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Giu 26

Se’ mentale sull’orlo di un’alteriazione al limite: l’organizzazione borderline

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Affermatosi prepotentemente alla ribalta sia per fatti di cronaca eclatanti, sia per descrizioni non corrispondenti alla realtà proposte dai mass-media (giornali, film, tv, ecc.), il disturbo borderline di personalità è in realtà una patologia molto complessa e particolare che produce un’elevata sofferenza e malessere psicologico e notevoli problemi nella realtà contestuale e interpersonale in chi ne soffre. La persona al limite è difficile da comprendere. Esplorare la profondità del suo mondo impenetrabile è la battaglia dello psicologo. Velocemente si impara che l’unico modo per trovare un contatto è trovare la chiave di volta dove l’Io profondo della persona e L’Io profondo dello specialista si incontrano. Così, si intraprende un insolito cammino personale e professionale dove con grande intensità e umanità si entra nell’ingannevole terra di nessuno che si trova tra giudizio e delirio, tra ciò che è bene e ciò che è male e si prende consapevolezza che dietro la maschera spesso deformante della malattia, si trovano persone sensibili, creative e dalle mille sfaccettature che chiedono soltanto che venga recepito il loro disperato appello. Un appello che rivela una ricerca volta a stabilire un contatto, un tentativo di colmare una frattura fra sé e gli altri; questo tentativo, che è la grande lotta di tutti gli esseri umani, permette di placare i timori, cicatrizzare fratture e condividere contesti in comune. Alfred Adler, uno dei maggiori continuatori di Freud del XX secolo, era solito affermare che i primi ricordi di una persona simboleggiano quello che è la domanda psicologica. Ad esempio, se una persona ricorda che all’età di due anni vide il corpo di un uccellino senza vita, allora l’incontro psicologico dovrebbe iniziare da qui, dall’esperienza della morte e dai sentimenti che suscita. Nell’organizzazione borderline, gli elementi rivelano dolorose lacune, vincoli e separazioni evanescenti. In un momento in cui l’enfasi viene posta maggiormente nella farmacoterapia e sulla veloce regressione dei sintomi, occorre sottolineare con forza quanto un percorso clinico di relazione possa rispondere ai disperati appelli del disagio borderline che tanto enigmatici, confusi e contraddittori appaiono se non adeguatamente accolti. La descrizione del ‘caso limite’ è stata segnalata come l’esistenza di un disagio intermedio tra nevrosi e psicosi ma non è così. In realtà, negli ultimi anni, è stato possibile definire quest’alterazione psichica come un’entità clinica ben definita. Questo malessere, che per definizione sta proprio su una linea di confine, non è da intendere né come luogo di passaggio né come insieme di sintomi nevrotici e psicotici poiché l’organizzazione borderline viene evidenziata da sintomi importanti quali: l’ansia cronica e diffusa, nevrosi plurisintomatica (fobie multiple, sintomi ossessivi che tendono a diventare egosintonici, stati crepuscolari della mente, tendenze paranoiche e ipocondriache), inclinazioni sessuali perverse e polimorfe, forti tratti paranoici, schizoidi o ipomaniacali, tendenze tossicomaniache o tratti impulsivi del carattere. I tratti sono la dispersione del senso di identità, l’uso di operazioni mentali non adatte, una capacità di valutare la realtà in modo coerente ma la presenza di Io debole e labile come incapacità di tollerare l’angoscia e di controllare gli impulsi. Si nota, anche, la presenza di un’affettività dove predomina una forte rabbia e, a livello di pensiero, una confusione che produce gravi deformazioni cognitive. Ma il punto essenziale di questa patologia è l’incapacità di riuscire ad integrare aspetti di sé vissuti come separati e di cui si teme possano produrre un’elevata quota di angoscia. Il mondo e se stessi non hanno vie di mezzo; tutto è bianco o tutto è nero. Psichicamente, il buono e il cattivo non riescono a integrarsi. Infatti, una delle operazioni che contraddistinguono questa sofferenza è la scissione: la considerazione di sé stessi e/o degli altri come completamente buoni o completamente cattivi. Chiunque sperimenta in sé e nel mondo l’esistenza di un aspetto ‘buono’ e un aspetto ‘cattivo’ e questi due aspetti, nella maggior parte delle persone, si integrano a vicenda e producono un’accettazione di quella che poi è la natura umana. L’incontro di questi due aspetti in un tutto coeso, a un livello molto profondo, si altera nel sé della persona che ne soffre e non si riescono a integrare le due caratteristiche. L’individuo, ad esempio, penserà a se stesso in modo o idealizzato o svalutato; le immagini, le opinioni su sé e sugli altri saranno contraddittorie, si presterà attenzione solo ad un aspetto emotivo alla volta in modo totalmente positivo o totalmente negativo. Questa scissione difende la persona dall’ansia suscitata dal timore di danneggiare le immagini buone di sé e del mondo e, guardare solo il buono o solo il cattivo, tiene a bada la forte angoscia di cercare di capire come gli altri si comporteranno verso il sé. Questa manovra è altamente patologica perché, la persona che ne soffre si comporta con se stesso e verso gli altri in modo imprevedibile e irrazionale, come fu trattato lui dai primi oggetti d’amore. Infatti, le prime relazioni, sin dai primissimi momenti della vita, sono state caratterizzate da gravi carenze psichiche che hanno condotto ad uno sviluppo alterato della capacità di integrare gli aspetti buoni (come amore, sostegno e cure) e cattivi (come distruttività e sentimenti negativi). La ricerca scientifica raccomanda un utilizzo competente della diagnosi prima di impostare un intervento su questa patologia che a volte, per la sua estrema inaccessibilità, pone il malato in una radicale separazione dal mondo e in situazioni pericolose anche per la propria esistenza (tentativi suicidari, compromissioni verso se stessi, condotte a rischio e al limite, ecc.). Lo stesso Otto F. Kernberg, lo specialista contemporaneo che meglio ha definito questa patologia, nel suo lavoro clinico non tralascia di accostare una diagnosi differenziale e uno sguardo d’insieme sul trattamento che possa dare ai livelli di assistenza proposti un’efficacia elevata.

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