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Giu 26

Trescata adolescenza: generazione parkour

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Negli ultimi tempi gli adolescenti sono diventati i protagonisti assoluti delle cronache contemporanee. Attorno a loro si è acceso un’infuocato dibattito nazionale nel tentativo di decifrare gli allarmanti messaggi della generazione J-pod. Dopo generazione X, fotografia impietosa del mondo giovanile degli anni ’80, la generazione 8 (così autodefinitasi durante lo scorso G8 per il forte sentimento di sdegno mostrato di fronte all’imperante indifferenza dei governi mondiali nel non porre uno stop alla fame nei paesi più poveri) si racconta costantemente illuminata dai riflettori del palcoscenico di telegiornali e video su google. I sogni, i problemi, le contraddizioni di una generazione che vive di chat, blog, pockast, mp3, e-bay in interconnessione digitale permanente con qualche problema di interfaccia con il mondo reale. Bullismo, aggressività, violenze, uso e abuso di droghe, alcool, vizi e necessità di una generazione che appare tragicamente consumata. Ad allarmare uno scenario scottante anche l’inquietante inchiesta della giornalista Marida Lombardo Pijola che nel suo libro-scandalo racconta con dovizia di particolari i pomeriggi-choc degli undicenni di oggi che nelle discoteche romane vietate ai maggiori si consumano tra cubi, spogliarelli, extasy, alcool e ‘trescare’ (termine coniato dai giovanissimi che significa fare sesso con coetanei appena conosciuti), attuando comportamenti sessuali ed esibizionistici inadeguati per l’età che potrebbero far impallidire molti adulti dalle tendenze libertine. Nel dibattito si è parlato di assenza di modelli e valori, di troppo permissivismo e di una società che nel suo porre come divinità assoluta un modello consumistico del tipo tutto-e-subito, ha reso i giovani di oggi assenti nel loro essere e troppo presenti nel loro apparire. Ma a confondere le inevitabili riflessioni compare anche la loro immensa voglia di essere compresi nel loro mondo affettivo espressa dall’identificarsi coi personaggi dei racconti dello scrittore Federico Moccia considerato da questa generazione una vera e propria icon; infatti, tra i facili entusiasmi e le tristi allegrie descritte dallo scrittore ci mostrano il loro innamorarsi, il sentirsi traditi mentre sfrecciano su rombanti motociclette e si confrontano drammaticamente con i loro genitori ex adolescenti di rivoluzioni e ‘cambiamenti del mondo’ mai giunti a termine. Capire cosa vogliono e cosa chiedono è fondamentale per aiutarli a crescere andando oltre l’incomprensibile incomunicabilità che se ben gestita è costruttiva. Del resto, presupporre di non dare regole ed evitare conflitti costruttivi genitori-figli è risultato un sogno educativo fallimentare. I giovanissimi vivono notevoli insicurezze, dipendenza e difficoltà emozionali che si esprimono con comportamenti aggressivi e al limite del rischio e, sicuramente uno degli errori che si commette nel tentativo di capire il fenomeno, è quello di trattarlo come separato da sé, poiché molti pensano che riguarda questa nuova adolescenza, creando così, psicologicamente, una separazione tra giovani e adulti, dove i giovani appaiono enigmatici, incapibili e ‘stranamente’ violenti e sessualizzati e inseriti in un mondo adulto ‘normale’ che li osserva e se ne dissocia perché non può comprendere ciò che è giovane; purtroppo, non è così. L’adolescente in realtà, con il suo disagio e malessere, riflette, come uno specchio, quel particolare momento storico e culturale in cui è inserito; momento storico è culturale che è adulto. Psicologicamente l’adolescenza è un momento della vita in cui l’individuo vive un estremo aggrovigliarsi di eventi psicologici ed emotivi che, contemporaneamente, presentano il piacere e la paura di diventare artefici e padroni del proprio destino. Lo scalino evolutivo successivo, rappresentato dal diventare adulto, può essere raggiunto solo se si riesce a costituire un senso che orienta verso una progettualità volta a definire la propria identità. Questo momento, è contrassegnato dalla messa in discussione dei valori e delle credenze genitoriali in un continuo movimento trasformativo di progressione e regressione, conservazione e rottura. Nel costruire e nel realizzare l’idea che il giovane vuole “essere” e “diventare” , deve gestire tutta una serie di tensioni, contraddittorietà e utilizzare strategie mentali per sentirsi efficace e conservare un autostima fortemente minacciata da dinamismi a volte intollerabili e ingestibili. Agli eventi critici di questa fase, l’adolescente risponde con una disorganizzazione psicologica e il superamento di questa, produrrà una serie di indicazioni positive per la costituzione dell’identità personale e sociale. Però, il grado di discrepanza tra risorse personali e richieste interne e/o esterne e la mancanza di un adeguato supporto emozionale sia familiare che del gruppo di amici, può intensificare o attenuare eventuali elementi conflittuali psichici che generano malessere. Le trasformazioni a livello corporeo, l’emergenza di una delineazione dell’identità sessuale, la ridefinizione in termini più emancipati della relazionalità con l’ambiente familiare e col gruppo dei pari, il privilegiare l’acquisizione di competenze nuove per lo stabilirsi di un’identità autonoma e responsabile, sono tutti eventi il cui non superamento può comportare la comparsa di un senso di inefficacia e angoscia che può tradursi in condotte a rischio e forme psicopatologiche. Inoltre, il giovane contemporaneo, è chiamato anche a ri-definire e ri-significare tutti i valori culturali e sociali che configurano il modo di vivere dell’epoca post-industriale adulta. A questo proposito, l’attuale tendenza all’utilizzo di piercing, tatuaggi, branding, ecc., è da intendere come vere e proprie manipolazioni del proprio corpo usato simbolicamente per esprimere un’estrema sfida adolescenziale che conduce ad “una morte simbolica” dove, secondo il collega Gustavo Pietropolli Charmet, docente all’università di Milano, si muore come figlio per rinascere adulto, come studente per rinascere lavoratore, come soggetto vergine per rinascere come soggetto sessuato. A questa riflessione del collega, però, vogliamo aggiungerne un’altra, derivata proprio dalle consultazioni a genitori e adolescenti palermitani nel nostro centro (centro servizi psicologia). A nostro avviso, quel senso di smarrimento e inefficacia che può veicolarsi in comportamenti patologici è anche da considerare in relazione trasversale con l’estrema tendenza narcisistica della società contemporanea che propone costantemente al giovane un’infinita serie di modi di essere possibili, contradditori o impossibili da raggiungere e orientati alla ricerca estrema del piacere a tutti i costi. Infatti, noi più che parlare di nuova adolescenza come fa Pietropolli Charmet, preferiamo definirla ‘generazione parkour’ dal parallelismo nettamente psichico a noi evidente sul parkour (sport estremamente pericoloso che ha trovato grande risonanza nei giovani di tutto il mondo divenendo il segno-cult distintivo di una generazione), dove si nota come al cercare di trovare ‘nuove’ strade nell’ingombro edilizio metropolitano attraverso salti estremi e arrampicarsi in situazioni a rischio (molti giovanissimi hanno addirittura perso la vita saltando tra i muri) trova il suo corrispettivo psichico nel tentativo disperato dei giovani contemporanei di trovare nuovi percorsi interiori per fondare un’identità diversa rispetto ai fallimentari valori adulti del passato. Questi salti sembrano proprio voler affermare che in un mondo in cui non c’è spazio per fermarsi e non c’è possibilità di sentire la paura per ciò che si affronterà, si percorre la propria strada in modo pericoloso per trovare se stessi in un labirinto incastrante. Impossibilità a trovare se stessi ed essere pronti a ‘saltare’ lottando per trovare una strada migliore marcando simbolicamente territori mentali per definire il proprio sé. In psicologia, secondo lo scienziato Erik Erikson, il compito principale in questa fase è l’acquisizione di un’identità autonoma, coerente e coesa. La formulazione dell’identità nasce dal ripudio selettivo e dalla reciproca assimilazione delle identificazioni infantili e dal loro assorbimento in una nuova configurazione sperimentandosi (provarsi e riprovarsi in ruoli e copioni sociali diversi) e identificandosi (riconoscere modelli di altri come interessanti per sé). Chiediamoci, quindi, quali modelli il mondo adulto oggi propone? Ci viene in aiuto l’inchiesta della Pijola che, essendosi inserita nel segreto mondo virtuale degli adolescenti di oggi, ci mostra il terribile ‘delirio di carriera’ che vivono costantemente nel sentirsi prigionieri della dinamica possedere soldi-non possedere soldi/vincente-sfigato (sono disposti a fare qualsiasi cosa per avere soldi) e in relazioni familiari disastrose con dialoghi aridi e definizioni dei genitori come di “quei due che dormono nell’altra stanza” . Un mondo adulto che si propone anzitutto nelle relazioni familiari. Anche il nostro studio, come quelli di molti colleghi a livello nazionale, ha evidenziato nel disagio giovanile la circolarità, all’interno dell’organizzazione familiare, di inespressi sentimenti conflittuali contro le spinte all’autonomia sentite dai figli ma vissute dai genitori come catastrofiche e deleterie. Se le undicenni di oggi danzano seminude nei cubi di discoteche pomeridiane chiediamoci come le figure adulte di riferimento hanno impostato una discussione costruttiva sull’imperante cultura delle veline e delle Paris Hilton a cui, o volenti o nolenti, le nostre adolescenti sono continuamente bersagliate attraverso messaggi invasivi. Per aiutare i nostri adolescenti a diventare autonomi nella vita, all’autorità bisogna sostituire l’autorevolezza e, nel rispetto dei propri spazi, comprendere che dietro ai problemi adolescenziali si nasconde spesso il desiderio di essere compresi e approvati anche nelle provocazioni e nelle sfide. La generazione di oggi non è poi così diversa dalle generazioni del passato nell’esprimere il ‘mettere in discussione’ il mondo adulto per trovare un modo nuovo di costruire un mondo proprio. L’amore non può bastare se questo viene dato solo a condizione che diventino dei cloni aridi e vuoti di noi stessi. Comprenderli significa anche rispolverare quella parte di noi stessi che ha attraversato la stessa fase; amarli senza aspettative li rende liberi. A un occhio specialistico, i giovani di oggi, non appaiono poi così ‘nuovi’ e così indecifrabili nella loro voglia di credere di poter costruire un futuro diverso.

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