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Giu 26

Psicologia, religione, magia e immacolata minaccia della guerra santa

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Dai tragici eventi dell’undici settembre si è innescato un concetto antico che è divenuto sfondo alle vite di ciascuno nel mondo occidentale. La religione e il sacro, sentimenti e preghiere arcaiche, che già negli anni precedenti il terribile attentato erano tornati alla ribalta con i diversi movimenti della new age e l’affermazione di una spiritualità standardizzata e già confezionata come moda globale, oggi, sono risvegliate dall’archetipo universale del terrore della guerra santa nel nome di Dio. Guerra fondamentalista che nel nome della religione separa e non unisce i popoli. A questo scenario, si è, inoltre, casualmente inserito l’enorme successo di un libro e film cult, “Il codice Da Vinci”, che, offuscando l’immagine, peraltro già traballante, di una chiesa cattolica liturgicamente distante, inserisce un dubbio che può portare al peccato trasgressivo di seguire un nuovo comandamento nel nome del femmineo. Ma, la religione e il sacro, trovano anche grande risalto nel mondo dello show-biz come mostrato da Marilyn Manson che senza pudore si dichiara satanista e Madonna che nel nome del culto della sua caparbietà e capacità di rigenerarsi, che ancora la pone icona indiscussa anche delle nuove generazioni, si fa crocifiggere con una corona di spine in testa anche nella città di San Pietro. In più, il proliferare delle sette o dell’underground church di New York e dei Jesus Camp (Campi di Gesù) di vari stati americani che arruolano bambini e li educano alla guerra santa contro gli islamici, fa presagire scenari apocalittici che meritano qualche spunto di riflessione psicologica. In Psicologia, è nota la posizione di Freud che considerava la religione un’ossessione nevrotica e soddisfacimento allucinatorio di bisogni e desideri infantili, ma, non è altrettanto nota la posizione di un prete protestante, O. Pfister, che denunciò i peccati di omissione della teologia nei riguardi della Psicologia e, applicò le scoperte e le tecniche di guarigione di Freud alla cura delle anime della sua chiesa, non prima di avere aderito al movimento psicologico. Per Jung, invece, è centrale la ricerca di senso, che diviene misticamente religiosa, come attività decisiva della Persona nel cercare di vivere intera la propria vita e stare bene. La religione, quindi, esiste da sempre come il cinabro che non è solo solfuro di mercurio ma, un simbolo alchemico che rappresenta un momento cruciale della ricerca interiore dell’uomo; un traguardo, ma anche un indizio nella riscoperta di sé, di quel sé, che poi è il vero oro filosofale. Volendo azzardare una qualche simmetria, sicuramente non tecnica ma di pensiero, tra scienza della mente e misticismo, notiamo come Dio ha creato il mondo parlando e il dire divino forma le cose. Il dire dell’uomo è, allora, l’unico modo per comprendere l’opera celeste. E’ il dire, è un elemento che accomuna religione e Psicologia.
Parlare di magia in un contesto quale quello psicologico può sembrare ancora più azzardato, lì dove la scienza si impone sulla credenza. Ma affrontare questa tematica dal punto di vista psicologico, significa analizzare non tanto la Magia di per sé stessa, ma discutere sul concetto di speranza che muove gli individui. Per definizione con Magia si intende una visione del mondo dominato (o soggiogato) a forza occulte, le quali, attraverso poteri, formule, invocazioni o riti, possono essere dominate dalla volontà del mago. Discutere di Magia non è anacronistico, in quanto la credenza è parte del tessuto culturale e tutt’oggi è fortemente influenzata dalle tradizioni rurali, regionali.
Magia è, anche, superstizione, tutta quella serie di rituali (non passare sotto la scala, se passa un gatto nero, ecc…) dei quali sconosciamo l’origine storica ma che, tramandati verbalmente, vengono ancora mantenuti, come se le nostre azioni possano influenzare la buona o cattiva sorte.
La Magia, infatti, condivide con la religione un concetto a metà strada tra credenza e fede e cerca nella religione un “riconoscimento” circa il suo potere, non a caso i maghi si ritengono investiti direttamente da Dio o nelle formule sono comprese preghiere e invocazioni. Ma le similitudini si infrangono nel momento in cui la magia sostiene di poter controllare e dirigere le forze occulte, mentre il religioso crede nella Volontà divina e nel libero arbitrio.
Eppure, anche nel mondo contemporaneo, più smaliziato e interculturale esiste sia l’interesse, sia la credenza, verso la magia, accadimenti giudiziari che hanno coinvolto personaggi quali Wanna Marchi o altri sedicenti maghi, guaritori, santoni e imbonitori, hanno evidenziato uno strato sottocutaneo della società dei nostri tempi, dove la “credenza” ha ancora un posto di spicco.
Ma bisogna distinguere tra il ‘cliente’ e la ‘vittima’, del mago, perché, se il primo crede fermamente di poter conoscere e controllare il proprio destino e quello altrui, il secondo , spesso, si trova in uno stato di fragilità psicologica, o per via dell’età o nel caso in cui sta affrontando direttamente o indirettamente una malattia, un tracollo finanziario, o perché qualcosa ha coinvolto negativamente la sua famiglia. L’imprevedibilità dei fatti o la tenera fragilità di alcuni anziani, rendono più esposti al raggiro, in questi casi
Possiamo quindi affermare che misticismo e religione, sono elementi psichici inconsci così delicati che, il cercare di farli vibrare, può determinare nella mente accadimenti che minano la capacità obiettiva e razionale di pensare; infatti, il loro utilizzo, ha solo un obiettivo manipolativo e persuasivo, per cui, l’inarrestabile vortice di popolarità mediatica delle speculazioni religiose non riguarda il cammino spirituale che ognuno liberamente e nel rispetto delle posizioni altrui può scegliere di vivere, ma soltanto un generare tensione e angoscia per determinare dei comportamenti di massa furbamente giostrati. Da qui, molti nel mondo, si chiedono il senso di questo inneggiare a guerre sante salvifiche di un credo di pochi ma non di molti; soprattutto non di coloro che perdono la vita, unico e reale valore da difendere. Tornando al rapporto tra Psicologia e religione tornano alla mente le parole di un grande specialista francese, J. Lacan, che sosteneva che sulla base della funzione del soggetto supposto sapere qualcosa di Dio esiste nella scienza, perché è molto difficile difendersi dall’illusione che il sapere trovato attraverso il significante esista da sempre. La Psicologia non è religione, infatti, nella cura psicologica la funzione finale dello specialista è quella di sparire dopo avere restituito alla persona il bandolo della sua esistenza … nelle religioni, invece, la funzione finale del divino non è scomparire, ma offrire rifugio eternamente per i mali, le angosce e le impotenze che da sempre sono sulla soglia dell’anima dell’umanità intera.

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