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Ott 23

Scheda: La terapia post-trapianto

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Il trapianto d’organo è un intervento chirurgico, completamente gratuito per il paziente, che consiste nella sostituzione di un organo malato, con uno sano proveniente da un altro individuo che viene chiamato donatore.
Per la maggior parte degli organi il prelievo avviene da donatore non-vivente, nel caso invece di trapianto di un rene o di una parte del fegato il donatore può essere vivente (si può infatti continuare a vivere con un rene solo e con solo una parte del fegato perché in grado di rigenerarsi da solo).
Vengono normalmente trapiantati i reni, il cuore, il fegato, i polmoni, il pancreas e l’intestino.
Il trapianto di cuore, fegato e polmone costituiscono degli interventi salvavita mentre il trapianto di rene rappresenta una valida alternativa terapeutica per malati che altrimenti dovrebbero sottoporsi a dialisi, una cura efficace ma per la quale ogni paziente deve sottoporsi a diverse sedute settimanali di 3-4 ore ciascuna.
Il trapianto risulta essere ad oggi l’unica opportunità di vivere o di riprendere a vivere normalmente.

La terapia immunosoppressiva
Il sogno della medicina dei trapianti si chiama “tolleranza immunologica” ovvero insegnare al sistema immunitario del paziente che riceve l’organo a «tollerare» sin dall’inizio le cellule estranee dell’organo trapiantato. Nonostante questa sia un’importante area di ricerca, ad oggi non esiste una formula per riprodurla clinicamente e il trapianto, di qualunque organo, invariabilmente comporta una lesione tissutale e il rigetto dell’organo trapiantato, a meno che il donatore e l’ospite non siano geneticamente identici ovvero gemelli identici.
Questo significa che se la risposta immunitaria non viene repressa attraverso l’utilizzo di sostanze farmacologiche (immunosoppressori o antirigetto), il tessuto dell’organo trapiantato, riconosciuto come estraneo viene sottoposto all’attacco da parte del sistema immunitario che cerca di “eliminarlo” con conseguente rigetto e successiva perdita dell’organo trapiantato.
Per questo motivo la terapia immunosoppressiva inizia in corrispondenza del trapianto e continua per tutta la vita del paziente. Si compone di diversi agenti che possono essere utilizzati in varie combinazioni e sequenze che cambiano nel tempo diminuendo nel dosaggio man mano che ci si allontana dal momento del trapianto. Alcuni di questi farmaci inoltre vengono assorbiti e metabolizzati in modo diverso nei vari pazienti pertanto non è possibile stabilire una dose fissa a priori. L’assunzione scrupolosa della terapia è fondamentale; la mancata assunzione della stessa o l’assunzione in modo scorretto rischia di far fallire il trapianto, per questo motivo sono state recentemente messe a punto formulazioni a singola somministrazione giornaliera che semplificando l’assunzione per il paziente aumentano l’aderenza alla terapia immunosoppressiva. Come ogni farmaco anche gli agenti immunosoppressori comportano degli effetti collaterali come un aumento delle infezioni, soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto quando i dosaggi di questi farmaci sono ancora alti, problemi a livello renale, aumento della glicemia e del colesterolo, ipertensione, diminuzione dei leucociti (globuli bianchi), diarrea e in alcuni casi anche insorgenza di tumori.
L’immunosoppressione ideale dovrebbe cercare l’equilibrio perfetto tra un’alta efficacia nell’impedire il rigetto dell’organo (acuto e cronico) e minori effetti collaterali ottimizzando la qualità di vita del paziente.
La terapia immunosoppressiva si compone di diverse categorie di farmaci:
• Inibitori della calcineurina
Costituiscono la terapia di base, vengono somministrati oralmente una o due volte al giorno, la dose giornaliera del farmaco viene stabilita in base ai livelli presenti nel sangue che vengono effettuati periodicamente.
• Antiproliferativi e inibitori di m-TOR
Costituiscono la terapia aggiuntiva o ancillare alla terapia di base, vengono somministrati oralmente una o due volte al giorno a dosi fisse nel caso degli antiproliferativi di prima generazione, o in base alla concentrazione di farmaco nel sangue nel caso degli inibitori di m-TOR.
• Corticosteroidi
Anch’essi costituiscono una terapia aggiuntiva rispetto a quella di base. Per prevenire il rigetto vengono utilizzati per via orale di solito in dosi decrescenti fino a sospensione dopo i primi mesi. In caso di rigetto acuto il cortisone viene somministrato a dosaggi più elevati tramite infusione endovenosa.
• Anticorpi (monoclonali e policlonali)
Vengono principalmente utilizzati nella fase iniziale o di “induzione” che consiste in un breve periodo di somministrazione intensiva (di solito endovenosa) che inizia durante il trapianto. I preparati anticorpali sono nella maggior parte dei casi impiegati nei pazienti con alto rischio di rigetto dell’organo trapiantato (ad esempio pazienti con alti livelli di anticorpi preformati a causa di precedenti trapianti, trasfusioni o precedenti gravidanze).

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