«

»

Lug 15

Per prevenire l’insuccesso scolastico: memoria e apprendimento

Condividi su:

insuccesso scolasticoSecondo uno studio sudcoreano presentato all’APA (American Psychiatric Association) di Toronto l’uso frequente dei telefonini da parte dei giovani contemporanei potrebbe essere sintomo di infelicità e depressione.

Aspettando, se ci saranno, le conferme su questa tesi dalla comunità scientifica internazionale possiamo sicuramente affermare che l’insuccesso nello studio è uno dei motivi di maggiore frustrazione che coinvolge sia genitori che figli chiamati entrambi a confrontarsi con il risultato negativo nell’apprendimento.

Ovviamente, il confronto non dovrebbe mettere in primo piano né un atteggiamento negativo con punizioni troppo esasperate che rischiano di frantumare ancora di più l’autostima del ragazzo/a, né un’eccessiva comprensione che farebbe intendere un totale disinteresse per la realtà dei fatti; sarebbe meglio, in questo caso, privilegiare una via di mezzo per favorire l’assunzione di responsabilità e aiutare i ragazzi a intraprendere quel percorso di crescita che attraverso una sana presa di consapevolezza li porti verso una riflessione sugli obiettivi da raggiungere e le strategie per farvi fronte. Il ruolo dei genitori è quello di utilizzare il fallimento scolastico per proporre un confronto del ragazzo/a con se stesso, con i propri limiti e con quello che non ha funzionato e condotto al fallimento.

Del resto, il celebre neuropsicologo Alexander R. Lurja, maestro di Oliver Sacks, quando incontrò l’ingegnere Serasevskij, una persona dotata di una memoria eccezionale che ricordava in maniera infallibile tutto ciò che vedeva e pagine e pagine di un libro, rimase sconvolto quando scoprì che la memoria straordinaria dell’ingegnere era dovuta all’utilizzo di un metodo. Anche Kim Peek, persona con la sindrome del savant (ha ispirato il celebre personaggio del film ‘Rain Man’) in grado di utilizzare in maniera straordinaria la propria memoria visiva (ad esempio, impiega solo 8 sec. per leggere una pagina che nel frattempo impara a memoria) per sviluppare al meglio le sue capacità, ha dovuto esercitarsi e perfezionarsi.

Del resto, il collega Gregory L. Wallace, dell’istituto di psichiatria dell’università di Londra, nelle sue ricerche sulle attitudini dei savant ha concluso che ciascuno di noi possiede abilità straordinarie ma poco accessibili perché collegate all’emisfero destro che è il meno sfruttato.

Noi di ‘psicologia e dintorni’ ci occupiamo in questa sede di prevenzione e prevenire, in psicologia, significa anzitutto informare; quindi, è bene sapere che nel caso dell’insuccesso scolastico, i limiti della memoria dipendono da una scarsa capacità nel prestare attenzione e, ad esempio, se non ricorda nulla di una lezione appena svolta non si hanno problemi di memoria ma di attenzione e di motivazione. Per migliorare la memoria, occorre incrementare e allenare la cosiddetta ‘attenzione selettiva’ cioè coinvolgersi con desiderio di apprendere nel prestare attenzione a ciò che si vuole ricordare.

Molti pensano che la pessima qualità della propria memoria sia dovuta a una capacità ridotta; niente di più errato visto che la memoria non è un semplice contenitore di informazioni ma è una funzione mentale attiva di tre stadi corrispondenti a tre magazzini. Nello specifico: il primo corrisponde a dei registri sensoriali in grado di catturare l’informazione in entrata dai sensi e di trattenerla per un brevissimo periodo.

Da qui, l’informazione viene inviata nella memoria a breve termine a capacità limitata e, infine, trasferita nella memoria a lungo termine per una definitiva archiviazione. Proprio da quest’ultimo magazzino mestico sarà possibile richiamare l’informazione nel momento in cui lo si riterrà opportuno.

Nell’incrementare la propria memoria bisogna agire, quindi, sulla capacità di trasferire l’informazione dalla mbt alla mlt e riuscire ad archiviarla. Qualche indicazione per una corretta metodologia di studio, in psicologia è stata definita ‘learning to learn’- apprendimento ad apprendere. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta. Anzitutto, riflettere sulla propria motivazione e attenzione poiché queste due funzioni psicologiche, anche se sollecitate da eventi esterni (ad esempio, l’interrogazione) non si mantengono costanti nel tempo; inoltre, l’attenzione, dopo un periodo di tempo variabile tende a decadere, per cui è importante conoscere le caratteristiche fisiologiche della fluttuazione dell’attenzione in modo da sfruttare i momenti di disattenzione per fare delle pause produttive e successivamente ricominciare a studiare.

L’attivazione degli ultimi giorni prima di un esame consente di studiare per molte ore con il massimo rendimento. Però un periodo di studio estremo ed eccessivamente protratto porta ad un aumento incontrollato dell’ansia e dello stress e anche dell’inibizione reattiva, il classico effetto nausea da superallenamento che colpisce studiosi e atleti. Un altro aspetto implicato nell’apprendere è l’autocontrollo e/o forza di volontà, ovvero, la capacità di darsi degli obiettivi e attuare manovre per raggiungerli.

Viene in mente l’esempio, che molti di noi conoscono, di Vittorio Alfieri che si faceva legare a una sedia per studiare; al di là di queste decisioni estreme, sicuramente utili la notte prima di un esame, un utile metodo per potenziarsi è quello di non rimuginare sulla propria incapacità di avere controllo su di sé e iniziare, invece, un’osservazione produttiva di se stessi notando, per esempio, quante pagine si riescono a leggere o quante ore si riesce a studiare per evidenziare i propri punti di debolezza e favorire un cambiamento nella direzione desiderata. Un altro aspetto da considerare sono le idee irrazionali quelle tendenze di pensiero a catastrofizzare gli eventi che invadono la mente, impediscono di ragionare e conducono se ci si lascia prendere al panico. In questo caso si raccomanda di concentrarsi più sullo studio che sulle idee che risultano avere solo il ruolo di fare aumentare l’ansia e quindi anche la possibilità che il fallimento temuto in realtà si avveri.

Poi, un errore molto frequente è quello di cercare di comprendere e memorizzare tutto e subito il che riesce difficilmente. Un’efficace metodo di studio, invece, è quello che privilegia una prima lettura veloce per cogliere il filo conduttore, formarsi un’idea generale e crearsi una vera e propria ‘mappa’ del testo.

Passare poi alla seconda lettura come momento in cui occorre cogliere i dettagli comprendendo e capendo il materiale. Dopo questa seconda lettura, crearsi uno spazio interiore per una propria elaborazione personale.

Anche se adesso il materiale apparirà più chiaro occorre procedere verso una rielaborazione anche verbale per assicurare che il ricordo del materiale venga fissato nella memoria a lungo termine.

Questa è sicuramente la fase più importante poiché senza una ripetizione il materiale rischia di essere rapidamente dimenticato. Infine, un momento di verifica serve per fissare meglio o evidenziare eventuali lacune.

Da non dimenticare poi che un ottimo modo per far fronte ad un apprendimento davvero difficoltoso è quello di studiare in compagnia di qualcuno.

La fine dell’anno scolastico è oramai molto vicina non possiamo non concludere questo articolo con i nostri migliori ‘in bocca al lupo’ a tutti i ragazzi/e chiamati ad apprendere e a mostrare di valere.

Lascia un commento

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com