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Giu 26

La coppia: naturale pienezza generatrice

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La metafora più azzeccata che riesce a descrivere la straordinaria alchimia che si genera e si sviluppa dall’esperienza in due, parla di due strumenti musicali che cercano di suonare all’unisono. Effettivamente è proprio così. La coppia è un vero e proprio laboratorio relazionale dalle sfumature impercettibili ed emozionalmente private. Ciascuno di noi sa che il sentimento amoroso può esprimersi in diversi modi: quello che proviamo per il nostro migliore amico che ci fa sentire non più da soli e ascoltati, l’amore di un genitore per un figlio, che arricchisce di esperienze che ci confermano che anche quando non ci saremo più lasceremo tracce di noi stessi in lui e nel mondo, l’amore per un fratello che condivide con noi il cercare l’approvazione genitoriale, l’amore per un animale che ci fa compagnia in modo del tutto incondizionato e con il quale sperimentiamo il riuscire a dare senza pretendere nulla. Ma ciascuno di noi sa anche che la naturale tendenza all’innamoramento e alla ricerca del partner ci trascina, anche contro la nostra stessa volontà, all’incontro con l’altro, al cercarlo in ogni dove, a volte in modo confuso, affannoso e ossessivo, e, incontrando colui o colei che ci fa stare bene, mettersi insieme per condividere un progetto di vita in comune, con la convinzione e la speranza che sia per sempre. Sono molte le tappe che dal primo incontro portano alla formazione della coppia: la prima pizza insieme, la prima ‘ansiogena’ notte, la presentazione agli amici e alla famiglia, la convivenza ecc. Ma stare insieme ad un altra persona, amarla e accettare di farsi amare, anche nel solo modo che l’altro conosce, significa sottoscrivere in modo simbolico un vero e proprio codice esclusivo di quella coppia, dove si accetta il compromesso, si decide un modo proprio di come vivere la relazione e, si organizza un proprio patto; un patto, in cui i due offrono e ricevono in uno scambio affettivo che rende felici. Da qui, ogni giorno si affronta in due l’esperienza della routine quotidiana, si affrontano i problemi della vita in due, si uniscono le risorse e si trovano quei modi ‘esclusivi’ di stare insieme che confermano la propria esistenza con l’altro. Tutto questo definisce ciò che di unico e irripetibile si vive nell’esperienza che condividiamo con il partner. Ma ciascuno di noi sa anche che il sottile gioco che lega le coppie immerse nella contemporaneità del mondo in cui viviamo, parte da un presupposto diverso rispetto alle generazioni del passato che si sceglievano e, la loro scelta, doveva essere per sempre. Oggi, nessuno intende rinunciare alle proprie libertà e, per questo motivo, per fare durare una coppia, occorre fondare dei parametri in cui il cui patto che lega l’uno all’altro deve essere fortissimo. La destabilizzazione dei legami affettivi attuali, definita dal sociologo Zygmunt Barman ‘liquidità per descrive l’abissale solitudine di amori che si consumano in fretta e non occupano posto nelle esistenze dove ci si conosce, ci si mette insieme e poi si scompare alla ricerca di un nuovo amore rivela passioni intense ma brevi, storie finite che si trascinano nel tempo, relazioni stabili ma soggette alla routine, incontri che promettono bene ma terminano in fallimenti. La mancanza di comunicazione, l’invischiamento con le famiglie d’origine, la ripartizione troppo rigida di ruoli, mansioni e responsabilità, la limitazione alla realizzazione di sé, dei propri spazi personali sono soltanto alcuni dei problemi che affliggono le coppie che, molto spesso, sacrificano il dialogo a favore dell’immediatezza offerta nella soluzione data dalla rottura e dalla dolorosa separazione. Dal litigo all’incomunicabilità alla ‘crisi di coppia’ il passo è breve. E’ bene sapere che la crisi di coppia nasce essenzialmente quando uno dei due o entrambi mettono in discussione, anche in modo inconscio, il patto iniziale e, soprattutto, quando nella coppia comincia a negarsi l’Io profondo di uno dei due. Il copione relazionale può rendere prigionieri di un modello di coppia che elaboriamo nell’infanzia e tendiamo a ripetere sempre (molte dinamiche e comportamenti sono il risultato di relazioni infantili apprese per ottenere gratificazioni, ricevere sostegno e attenzione); da ciò, per salvare il legame, occorre interrompere lo schema limitante. Un rapporto può non durare per sempre ma un amore può durare soltanto se entrambi i partner si scelgono tutti i giorni è hanno la capacità di dialogare, di parlarsi per riaffermare ogni giorno il proprio sentimento. Mi viene in mente come, nell’intervento psicologico, molto spesso mi accorgo di come entrambi i partner, lottando per riportare la relazione di nuovo in equilibrio, sono colti da stupore quando, cercando di capire cosa che nel bene e nel male li rende ancora uniti, si accorgono e riscoprono che quell’intimità dello stare insieme, quel conoscere le emozioni più profonde dell’altro, l’avere condiviso con l’altro le proprie antiche ferite o i propri sogni, l’avere raccontato cose di sè mai dette ad altri, tutto questo e altro ancora, non sarebbe mai potuto avvenire se non con quel partner perché, nessun altro avrebbe “capito” ma, lui/lei si. E’ questo che preserva il senso di appartenenza all’altro. Unirsi in un legame sentimentale con l’altro significa divenire parte del suo destino e lui/lei del mio e, accettare il mio e il suo destino insieme. Infatti, nessuna storia inizia per caso e, la scelta del partner, non è mai casuale; una persona piace anzitutto perché con il suo modo di essere inconsciamente ci riporta ai primi legami d’amore della nostra vita. L’errore che porta alla crisi, quindi, a volte, è da rintracciare in una simbiosi deleteria che possiamo avere messo in atto oppure, se inconsapevolmente ci siamo assegnati dei ruoli che hanno imprigionato la coppia. Quanti di noi si accorgono, ad esempio, di quelle coppie dove lui assume il ruolo del salvatore e lei della fragile da salvare, oppure, dove lei si preoccupa di curare le ferite di una madre assente per lui, oppure ancora, quando lui riproduce la tenerezza di un padre affettuoso che è mancato a lei. Proprio questo deve farci riflettere, perché è vero che l’altro deve colmare le nostre, a volte intollerabili, mancanze, ma, non dobbiamo mai dimenticare che lui/lei hanno una loro personalità, un loro modo esclusivo di essere, ed è proprio questo che ci piace. Se, invece, dimentichiamo questo e prendiamo l’altro per ciò che non è, sperando che ci guarirà, che riempirà quel vuoto che viene però dalla nostra storia personale ecc. sarà soltanto la persona che riempie le mancanze e basta. Se, invece, accettiamo l’altro per quello che è, viviamo una relazione con una persona autonoma, la coppia diventa uno straordinario strumento di forza e crescita. Molti definiscono la coppia come la somma di due nevrosi identiche o complementari; io ritengo, invece, che sia fondamentale nella coppia che tra i due partner il contratto affettivo che li lega si basi sulla sincerità, sul dialogo e sul sentirsi veri, così come si è di fronte all’altro ed essere amati proprio per questo. Soltanto così, è possibile viversi in una coppia piena e generatrice che possa saper gioire del piacere di esistere in due.

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