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Giu 26

Identità sessuale, perversione polisessuale e vizi parlamentari

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In questi ultimi tempi è tornato prepotentemente alla ribalta il tema dell’orientamento sessuale tanto che politici, filosofi e intellettuali di ogni genere hanno battezzato questi ultimi tempi in cui viviamo come ‘gayzzazione’ intendendo con questo termine una vera e propria egemonia che i gay starebbero attuando nel dirigere le menti umane attraverso le posizioni di potere che sono riusciti ad occupare (moda, tv, giornali, politica, ecc). Oltre a queste teorie complottiste poi, molto si è parlato e scritto sulla possibilità di legittimare socialmente le coppie gay (i pax) o, dare loro in adozione dei bambini, comportando per l’ennesima volta una scossa ai tradizionali e rassicuranti valori della famiglia tradizionale (che tra l’altro appare di per sé notevolmente mutata rispetto agli anni passati) diffondendo e accentuando un senso di smarrimento derivante da una libertà sessuale fin troppo sbandierata. In ogni società si impongono a uomo e donna specifiche regole e aspettative di comportamento le cui deviazioni vengono giudicate negativamente; non è un caso, infatti, che prepotentemente, come fosse il gran finale di una situation comedy ben orchestrata, scoppia improvvisa, devastante e, assolutamente importante per la nazione intera, il terribile caso della scelta della toilette da utilizzare in parlamento da parte del deputato Vladimir Luxuria. Per la psicologia, i ruoli sessuali sono appresi durante il processo di socializzazione del bambino e perciò vengono interiorizzati, quasi sempre inconsciamente, e appaiono, quindi, culturalmente ovvi. In adolescenza, poi, le trasformazioni a livello corporeo, la ridefinizione in termini più emancipati della capacità relazionale, determinano l’emergere di una delineazione dell’identità sessuale che permette lo stabilirsi di una capacità relazionale autonoma futura coerente con la propria visione di sé. Ma più che soffermarsi sull’orientamento sessuale che ciascuno possiede, il dibattito contemporaneo dovrebbe evidenziare quali fattori e patologie psichiche continua a produrre la standardizzazione consumistica della sessualità. Ad esempio, nel caso dell’uomo si è passati, culturalmente, da una concezione di identità maschile basata essenzialmente sulla forza e sul compito di procacciare risorse per la famiglia con il lavoro ad un definirsi maschio in termini di vanità e potenza data da addominali ostentati e anabolizzanti, virilità perduta a favore dell’ansia da prestazione, corteggiamento sostituito da ricerca della prostituzione anche transessuale, dipendenza dal gioco e, la diffusissima, dipendenza dalla pornografia e da oggetti tra i più svariati tra cui il viagra. Non è andata meglio al cosiddetto ‘sesso debole’ che mosso da un rifiuto totale dell’essere donna vissuto dalle proprie madri e nonne come ‘regine del focolare domestico’ e, sottomesse gheishamente all’uomo, hanno sostituito la dolcezza e la misericordia del dolce-stil-novo con la carriera e la perfezione nell’essere mogli, madri, amanti col risultato di sentirsi strette in una morsa e di vivere una serie di paure, fobie e timori, tra l’altro socialmente accentuate dall’oriente che avanza con i suoi modelli femminili per la nostra società improponibili e, archetipicamente riproposti dal terrore del gruppo maschile atavico che sottomette e uccide anche attraverso l’atto estremo dello stupro (e nella condivisa libertà occidentale del silicone come ortopedia alla propria femminilità). Oltretutto, l’influenza massiva dei mass-media, fa sembrare come modello carico di attrativa e seduzione per le donne quello dell’imperante cultura delle veline e delle pupe. Per i gay e le lesbiche, invece, gli anni passati a nascondersi e a viversi come deviati hanno portato oggi ad una loro ricerca affannosa del riconoscimento a tutti i costi dell’essere considerati normali ed equiparati agli etero e, il difficile sdoganamento da immagini pavoneggianti date da travestimenti esagerati. Come si evince da queste considerazioni psicologiche, l’identità sessuale è qualcosa di molto più complesso che si attua attraverso un percorso di definizione del proprio sé che passa anzitutto dal percepirsi con un’adeguata immagine di sé come uomo/donna che al di là delle cornici etero, gay ecc., sente di essere una persona integra e funzionale che lavora, che ama, che gioisce, che vive nella sua realtà quotidiana personale, relazionale e sociale, un senso di sé unico, totale, coeso, coerente nei vari aspetti della propria personalità, ma, al tempo stesso, capace di reinventarsi, esistere e resistere e ritrovare il proprio equilibrio nelle diverse sfaccettature dei propri modi di essere, con senso di molteplicità e unitarietà articolata. Sulla perversione, invece, gli studi della psicologia contemporanea, evidenziano sia in soggetti etero che omosessuali, a volte, la presenza di un’anomalia patologica nello sviluppo emotivo primario, ma non in senso di scelta del partner sessuale ma, più profondamente psichica riguardante la vulnerabilità del proprio io. Cioè, in alcuni individui, si nota la presenza di un eccessivo investimento sul proprio sé da riferire a inevitabili difetti nelle cure familiari per cui, per coprire il fatto di non essersi sentiti amati con la seguente angoscia di frantumazione, da bambini si è investito in parti di sè riconoscendo come buono solo ciò che è identico a sé. Si è cercato, quindi, di salvare il proprio narcisismo primario concentrando la perfezione su di sé allontanandosi sdegnosamente da un mondo imperfetto che non ama e non dà le giuste gratificazioni. La scelta del partner sessuale, quindi, più che da una sana attrazione fisica, apparirebbe mossa da una ricerca allo specchio di se stessi. Da notare, inoltre, che in psicologia, il perverso è colui che non sente il legame amoroso e, il richiamo di un naturale istinto sessuale, ma, il suo istinto più che desiderio è ideologia legata essenzialmente all’invidia che erotizza il legame e imposta la vita sessuale sull’idea perversa. Ad esempio, nella perversione feticista si nota sempre un’ideologia gnostica e il senso dell’amore, del contatto e della relazione con l’altro, assumono sempre un carattere di sfida e di contestazione. La perversione, riguarda gli impulsi aggressivi e, per la psicologia dell’inconscio, già Freud affermava che di fronte alla prima e profonda impressione nel notare la mancanza del pene nella donna, il bambino preso dall’orrore può negare il fatto e convincersi di avere visto un pene. Il feticcio, quindi, incarna e allo stesso tempo crea la convinzione di un pene femminile che salva e protegge dall’angoscia di castrazione. Molti e complessi, quindi, sono i processi psicologici dell’essere umano legati alla propria identità sessuale e scelta del partner da erotizzare; a questo proposito, da notare come, i colleghi americani stiano evidenziando negli adolescenti di New York il ‘being open minded’ cioè, lo sperimentare le gioie del sentirsi emancipati intraprendendo relazioni polisessuali con i compagni di scuola senza alcun tabù. Cioè, gli eredi della rivoluzione sessuale, battezzati ‘post-gay’, non sentono la necessità di circoscrivere la propria sessualità e, per definirsi, più che utilizzare termini come maschio-femmina-gay-lesbica, amano chiamarsi etero-flessibili, ambisessuali, fluidi o, addirittura, ‘whatever’ qualunque cosa.

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