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Giu 26

Shopping compulsivo e fashion victims: l’altro natale

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Nelle settimane che precedono le feste natalizie le persone tendono ad invadere i negozi causando, a volte, un vero e proprio collasso della vivibilità cittadina con innumerevoli stress ed esaurimenti. Molte persone (ma, oserei dire tutti quanti), vengono assalite da una sorta di febbre a comprare per assicurarsi il regalo giusto che finirà sotto l’albero della persona a cui è diretto, come manifestazione di auguri ed espressione di affetto positivo. Ed è proprio questa mania consumistica che assale questo periodo che mi fornisce lo spunto per inquadrare il disagio psicologico dello shopping compulsivo, al quale possiamo avvicinarci per la sua comprensione, proprio perché, ciascuno, in questi giorni, può sentirsi dominato dall’ansia infinita per l’acquisto. Certamente, non si può non accennare al fatto che la società in cui viviamo incoraggia il comprare-a-tutti-i-costi-e-subito, poiché, esso è sinonimo di benessere, di potere e, permette di ottenere considerazione e approvazione dagli altri. Del resto, chi non ha mai comprato per tirarsi su il morale percepito a terra, o, per riempire un vuoto momentaneo nella propria vita? Ma, nello shopping compulsivo, la persona, sente un’incessante necessità a fare acquisti, una necessità alla quale si è incapaci di smettere. Un vero e proprio comportamento ripetitivo, incontrollabile e irresistibile che invade completamente la persona provocando, a volte, gravi conseguenze a livello finanziario, relazionale e familiare. L’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto, è accompagnato da una tensione che in un crescendo si attenua solo se si possiede l’oggetto da comprare. Inoltre, i soldi utilizzati per lo shopping, possono essere superiori alle proprie possibilità economiche, gli acquisti si ripetono più volte in una settimana e anche in un giorno e, non importa che cosa si compra, ciò che è assolutamente necessario è comprare-soddisfare il bisogno-tornare a comprare. Dalla mia esperienza professionale, tra l’altro, ho notato come il desiderio di comprare, oggi, trova anche nuove vetrine su cui posizionarsi quali le vendite tramite canali televisivi, vendite telefoniche, e, lo shopping on-line (e-bay) e le aste on line. Le persone che soffrono di questo malessere, che invade costantemente il loro quotidiano, per motivi psicologici provano dentro un vuoto enorme, una sottile angoscia e inquietudine che prende il sopravvento della parte razionale della mente, si trasforma in urgenza e impulso, conduce a uscire e andare per negozi e, comprare, comprare e ancora comprare e, attraverso quest’azione, annullare i problemi, la solitudine, l’ansia, la depressione, il sentirsi inferiori e inadeguati. Finalmente soddisfatti, un grande sollievo e piacere allieta la propria emotività ma, questo è momentaneo, perché dopo l’acquisto, si torna a casa è lì, il mondo crolla addosso poiché emergono sentimenti di colpa e vergogna per gli oggetti comprati visti come inutili (le donne privilegiano tutto ciò che concerne l’immagine femminile, gli uomini, invece, oggetti che simboleggiano potere fallico) e, il più delle volte, vengono nascosti al resto della famiglia o, messi da parte, regalati o buttati via; molti sono i vissuti di impotenza che si vivono di fronte alla propria spinta compulsiva che, effettivamente è un tentativo di proteggersi da qualcosa del proprio mondo interiore attraverso un vero e proprio rito propiziatorio: l’acquisto. Nella maggior parte dei casi, la bassa autostima si solleva secondo il principio ‘compro dunque sono’ e, ci si illude, con infiniti autoinganni, che si possiede il controllo delle situazioni che fanno stare male. La Psicologia, mossa propria dall’accentuazione e dall’importanza delle influenze sociali e ambientali sulla mente, si è anche focalizzata sul comportamento manifesto e sulla spiegazione di quei processi cognitivi che determinano disturbi come lo shopping compulsivo, mettendo a punto basi operative concrete basate su standard internazionali di sicuro successo clinico nel risolvere l’incapacità di autoregolare il proprio comportamento e il proprio stile cognitivo. Nello shopping compulsivo, ad esempio, molto si lavora sulla ristrutturazione cognitiva mirata al rinforzo dell’autostima della persona che, così, non si sente più portata allo shopping per sentirsi adeguato, sicuro con se stesso e con gli altri. A proposito di sicurezza psicologica, George Kelly, uno specialista che sta esercitando una notevolissima influenza sul modo contemporaneo di concepire la psiche, evidenzia come il comportamento è anche il risultato delle costruzioni mentali che l’uomo produce nei confronti del contesto in cui vive; in altri termini, ognuno reagisce all’ambiente così come lo vede e come lo sperimenta. Certo, nel caso dello shopping non si può non notare il bombardamento di messaggi pubblicitari che invadono quotidianamente la vita degli individui, tant’è che, in questi ultimi anni, lo shopping si è andato sempre più connotando come un vero e proprio mercato di emozioni da soddisfare. Ne sanno qualcosa, ad esempio, coloro che si definiscono vittime del fashion e che, non riescono a vestire se non indossando abiti coerenti con i dettami dell’ultima moda e, privilegiando nell’acquisto solo capi firmati, molto costosi ed estremamente lussuosi. Questo tipo di atteggiamento, o gusto nella scelta del look, rimanda ad alcuni parametri riguardanti la costruzione psichica della ‘pelle’ come sensazione tattile e insieme psichica che ci avvolge, ci abbraccia e contiene nei primissimi momenti della vita e, la cui mancata mentalizzazione porterebbe, nella vita adulta, alla necessità di indossare solo alcuni capi o, possedere solo alcuni oggetti, proprio perché questi creano una tattile e illusoria pelle che avvolge l’Io più intimo. Però, ciascuno di noi possiede un’organizzazione cognitiva che valuta, percepisce, ricorda, associa e anticipa indifferentemente le sollecitazioni del contesto in cui viviamo e, l’efficacia dell’atteggiamento cognitivo dipende dalla possibilità che il comportamento della persona sia in armonia con le attese del contesto. La mente umana è in continua elaborazione in termini di flussi e scambi di informazione con l’esterno e, la formazione di stili cognitivi e l’assunzione di modelli di comportamento ideale, come il fenomeno del fashion victims e dello shopping compulsivo, riguardano anche l’interiorizzazione di norme e valori contemporanei ai quali adeguarsi per sentirsi in armonia con il mondo che circonda. Io penso che il mondo è un mondo sociale, ma è anche un mondo psicologico, intendendo con questo concetto, tutte le rappresentazioni psichiche che ciascuno crea sul suo mondo. Relazioni, norme, attese e legami tra le persone si associano nella nostra mente cognitiva, e, questo, produce degli effetti e dei veri e propri apprendimenti suggeriti dalle conseguenze. E’, una delle conseguenze di un mondo che incoraggia la solitudine, l’immagine, il vuoto affettivo e relazionale è lo shopping compulsivo; un sintomo? Si, ma un sintomo che esprime una ricerca affannosa ed esasperata della serenità e del benessere emotivo con se stessi e con gli altri.

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