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Giu 26

I 7 peccati capitali della mente. Parte III

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INVIDIA, IRA (AGGRESSIVITA’) E SUPERBIA
L’ invidia, l’aggressività e la superbia sono impulsi e sentimenti che si originano dall’odio verso la realtà esterna ma, anche, verso il proprio mondo interiore e, verso tutto quello che può mettere la persona in grado di progredire verso il benessere. Azzardando una similitudine con il tema religioso-cristiano l’invidia la superbia e l’ira sono i catastrofici sentimenti che hanno invaso Lucifero verso la potenza, la bontà e la gloria di Dio. Questi tre stati emozionali sono strettamente interrelati fra loro e riguardano ciascuno di noi, poiché, anche la persona che possiede un grande controllo di se stesso, non è immune da questi sentimenti. Però, particolarità non indifferente, è il fatto che essi vengono costantemente rinnegati e non riconosciuti poiché, l’umanità in genere, li ha sempre considerati in modo nettamente negativo. Inoltre, l’uomo in genere, ha paura di queste emozioni distruttive e tende a nasconderle a se stesso perché nel momento in cui la psiche percepisce queste spinte interne fortemente distruttive se ne difende attraverso un’operazione psichica definita scissione che fa si che una parte del sè sentirà questi sentimenti, e, un’altra parte invece, tenderà a rifiutarli. La repressione, però, può produrre un malessere che consapevolmente si traduce nel non sapere perché si sta male e si prova vergogna, senso di inadeguatezza e debolezza.
E’ dimostrato che questo avviene proprio perché non riusciamo ad ammettere che la cattiveria e la distruttività possa essere opera nostra.
INVIDIA: a differenza della gelosia che può spingere a diventare migliori, l’invidia, invece, è altamente distruttiva, non a caso la parola invidia deriva dal latino in-video che significa guardare con occhio storto, proprio quel malocchio che annienta chi possiede quel qualcosa che non si può avere. E’ un’emozione che nasce dal desiderio di avere qualcosa o delle qualità che a noi mancano ma che gli altri posseggono. La mancanza (non ho quella cosa), la rivalità (però lui ce l’ha), il senso di inferiorità (non sono capace di averla) innesca un risentimento cosi forte da divenire incontrollabile. Esistono due modi di trattare l’invidia; può essere positiva e spingere ad ottenere la cosa invidiata o distruttiva attraverso veri e propri comportamenti per distruggere ciò che non si riesce ad avere. Ciò che si invidia non è soltanto oggetti materiali ma, anche, le qualità interne che chi ci circonda può possedere, ad esempio, se abbiamo un amico che possiede la capacità interna di non essere mai depresso possiamo inconsapevolmente invidiare questa qualità che non sentiamo dentro di noi e, iniziare a vivere l’amico come antipatico e iniziamo a svalutarlo attraverso un annullamento costante dei risultati che ottiene. Per la psicologia, l’invidia è un sentimento da riconoscere dentro di sé e da trattare in modo costruttivo. Non esiste l’individuo completamente sano e l’individuo completamente patologico, ma ciascuno di noi, a seconda dei momenti della vita e degli eventi da fronteggiare, può porsi in un punto qualsiasi del continuum (il funzionamento dell’individuo è in costante equilibrio /disequilibrio tra parte nevrotica e aspetti non nevrotici); questa ricerca in psicologia è continuata sino ai giorni nostri tant’è che un modello comunemente accettato pone la personalità come costituita da un’infinità possibilità di modi di essere costantemente in equilibrio; ovvero, ciascuno possiede nel suo mondo interiore un sé narcisistico e un sé dipendente. Nel sé capace di contatto si colloca la capacità d’amore e di dipendenza perché, non appena riconosciamo l’esistenza di un oggetto d’amore siamo subito in una situazione di dipendenza nei suoi confronti. Nel sé onnipotente, invece, sono contenute l’invidia e la distruttività.
IRA/AGGRESSIVITA’: L’ira è un sentimento qualitativamente maggiore rispetto alla semplice rabbia; L’ira ha a che fare con l’aggressività ed è un tipo di comportamento generato da uno stato emotivo complesso, che si traduce in atti il cui fine è il danno o l’offesa verso se stessi o verso il mondo. Per spiegare questi sentimenti occorre sottolineare che l’essere umano è un essere conflittuale mosso da spinte, motivazioni, istinti e bisogni che si scontrano con le esigenze esterne, materiali (non disponibilità degli oggetti e dei mezzi di soddisfazione) e sociali (divieti). Ma l’uomo è anche un essere angosciato che elabora dei meccanismi psicologici di difesa per riuscire a fronteggiare le inevitabili fonti di malessere interne ed esterne. La psicologia ha evidenziato dei principi economici e le leggi dinamiche dello psichismo umano. In sintesi: la psiche è attraversata da una energia di base che, originariamente indifferenziata, evolve in tendenze che successivamente definiamo personali, sessuali, relazionali e sociali. All’inizio, nel bambino, sarà presente una forma di energia volta soltanto al soddisfacimento narcisistico dei bisogni e, successivamente nello sviluppo, quando sarà in grado di distinguere il proprio mondo interno dal mondo esterno, l’energia psichica cercherà il contatto con l’oggetto esterno;
l’energia mentale, non viene intesa solo come forze psichiche mosse dall’attrazione verso il sé o verso l’oggetto ma, anche, come forze di repulsione, tendenti all’allontanamento, alla distruzione, e, definite, quindi, tendenze aggressive. Una parte di queste sono dirette verso l’Io stesso e determinano ciò che chiamiamo autodeterminazione e assertività, un’altra parte saranno dirette verso il mondo esterno e attivabili nel momento in cui qualcosa nel mondo produce uno stato emotivo di malessere. L’impulso aggressivo, e, quindi l’ira, ha origine in stadi precoci dello sviluppo dell’uomo ed è stimolato dalla reazione automatica alla frustrazione. Nell’essere umano, quindi, impulsi d’affetto coesistono nell’affettività umana con impulsi aggressivi.
Le forze psichiche, inoltre, non possono essere annullate ma solo rimosse, trasferendo l’impulso stesso a livello inconscio, così da essere ignorato sul piano della consapevolezza. Oltre alla rimozione però, può aversi anche il trasferimento degli impulsi aggressivi verso se stessi; gli impulsi diventano così autodistruttivi e autoaggressivi.
SUPERBIA: La superbia ha a che fare con la stupidità ma, stupidità, intesa in psicologia, non come deficit intellettivo ma in un senso più psichico e profondo; la stupidità, infatti, ha origini molto arcaiche nello sviluppo della nostra personalità e riguarda il momento in cui nasce il pensiero. La stupidità è essenzialmente l’incapacità di riuscire a costruire e generare dei pensieri positivi e costruttivi. Molto spesso, infatti, la persona mossa da questo stato affettivo, possiede psicologicamente un’incapacità nel riuscire a pensare ma, pensare in senso psicologico, intendendo con pensare lo stesso apparato psichico che genera i pensieri. L’origine della superbia, quindi, è da rintracciare in quel momento dove gli inevitabili difetti delle cure genitoriali (che ciascuno genitore in modo anche non voluto mette in atto), producono in tutti noi degli elementi di frustrazione. Proprio nel tentativo di superare queste frustrazioni, già il lattante, genera ciò che definiamo pensiero; cioè, di fronte alle frustrazioni si pone all’individuo, al bambino ma anche a tutti noi un’alternativa drammatica che è quella di ignorare la frustrazione, di fuggire da essa, di negarla, oppure, di riconoscerla e cercare di modificarla. Il cercare di modificarla è proprio ciò che noi definiamo pensiero. Le persone invase dalla superbia, non tollerano la frustrazione e reagiscono in modo opposto a come si dovrebbe; si tratta di persone in cui predominano tratti narcisistici e i caratteri sadomasochistici che producono una risposta psicologica deformata della realtà; sono persone molto competitive e, a causa di questi sentimenti, presentano un’elevatissima sensibilità per tutto ciò che può danneggiare la loro autostima per cui vivono il mondo come qualcosa che li sminuisce. Nel loro mondo interno queste strategie servono per evitare la catastrofe depressiva e cercano di non sentire dentro di sé il danneggiamento prodotto dalla loro stessa superbia, egoismo e voracità. La superbia dà luogo ad attacchi distruttivi contro tutto ciò che ha la funzione di unire quindi contro tutto ciò che è emozione positiva e benessere. Quando nel lavoro psicologico si presenta una persona la cui realtà psichica è dominata dalla triade formata da superbia, stupidità e curiosità intrusiva che opera in modo devastante, questi, sono indici di una catastrofe psicotica dove al desiderio di vivere si oppone il desiderio di distruggere.

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