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Giu 26

Non-solo-dico: il tradimento vero male dell’unione

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E’ incredibile come il dibattito attuale si sia centrato nell’indicare con certezza quali sono i modi di vivere giusti per un’unione sentimentale. Si è, infatti, osservato come da un lato c’è chi onnipotentemente (il vaticano ad esempio) ha definito le autentiche basi di una famiglia e chi, portavoce di una modernità non precedentemente elaborata (alcuni politici, pseudo-intellettuali, ecc.), ha affermato con forza cosa è o non è una coppia. Noi di ‘psicologia e dintorni’ cerchiamo di promuovere quel naturale processo che garantisce l’utilizzo di risorse di pensiero per far fronte alla vita in modo il più possibile positivo. Per cui, più che soffermarci sull’indicare quale unione sentimentale possa essere giusta tra pax, dico e matrimoni tradizionali (tra l’altro è meglio lasciare la libertà ai due individui che decidono di percorrere un percorso di vita in comune) preferiamo proporre una riflessione psicologica sull’unione e spostare l’accento sull’avvenimento che maggiormente produce la rottura (a volte momentanea e riparabile altre volte no) di una coppia: il tradimento. Il legame di coppia rappresenta quel desiderio di eternità e di sicurezza di una persona e il tradimento del proprio compagno o della propria compagna mostra come tutto ciò che appare perfetto può drammaticamente finire. Il tradimento conduce alla consapevolezza della profonda solitudine e separatezza degli uomini e mette di fronte al fatto che non si può fare totale affidamento su un altro. Tradimento coincide con l’affermazione della solitudine di ognuno di noi. Non crediamo che l’essere umano sia comunque destinato ad essere tradito o a rimanere solo. Certamente il tradimento corrisponde a un momento drammatico dove ci si accorge di essersi affidati alla persona sbagliata. Ma dietro ogni delusione si cela un’illusione. In questo caso l’illusione dell’unione assoluta. Abbiamo notato tra l’altro, dall’esperienza clinica nel nostro studio di psicologia a Palermo, che molto spesso si tradisce non per una passione o per soddisfare una necessità erotica, ma per affermare il proprio Sé e la propria libertà. Sembra paradossale poiché l’unione nella coppia si fonda proprio sulla libertà, su una libera scelta. Probabilmente, l’individuo sente intrappolata la possibilità di crescita di una parte di sé. Da ciò, la paura di affidarsi totalmente all’altro. Inoltre, se i due partner hanno la pretesa di trovare nell’altro assolutamente tutto, si determina una situazione claustrofilica per cui la relazione è destinata a finire. Non é psicologicamente sano presupporre che nell’altro si possa trovare assolutamente il tutto. Un’altra questione che appare nel tradimento è l’esigenza di esprimere una parte di sé che si é sempre nascosta o che si é sempre voluta nascondere; colui che tradisce agisce anche la sua parte trasgressiva. Inoltre, quando il traditore si lascia scoprire si determina una dinamica nella coppia, che stabilisce chi è la vittima e di chi è la colpa. Così, il tradito assume il ruolo di vittima trasferendo tutte le colpe e le responsabilità all’altro. Ma, se si analizza più a fondo si scopre che, in realtà, il tradito ha inconsapevolmente incoraggiato il tradimento. Tra l’altro è il senso di colpa che guida traditore nel bisogno di essere scoperto per un bisogno di punizione, più che di perdono. Noi di ‘psicologia e dintorni’, tra l’altro, sosteniamo, insieme a molti altri colleghi, che il tradimento non può essere considerato un cambiamento in positivo della persona come sostenuto dallo psicologo Hillman, che presenta alcune storie tra cui quella del padre che tradisce il proprio figlio per iniziarlo alla vita. La polemica con l’ipotesi di Hillman nasce dal fatto che molti di noi pensano che non necessariamente per diventare forti occorre vivere delle esperienze dolorose. La forza di un individuo deve basarsi sulle esperienze sane e positive. Se così non fosse ciò significherebbe che ogni essere umano è condannato a infliggere e a subire il tradimento sin dalla nascita. Tradire con intenzionalità è inganno; gli inganni non possono aiutare a crescere. Del resto, i così definiti traditori patologici, nel loro passato, sono stati bambini traditi anzitutto dai propri genitori. Da queste nostre brevi considerazioni psicologiche si nota come i tradimenti all’apparenza mossi dall’erotismo e dalla passione, il più delle volte, sono dettati da altri motivi. Chi tradisce sa di non riuscire a manifestare nel rapporto di coppia tutte le parti del suo essere, soprattutto quelle inerenti la sessualità più primitiva, l’amore più autentico, la tenerezza più fragile e l’affetto che muove verso il senso della continuità. Nella sfera affettiva si investono quote del nostro sè maggiormente legate alle esperienze antiche della simbiosi “madre-bambino”, ovvero quel senso del fisico, dell’intimo e del corporeo, senza il quale molti di noi vivrebbero sentimenti di estrema solitudine e crolli emotivi eccessivi. Molti uomini e molte donne oggi al di là di orientamenti sessuali, prese di posizione politica e credo religiosi affermano anche nel loro piccolo quotidiano con forza la necessità di imprimere una parola che ancora non trova ancoraggio: civiltà. E nella sfera in due civiltà significa anzitutto rispetto. Rispetto per quel Sé dell’altro che autenticamente si è aperto e donato. Proprio per questo, a volte, più che tradire è meglio dire. Tradire rappresenta comunque una fine. Civiltà significa lasciare e andare piuttosto che causare del male.

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