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Giu 26

Palermo: come stanno i nostri adolescenti

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Il difficile mestiere di genitore comporta anche il sentirsi assalito da ansie, paure e dubbi, su cosa è giusto fare, se punire o no e, vivere sensi di colpa se si assumono atteggiamenti troppo rigidi o eccessivamente permissivi; sono molti i genitori che non si sentono fiduciosi nella propria capacità di educare e nel riuscire a fornire punti di riferimento positivi per i propri figli. Queste perplessità, sono maggiori, soprattutto quando i figli attraversano la fase adolescenziale, che rappresenta per il giovane, quell’età di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, dove il superamento di determinate problematiche lo porteranno all’acquisizione di un’identità psicologica sana, coesa, coerente e autentica con i propri desideri e stabile verso gli scopi orientati nell’essere adulto. Il compito dei genitori, è quello di favorire l’autonomia dei figli, ma, ciò può divenire parecchio problematico anche per i fattori derivanti dalla società contemporanea che possono influenzare, in modo distorto, il percorso verso l’acquisizione della propria identità e del proprio sé degli adolescenti contemporanei. La paura di non fare la cosa giusta spinge molti genitori a informarsi e consultare manuali, più o meno psicologici, per avere delle risposte. A questo proposito, possono fornire utili spunti di riflessione, per tutti i genitori interessati, i risultati di un’ampia ricerca condotta dal CSP-Centro Servizi Psicologia su una popolazione di adolescenti palermitani che ha coinvolto un campione di 324 soggetti, 210 femmine e 114 maschi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni frequentanti diverse scuole superiori palermitane. Questo studio, svolto a livello preventivo, ha indagato la qualità dello sviluppo psicologico negli adolescenti immersi in una società contemporanea sempre più variegata, stratificata e conflittuale, dove la moltitudine di percorsi possibili conduce gradualmente alla valorizzazione dell’individualismo, all’accentuazione della competitività, alla ricerca estrema di soddisfazioni narcisistiche, elementi, questi, che possono accentuare fattori negativi nello sviluppo psichico. La riflessione ci ha spinto a scoprire quali elementi possano tradursi in un malessere emozionale, proprio in quell’età maggiormente sottoposta alla vulnerabilità nello strutturarsi della propria identità. In una prima analisi dei dati si è potuto notare un indice di normalità in quasi tutte le aree indagate, fatta eccezione per la sfera familiare, in cui si è riscontrata una tendenza degli adolescenti ad accentuare la positività relazionale, ma che nasconde in realtà, sentimenti e disagi vissuti, sentirsi non capiti nel rapporto con i genitori. Nella sfera del Sé, vi è una forte tendenza a sentirsi frustrati e al senso di colpa, soprattutto nelle ragazze. Tra l’altro, questa tendenza a percepirsi in modo negativo si accentua notevolmente con il crescere dell’età. Nella sfera familiare le differenze si incontrano, maggiormente, nel rapporto con la madre, poiché, i maschi esprimono una tendenza alla normalità di rapporto per negare sentimenti vissuti, le ragazze, invece, manifestano una relazione patologica attraverso contenuti ambivalenti, che vanno da un’ipervalutazione dei genitori ad una estrema valutazione; questo è significativamente presente tra i 15 ed i 16 anni e tra i 16 ed i 18 anni. Oggi, si evidenzia come sia la famiglia stessa ad essere notevolmente cambiata, si parla, ad esempio di una “maternalizzazione” della figura paterna, dove la relazionalità diventa più affettiva che normativa, mentre, da parte delle madri, che oggi sono anche alla ricerca di un successo e di una valorizzazione professionale e lavorativa, si assiste ad un progressivo incitamento del figlio verso l’autonomia. Anche questo, potrebbe comportare la tendenza più ambivalente riscontrata nelle ragazze, dove il processo di identificazione con la madre nell’infanzia è più precoce rispetto ai ragazzi e si centra sull’identificazione con la madre ammirata. La sfera dei vissuti inerenti le modificazioni corporee e psicosessuali mostra una netta tendenza delle ragazze all’accentuazione di negatività nei confronti dell’identità sessuale e del proprio corpo con meccanismi psichici di attacco al proprio sé. La sfera interpersonale evidenzia una tendenza maggiore nelle ragazze a vivere le amicizie con positività ma con dei vissuti di inferiorità, mentre i ragazzi, mascherano questi sentimenti mostrando una condizione di superiorità. Inoltre, entrambi i sessi, vivono le relazioni con sfuggevolezza, senza un coinvolgimento emotivo, svalutando se stessi o gli altri. In una proporzione minore, ma rilevante, il 15,4% , leggermente più nelle femmine che nei maschi, dietro ad un apparente facciata di forza e sicurezza si maschera una considerevole fragilità interna che pone un “rischio” psicopatologico di depressione e disturbi d’ansia. Le operazioni psicologiche per fronteggiare eventi interni e/o esterni che causano malessere utilizzati maggiormente sono: l’aggressività diretta verso l’esterno, in misura maggiore nei ragazzi, e il rivolgimento contro sé stessi e la ruminazione che, invece, è un meccanismo usato di più dalle ragazze; L’aggressività sembra, quindi, contraddistinguersi all’interno di questo gruppo di soggetti, come la manovra mentale maggiormente usata per fronteggiare le situazioni, prevalentemente a 17 anni (47.6%), a 14 (41.9%), e a 15 (41%). L’aggressività è uno dei temi più discussi tra le varie forme in adolescenza, che caratterizzano tragicamente l’epoca contemporanea, assumendo, negli ultimi anni, una valenza più psicopatologica che come sintomatologia comportamentale. Un dato significativo, del campione esaminato, è che nessun ragazzo utilizza il rivolgimento contro sé stessi contro il 10% delle preferenze emerse nel campione femminile. In Psicologia, si è evidenziato come le ragazze, generalmente, focalizzano l’attenzione sulle relazioni e agiscono a scapito del Sé; mentre, al contrario, è più probabile che i ragazzi diano sfogo alle emozioni, passino all’azione e neghino i problemi. Da ciò si evince che nelle ragazze, nonostante l’aggressività sia il meccanismo maggiormente utilizzato per la gestione di ansie e conflitti, sebbene in misura nettamente inferiore con il procedere dell’età, emerge una tendenza fortemente significativa all’utilizzo della negazione, rimozione e lo spostarsi su altro. Altri dati, mettono in luce che l’ansia proveniente dalla minaccia percepita in situazioni di routine quotidiana (situazioni scolastiche, gruppo di amici, ecc.), risulta essere il dato, in larga misura, più significativo sull’intero gruppo di adolescenti Palermitani; si evince che, nelle situazioni derivanti da minacce percepite come pericolo fisico, i ragazzi hanno un punteggio medio maggiore rispetto alle ragazze; altrettanto nella minaccia percepita in seguito ad una valutazione sociale e nelle situazioni ambigue; Recenti studi hanno rilevato che i ragazzi vivono le problematiche in merito ad una minaccia immediata, le ragazze, invece, le vivono anche quando l’evento stressante è finito, continuando a rimuginarci sopra o a pensarci. Le ragazze tendono, inoltre, a ricondurre a cause individuali anche le problematiche quotidiane, quali quella di prendere un brutto voto a scuola o un conflitto con i genitori o fratelli, percependo, in tal modo, le situazioni come quattro volte più minacciose rispetto ai ragazzi. Il nostro studio conferma questi dati poiché si è dedotto che il vissuto d’ansia è presente nel campione in modo significativo e che è collegato principalmente alle situazioni quotidiane, alle quali vengono maggiormente attribuite le sensazioni di disagio, nervosismo , insicurezza, turbamento. Recenti ricerche, d’altronde, sembrano concordare circa l’ipotesi che i disturbi d’ansia si originano nel periodo adolescenziale e che siano più frequenti nella popolazione femminile, tale differenziazione, si ipotizza sia correlata a quei fattori di personalità quali: inibizioni comportamentali, timidezza, mancanza di assertività, dipendenza, che sono più presenti nelle ragazze, a causa dei condizionamenti di ruoli sociali basati su un modello di passività per le donne e competitività per gli uomini. Pensiamo che questi dati possano fornire utili spunti di riflessione ai genitori nel tentativo di capire i propri figli in quella particolare fase di turbolenza affettiva, chiamata adolescenza, che molto spesso fa percepire il giovane come enigmatico, incapibile e incoglibile agli occhi dell’adulto.

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