inconsapevole di sé e il proprio io profondo e, si accorge, che il rapporto emotivo che contraddistingue i due sessi è dominato dalla paura e dalla difensiva. Occorre non dimenticare, quindi, che qualsiasi cambiamento in realtà coinvolge sia gli uomini che le donne che, non avendo più voglia di nascondersi in ruoli preconfezionati sono impegnati a superare quelle barriere divisorie che si incontrano per dare vita, a poco a poco, a un nuovo modo di dialogare intorno alla vita.

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