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Giu 26

Provincia, periferia, centro: dov’è casa nostra ?

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Si è prodotta una grande spaccatura morale nel paese su tematiche riguardanti l’integrazione di alcuni che passa anzitutto dal rifiuto dell’emarginazione e del ghetto. Questa tematica, a noi molto cara, si è scatenata anche nella nostra rubrica con alcune specificazioni via mail inerenti l’articolo “Quando Palermo è grande: F. Corrao” con vere e proprie specificazioni di ‘…reale e oggettiva presa di posizione contro la provincia siciliana…’ come scrive Giosnik e, ancora, ‘…la provincia è l’unica e vera risorsa contro i mali di una società deviata come quella palermitana nella quale sono nato e ho abbandonato trasferendomi in provincia recentemente…’ come sottolinea Franco44. L’articolo, in realtà, parlava di Palermo (e, parafrasava uno slogan pubblicitario sulla squadra di calcio apparso sui muri della città e, molte province, ricordiamo che tifano Palermo) ma, chiaramente, utilizzava la città come scenografia per rappresentare degli elementi emotivi che, a nostro avviso, riguardano l’intera regione siciliana: in una parola, il bisogno di essere normali e, il darsi la possibilità di elaborare le sofferenze passate muovendosi verso la possibilità di pensare un modo nuovo di essere autonomi. Ma, visto come l’argomento è risuonato in alcuni di noi, possiamo permetterci, allora, di portare la riflessione psicologica ancora più avanti, facendo notare come, se di separazione si vuole parlare dobbiamo guardare anche fuori dal nostro contesto isolano, poiché vi è una scissione che riguarda l’Italia intera. Infatti, la separazione tra ciò che è dentro è ciò che sta fuori dal centro è marcata ed accentuata in ogni regione, sia dal punto di vista oggettivo (attraverso la creazione di spazi appositi dove posizionare ciò che non è centrale) che mentale. Soffermandoci, nella nostra rubrica solo sullo psichico, notiamo ad esempio, che alla sua uscita nelle sale cinematografiche il film ‘cosa nostra’ di F. Comencini ha fatto discutere dividendo le persone tra esaltazione e critiche aspre mostrando, così, una dicotomia che manifesta una profonda spaccatura che è morale, ma, sopratutto psicologica nell’incapacità di oggi di riuscire ad affermare la propria identità individuale per poi accogliere anche la diversità di un mondo che è plurale. Per molti, la causa di questo, è da rintracciare nella crescita consumistica che avrebbe accentuato un distanziamento sub-culturale tra il centro, la provincia e le periferie delle grandi città; ciascuno, infatti, può accorgersi di come la nostra società, abbia prodotto vere e proprie linee di separazione tra città e periferie, città e province, città e città, quartieri e quartieri. Volendo individuare differenze e simmetrie nelle convivenze in provincia e in città, la psicologia ha evidenziato come la convivenza nelle province e nei paesi, sia caratterizzata da un forte grado di omogeneità degli abitanti rispetto ad alcuni valori condivisi, quali la presenza di un forte senso dell’essere gruppo, del vicinato, e, intrattenere relazioni in termini di amicizia e solidarietà; invece, nelle metropoli, prevale l’individualismo, la debolezza dell’amicizia e del vicinato, e, i valori, sono nettamente materialistici ed egoistici. E’ ben lontana, quindi, l’idea di polis di Aristotele in cui la cittadinanza garantiva la prerogativa di uomo libero e, l’appartenenza a un comune ethos. Ci troviamo d’accordo nel notare, infatti, che in un mondo che si definisce globale sotto la spinta del mercato e della comunicazione, per paradosso, si rendono ancora più ampi i divari che separano i più favoriti dai meno favoriti. Meno favoriti che, non per attrazione ma per necessità, si spostano verso ciò che è centro perché questo potrebbe dare una vita più decorosa. A questo proposito, i lavori sociologici di Danilo Dolci a Palermo ma anche di Anfossi, Talamo e Indovina a Ragusa, hanno confermato come il passaggio da una cultura periferica a culture più urbane può produrre nelle persone conflitti e problemi. Tra i nostri problemi sociali non si può non sottolineare, senza entrare nel merito delle politiche, che, in Sicilia, c’è il più basso tasso di scolarizzazione e il più alto tasso di abbandono scolastico di tutta la nazione, ma, andando, poi, ad osservare in dettaglio anche la periferia di Palermo, nonostante i ben noti disagi, i diversi quartieri, come testimoniato, tra l’altro, dal lavoro svolto in prima linea dalla collega Ivana Caruso a Brancaccio, manifestano un fermento di idee e di pensieri che, secondo noi, se adeguatamente colti, potrebbero essere tramutati in un stimolo volto a favorire lo sviluppo. Il concetto di periferia e provincia, quindi, ha certamente un suo valore nel fornire indicazioni sulla necessità di porre come base di ogni democrazia la certezza del diritto di una reale uguaglianza dei cittadini. Tornando poi sulle convivenze cosmopolite, che tanta attrazione suscitano in molti di noi, la psicologia ha evidenziato come un fattore predominante tra gli abitanti in città sia quello della competizione che, forma elementare di lotta per la vita, produce molti disagi a scapito della libertà dell’uomo. Effettivamente molto si potrebbe dire sul concetto di libertà; proprio sulla libertà, ci sembra che meglio esprima il concetto Mauro Corona, attualmente lo scrittore italiano più venduto all’estero, che si sta caratterizzando come vera e propria icona di originalità delle nuove generazioni, che esternalizza, senza saperlo, un paradigma caro alla psicologia, quello della moltitudine del sé come vera libertà della persona di potere scegliere ogni giorno cosa vuole essere liberandosi dai condizionamenti patologizzanti. A questo proposito, sulla “…presa di posizione contro…” evidenziata da alcuni lettori, sottolineamo che in psicologia non si prendono né posizioni né si accentuano le separazioni; questo perché, un parametro base di ogni studio della mente e di ogni incontro umano è la consapevolezza che etichettare l’individuo a seconda del sesso, luogo di provenienza, religione o quant’altro, in realtà, non fa cogliere la profonda ricchezza che ciascuno possiede (anche nella psicologia individuale, ad esempio, si nota come separare parti psicologiche del proprio sé accentua la patologia); invece, si riconoscono ai fattori sociali del disagio un peso rilevante: la sofferenza psicologica è un segno di disfunzionalità non solo personale ma, anche sociale e collettivo. E, oggi, globalmente è in atto un’innalzare muri, anche a livello mondiale, che non favoriscono lo stare bene. Ognuno è una ricchezza; per sé e per gli altri e, per trovare e riconoscere se stessi, occorre anche lo sguardo dell’altro verso di noi, anche, di quell’altro che sentiamo, a volte, estraneo perché posizionato non in centro. Sembra inutile resistere al fascino del centro e della globalizzazione ma, questo non deve portare a un disgregamento del sentimento del noi che unisce le persone, a favore dello spaesamento, della solitudine e delle difficoltà nei rapporti umani.

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