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Giu 26

Quando Palermo è grande: F.Corrao

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“Voglio anche te per fare grande il nuovo Palermo” è lo slogan lanciato sui muri della città per la campagna d’abbonamenti dell’omonima squadra di calcio oggi hai vertici, ma, questo slogan, non può non farci riflettere sul significato e sul senso dell’essere i numeri uno che nel quotidiano ciascuno di noi vive nei diversi contesti in una città come la nostra. Non possiamo, infatti, dimenticare, che fino a poco tempo fa, Palermo e i suoi cittadini, venivano considerati e si autopercepivano con forti sentimenti di svalutazione derivanti da un passato fatto di mafie, lobby politiche, soprusi, attentati, sparatorie, sottomissioni, cose malfunzionanti e lacerazioni profonde. Nella contemporaneità della metropoli siciliana le cose, però, sembrano nettamente cambiate; oggi, infatti, sempre di più si afferma un’autenticità ed una forza che fanno di Palermo la città in assoluto dove l’audacia, la temerarietà, il coraggio di alzare la testa si esprimono come baluardo di una nuova fierezza nell’affermare: io sono di Palermo! Ma cosa significa essere parte di una comunità? Cosa distingue un semplice aggregato di individui da una vera e propria metropoli funzionante? In Psicologia, una vera comunità, viene definita da alcuni fattori quali sentirsi simili agli altri per riconoscersi interdipendenti, sentire di far parte di una città che offre e mantiene una struttura affidabile e stabile, un senso del noi come sentimento di appartenenza e soddisfazione dei bisogni, una vera e propria connessione emotiva condivisa; ciascuno di noi può valutare se questi, nell’attualità a Palermo, sono traguardi raggiunti (basti pensare alla malasanità…). Inoltre, in Psicologia, si sostiene come gli elementi del proprio ambiente di vita attraversano e fondano l’identità di ciascuno, un inconscio transgenerazionale e collettivo con i quali fare i conti e, Palermo, ingloba e denota elementi psichici carichi di atmosfere e colori mediterranei esclusivi dovuti al suo passato quali le interconnessioni tra sacro e spiritualità profana, la contrapposizione tra il bene e il male, la santità, il rapporto tra dominante e dominato, sobrietà e rigore, tra erotismo, vita e morte, bellezza e miseria, ombre e colori. Ma, soprattutto, essere grandi, vincenti e al top, a Palermo, significa risignificare alcune caratteristiche caratteriali esclusive di questa popolazione, le quali si sono affermate dalle sofferenze passate dove, all’ incapacità di costruirsi e di esistere come persone libere e autonome, si è affermato il bisogno di non essere più travolti dagli imperativi delle diverse chiese (partiti politici, lobby, mafia, raccomandazioni) che negano e sottomettono l’individuo in nome del compromesso, degli egoismi e dei piccoli interessi immediati e solo di alcuni. Caratteristiche quali la caparbietà e ferrea determinazione nel perseguire gli obiettivi, la brama di vivere è il bisogno di essere vincitori, permettersi tutto con il difficile esercizio di un’estrema libertà, rigenerarsi dalle proprie ceneri pur rimanendo se stessi, rilanciare la posta in gioco, affermare idee controcorrente e polemiche, l’essere sfrontati e disincantati, bellicosi e veri, in una diligenza fatta di rabbia e dolore espressa dal saper lavorare sodo sempre e comunque contro stereotipi e pregiudizi. Queste rispondenze rimbalzano sorprendentemente in ciascuno di noi e sorprendentemente si ritrovano in una schiera di volti celebri di Palermo che resistono nell’immaginario collettivo (Sciascia, Falcone e Borsellino, ecc.) che hanno accompagnato la formazione culturale, le emozioni e i ricordi di ciascuno divenendo punti di riferimento assoluti per quelle caratteristiche caratteriali di feroce determinazione e inafferrabile caparbietà nell’affermare se stessi. A questo proposito, in Psicologia, non possiamo non citare il lavoro clinico svolto a Palermo, sino alla sua morte, da F. Corrao, che, ha aperto nel panorama scientifico nazionale e internazionale un’epoca nuova nell’esplorazione e nella conoscenza dell’uomo e delle cause dei sintomi di disagio e malessere interiore. Partito dalle scoperte di Freud, che ha fondato la cura del disagio, vi ha portato una più aspra volontà di sottolineare che la pratica clinica svolge un lavoro scientifico sul malessere della persona ma, soprattutto, sulle sue capacità di trasformazione e soluzione e, lavorava sul disagio visto come limite per le risorse potenziali di ciascuno. Corrao, ci ha lasciato in eredità una neoavanguardia psicologica che fonda la visione della clinica come arte del guarire; un’eredità viva e vitale capace di ispirare sviluppi ulteriori e risposte adeguate alle problematiche attuali. Palermo è grande e lo si dimostra in molti campi. Tornando sullo slogan, un altro che campeggia dai manifesti recita: rosanero sono! Noi, servendoci del linguaggio Pirandelliano, accostiamo a questo il concetto individuo sono!, proponendo un binomio che ci annuncia che è entrato in scena l’oltre della persona a recitare una parte da protagonista!

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