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Giu 26

Intern@utiche confessioni che scorrono via mail

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(NB: tutte le persone che hanno inviato le mail parzialmente pubblicate in questo articolo hanno autorizzato questa esposizione)

Noi di ‘Psicologia e Dintorni’, all’inizio della rubrica ‘lo psicologo risponde’ sapevamo di imbarcarci in un’avventura dagli esiti non prevedibili. Nessuno di noi sicuramente ne prevedeva il successo così eclatante con circa 230 mail giunte in otto mesi. Ma la cosa che sicuramente non era prevedibile era l’utilizzo che moltissimi dei nostri visitatori hanno fatto dello spazio poiché, oltre a domande, dubbi, incertezze e richieste di chiarimenti molteplici chiarimenti o problematiche, molti hanno preferito semplicemente raccontare le loro esperienze di vita semplicemente ringranziandoci di leggere la loro mail, come a trovare, nella possibilità di scrivere di sé su una semplice mail da spedire ad uno psicologo, uno spazio per parlare con se stessi, per chiarirsi o lasciare traccia di avvenimenti indelebili che hanno turbato profondamente il proprio mondo interiore. Noi di ‘psicologia e dintorni’ promuoviamo il miglioramento della qualità della vita e questo, non può avvenire senza quel naturale confronto con se stessi per vivere meglio e con gli altri che ci caratterizza come uomini e donne contemporanei. Per questo motivo, abbiamo pensato che queste perle di vita non potevano rimanere chiuse all’interno di un pc ma dovevano trovare uno spazio più ampio per dare testimonianza a tutti noi di come il disagio esiste, deve essere superato e diventare fonte inestimabile di forza e volontà nella vita.

“…si è mai sentita sola, triste, disperata e senza potere chiedere aiuto a qualcuno dott.ssa? E’ così che ci si sente di fronte a un padre che sfacciatamente mette le corna a tua madre…e con superbia te lo fa pure capire sfidandoti a dirlo a tua madre tanto lui lo sa che lei non mi avrebbe mai creduto… e poi ancora i suoi sguardi su di me, non che mi abbia mai messo le mani addosso, ma i suoi occhi così ripugnanti sul mio seno mi hanno sempre fatto sentire sporca e indegna di esistere… non avevo scampo…parlare significava distruggere la bella favola di mia madre, andarmene era impossibile a 15 anni… una rabbia come un’esplosione… per questo ho iniziato a bucarmi e buco dopo buco mi sono consumata…oggi finalmente guardo la sua tomba e sento un sollievo indescrivibile…”

“…lo so forse sono pazza, ma davvero mi creda quando mi taglio e vedo quel sangue che esce mi sento sollevata e l’angoscia non la sento più…eppure tutto intorno a me è perfetto una famiglia felice, degli amici favolosi, l’università vado bene… ho tanti progetti per il futuro…ma tutto scompare alla vista del mio sangue…che mi acceca ed è come se non potessi fare in un altro modo …quei piccoli tagli mi dicono che esisto… ”

“…vorrei scomparire secondo lei? me lo sono chiesta tante volte mi dico forse è per questo che non mangi perché vuoi scomparire dalla faccia della terra…così magra, pelle e ossa è bellissimo mi fa sentire benissimo …non voglio consigli non mi servono voglio solo dire che è assurda questo dire che è patologico che cosa è patologico? Perchè non è patologico fare gli ipocriti, i falsi, comportarsi senza dignità, andare in chiesa e poi schiaffeggiare i propri figli e fottersene del fatto che stanno male…dicono disturbi del comportamento alimentare come a dire che è qualcosa da pazzi mentre invece non è così…mi sento male se mangio come se non volessi mai essere contaminata dal mondo…”

“…ti sei mai sentito preso per la gola dottore? E’ così che faceva mio padre mi alzava dal collo e mi sbatteva al muro immagina? E sa cosa pensavo quando guardavo a terra ma chè stavolta mi lascia o mi fa morire?…. schiaffi in continuazione anche per cazzate … e io oggi lo so che erano cazzate… la cosa che più mi ferisce e che non mi ha mai voluto come figlio ma non so assolutamente perché…nel lavoro occupo una posizione di potere ma ancora tremo quando lo vedo…”

“…stavolta muoio, così seduto sul fondo della piscina dove mia madre mi ha appena buttato sapendo che non so nuotare ero convinto che sarei morto e quando ho visto mio padre sott’acqua ho sperato che non mi prendesse per riportarmi su…la stessa speranza mi è venuta quando ho avuto l’incidente anni dopo…dicevano tutti che era pazza ma nessuno ha mai pensato a togliermi da quell’inferno….”

“… faccio finta … sempre allegra, disponibile con tutti …ma non mi fido di nessuno nemmeno del mio ragazzo ….in tutti questi anni questo ho capito che bisogna essere falsi perché più stronzo sei meglio è per te…perché la mia sofferenza non è mai interessata a nessuno!che si fottano… in fondo siamo tutti uguali facciamo sempre finta ma quando mettiamo la testa sul cuscino lì c’è da ridere perché sappiamo che nessuno ci ama veramente per quello che siamo…”

“…senza un perché mi ha lasciato e da quel momento ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e oramai sono 4 anni di inferno…perché senza nemmeno una parola non meritavo nemmeno un saluto?…con chi sono stato? … Scopro poi cosa assurde che in 8anni di rapporto aveva detto e fatto alle mie spalle…perché prenderci così in giro? E i bambini?…”

“…così affettuoso pieno d’amore a me alle nostre figlie…al funerale di sua madre non ha versato nemmeno una lacrima…dormo con chi dormo dottore?…”

“…se cerco un abbraccio si allontana, se cerco una carezza si allontana se ho bisogno di affetto non c’è mai…perché non riesco ad andarmene?….”

“…come se in me convivessero tante personalità…inizio una cosa poi mi scoccio allora ne inizio un’altra penso sia quella giusta ma mi scoccio di nuovo e allora vado giù giornate intere a stare sola senza volere più uscire fare qualcosa…e se ne parli agli altri non ti capiscono…sei strana…mi sento sola…”

“ …e tira di coca sempre…ho iniziato anch’io e ora non so come uscirne…”

“…potrei mai uscire alle tre di notte no! e giù a mangiare tutto quello che c’è nel frigo e più ingoio più mi si riempie la pancia più sto meglio davvero…un vuoto insopportabile…”

“…lavoro sempre quindi solo il sabato mi rilasso…ma non ci riesco e allora…non posso farne a meno..se non rido che vita è?…”

“…meno male che oggi ne parlano alla mia epoca era normale stare in classe e prenderle di brutta…da aiutare?…quando mi alzo ho ansia, quando vado al lavoro ho ansia, quando sto a casa ho ansia, quando sto con mia moglie ho ansia…anche con mio figlio piccolo ho ansia…di questo devo ringraziare i miei compagni di classe e sarei curioso di sapere se sanno cos’è la paura….”

“….so cosa significa dolore, dolore è impotenza, smarrimento incredulità e solitudine…ti rende forte? bho ti rende diverso penso…”

Ciascuno di noi sa che la comunicazione passa per le parole; ma non sempre le parole possono essere dette a qualcuno perché, magari, quel qualcuno a cui teniamo pensiamo potrebbe non comprendere sino in fondo quelle parole. D’altronde, molte volte, sono parole che abbiamo pensato in un passato lontano e poi schiacciato giù perché colpevoli di fare male dentro. Ma le parole parlano del posto a cui apparteniamo e di quelle luci, o ombre, che ci fanno vedere le cose nel modo in cui sono realmente. Quel reale dove si lotta per bruciare e per sigillare il futuro in un luogo dove si è presenti con le proprie parole.

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